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Territorio

Legge anticaporalato, norme di dignità e giustizia.

Ma per Stea si rischia la paralisi

"Le norme approvate oggi contro il caporalato restituiscono civiltà e dignità al lavoro. Nel voto di oggi è stato approvato un ordine del giorno del Partito democratico, di cui sono cofirmataria perché da me pienamente condiviso, che impegna il governo a considerare indice di sfruttamento la sussistenza delle violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro solo in caso di sfruttamento grave e reiterato".

E' il commento della deputata Liliana Ventricelli, del Partito Democratico, dopo le misure normative approvate dalla Camera dei Deputati contro il caporalato e che prevedono la confisca del prodotto o del profitto del reato; introduzione nel codice penale del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro tra i reati per cui si procede alla confisca; inserimento di un indennizzo per le vittime che vengono equiparate a coloro che hanno subito la tratta.
"Sono strumenti legislativi molto forti quelli che sono stati introdotti a contrasto del caporalato - aggiunge Ventricelli - e su cui hanno lavorato congiuntamente il ministro alla giustizia Orlando ed il collega all'agricoltura Martina. E' una risposta che vuole combattere fenomeni che riguardano migliaia e migliaia di persone, tra cui tantissime donne, per liberarle da un giogo che le opprime e di fatto le sfrutta. La tragedia degli uomini e delle donne, italiani e stranieri, che sono morti nella scorsa estate sotto il sole e sotto i tendoni in Puglia ed in Basilicata, reclamava anche una risposta di giustizia per debellare un fenomeno che nella pratica quotidiana si è dimostrato più pervasivo di quanto si potesse immaginare. Sicuramente il Governo sarà attento, in base al nostro ordine del giorno, ad evitare un effetto dirompente sull'attività imprenditoriale agricola, in modo da applicare le severe norme per colpire lo sfruttamento ed il lavoro nero".

Non la pensa così Gianni Stea il consigliere regionale secondo cui "Le regole ci sono, per fortuna, e nella maggior parte dei casi, vengono pure applicate nei limiti di quanto è umanamente ed economicamente possibile fare in presenza di una macchina burocratica elefantiaca e sovente assurda".
Stea sottolinea i rischi che possono derivare per il comparto dalla nuova legge sul caporalato che, "se da un lato mostra una pur giusta azione repressiva, dall'altro, se non applicata con buon senso e profonda conoscenza delle nostre realtà rurali rischia di criminalizzare un'intera categoria, gettando letteralmente sul lastrico migliaia di imprese".

Per Stea al "fianco delle necessarie sanzioni amministrative e penali per chi riduce i lavoratori in stato di schiavitù, occorrono con urgenza azioni di prevenzione e sostegno ad un comparto che deve tornare ad essere fondamentale per la nostra economia. C'è il rischio concreto di penalizzare ulteriormente le nostre aziende di eccellenza a vantaggio esclusivo di prodotti di importazione e di provenienza da territori europei ed extra Ue in cui realmente non esiste alcuna tutela per il personale dipendente. I pur giusti controlli devono quindi coincidere con un abbondante uso di buon senso. La nuova legge anticaporalato, nata su presupposti del tutto condivisibili, bolla quasi a livello dei peggiori boss mafiosi - con tanto di confisca dei beni - chi non rispetta puntigliosamente una legislazione farraginosa e sovente lontana anni luce dalla realtà che si vive nelle aziende agroalimentari. L'unico reale risultato che si potrà ottenere - e di tanto sono ben consapevoli tanto le associazioni datoriali, quanto le organizzazioni sindacali - sarà quello di distruggere completamente il comparto".
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