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Territorio

Riuso sostenibile e housing sociale nel nostro Centro Storico ?

Una possibile rigenerazione. Necessità di coinvolgere la città nelle scelte urbanistiche che si vanno a fare

Elezioni Regionali 2020

Nel mese di dicembre u.s. ho provato a sollecitare la classe politica locale e soprattutto l'allora assessore pro-tempore all'urbanistica, a pensare (o ripensare) al destino del nostro Centro Storico, su quella che poteva essere inaugurata come "una pianificazione dal basso o partecipata", nel solco dei programmi di Rigenerazione Urbana.


Come immaginavo, non è successo nulla. Ma quel nulla assordante, tipico della nostra amministrazione, presa e piegata su se stessa nel vortice delle verifiche "politiche"(dicono loro) ma che in realtà è un perverso processo di assestamento di deleghe e di potere. Nulla di tutto quanto accade in questi giorni all'interno del Palazzo interessa la città. La stessa sembra anestetizzata.


Guardando, sempre come uno zombi, lo spettrale aspetto delle nostre piazze (p.zza Scacchi, p.zza dell Repubblica, p.zza Buozzi, p.zza Notardomenico) alle ore 20.00 di un qualunque giorno , mi è tornato in mente un manifesto intravisto in una recente fiera: Riuso Sostenibile di Beni Culturali e HOUSING SOCIALE, concetti, entrambi, attualissimi.


Potremmo iniziare da questi per cercare una via d'uscita alla paralisi del nostro Centro Storico.


Nella mia precedente nota, invocavo "ripartiamo dal basso, accontentiamoci delle cose normali, possibili anche con una strumentazione urbanistica adeguatamente aggiornata. Basterebbe riscrivere la disciplina edilizia per il centro storico e le aree limitrofe, snella e di rapida efficacia che consenta anche mutazioni di destinazioni d'uso, attualmente vietate, tanto per iniziare a discutere di rigenerazione del Centro Storico e di altro."

Quella richiesta di una" strumentazione urbanistica adeguatamente aggiornata", potrebbe includere appunto il Recupero dei contenitori pubblici e privati per un Riuso Sostenibile, oltre a pensare ad un programma di HOUSING SOCIALE nel centro storico.


Cioè, prendere una struttura – un vecchio fabbricato, un convento, un laboratorio, una chiesa, i due cinema - e trasformarli in uno spazio abitativo esaltandone le caratteristiche originali, applicando i principi architettonici della sostenibilità e rendendolo esteticamente impeccabile, seguendo tre principi di fondo: ciò che si costruisce deve essere funzionale, deve essere sostenibile e deve coinvolgere tutti i sensi. Unire questi principi sembra quasi impossibile per il tessuto del nostro Centro Storico eppure è stato sperimentato in altre realtà e i risultati sono sorprendenti. E' un'architettura che si basa sempre su radici solide, su strutture che hanno già una bellezza antica da rispettare.


L'HOUSING SOCIALE è supportata dalle pubbliche istituzioni a livello statale, regionale o locale, costituisce un servizio di interesse generale finalizzato al raggiungimento degli obiettivi di integrazione e coesione sociale e di qualità funzionale dei tessuti urbani indicati dagli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica ed alla riduzione degli svantaggi di individui o di gruppi nell'accesso ad un'abitazione funzionale, salubre, sicura, dignitosa e dai ridotti consumi energetici .

Al mercato dell'Housing Sociale accedono : giovani coppie, famiglie a basso reddito, persone singole, anziani, immigrati e quanti vivono una situazione di disagio sociale;

Mentre pensavo a tutto questo, nel recente Consiglio Comunale, il Sindaco, ha elencato tra le cose da fare (o già fatte) anche il piano particolareggiato delle Zone B0.

La Zona B0, tanto per capirci, è quella che va da via S. Sebastiano a via De Gasperi. Avete capito bene, nel mezzo c'è il contenitore dell'ex cinema "Centrone" e tanti altri fabbricati realizzati all'inizio del secolo scorso insieme ad altri più recenti.


Questa idea di pianificazione, comunque fatta, è già vecchia sia nell'impostazione che nei risultati conseguibili.


Nessuna partecipazione e soprattutto Nessuno sa niente.


In tema di urbanistica ed edilizia, gli ultimi 10 anni e soprattutto a livello regionale, sono stati caratterizzati da norme che hanno letteralmente capovolto i punti cardini con cui si è programmato il territorio negli ultimi 50 anni (il nostro attuale PRG e figlio di quella logica).


Una su tutte: è cambiata la staticità e la rigidità della cosiddetta "zonizzazione".


Oggi si parla di "urbanistica perequativa" o "partecipata", di programmi complessi di Rigenerazione Urbana e quant'altro proprio per sottolineare la necessità di coinvolgere la città nelle scelte urbanistiche che si vanno a fare. Questa potrebbe essere una strada, certamente non facile (infatti sono questi, programmi complessi) ma percorribile.


Francesco Soldini Ingegnere

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