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Mondo Giovane

Giovani ristoratori gravinesi reagiscono e si reinventano

Sperimentazione e voglia di riscatto

Rimboccarsi le maniche e non farsi prendere dallo sconforto. Una reazione doverosa in questo momento, non facile ma necessaria. La speranza per tutti è che questo momento passi in fretta: dai bambini che sognano di staccare gli occhi dallo schermo e riabbracciare i compagni di scuola, agli adolescenti che vogliono "vivere" i loro anni meravigliosi, dai proprietari di palestre, teatri, cinema a cui sta toccando uno stop prolungato ai saloni di parrucchiere ed estetiste costretti ad abbassare le saracinesche ancora una volta. Poi c'è il settore del turismo, del wedding, della musica e dello spettacolo. Di sicuro nell'elenco si dimenticano molti.

Una categoria particolarmente vessata da Dpcm e chiusure è quella dei ristoratori, ritrovatisi più volte soli dietro al bancone, costretti a chiudere dalla sera alla mattina e con le bollette da pagare. È in questo particolare periodo storico, però, che la creatività e la voglia di farcela per alcuni giovani imprenditori del food gravinesi si è fatta essenziale. Abbiamo sentito alcuni di loro, in rappresentanza dei tanti gestori di bar e ristoranti che vanno avanti, armati di ottimismo e passione.

C'è Gianfranco Pellicciari, proprietario di un pub-pizzeria che, insieme alla delusione, alla rabbia e a tanta voglia di tornare a riaccendere le luci del suo locale, si è reinventato con il domicilio e l'asporto di tutto il suo menù dai primi ai dolci, senza tralasciare l'impatto visivo dei piatti che consegna a prezzi moderati. "Il nostro è un "food quotidiano" direttamente a casa. Distinguersi e non demordere!", il motto dello chef. Richiestissima la pizza gourmet e un primo piatto che fa gola sui social: trofie con pistacchio, gamberetti, stracciatella e un ingrediente super segreto.

Alfonso Turi e Giuseppe Damiani gestiscono un bistrot in cui l'accoglienza ha un ruolo imprescindibile insieme alle emozioni che scaturiscono dall'assaggio di un piatto caldo e del vino servito al tavolo. Stanno sviluppando il delivery, un piccolo ramo dell'azienda, "e progetti che ci porteranno al di fuori del nostro locale e ci consentiranno di valorizzare il territorio murgiano senza dimenticare il nostro brand", ci confidano soddisfatti.

Tobia Leone e Francesco Buono offrono ai clienti un servizio differente portando la loro specialità a casa: una patata con la buccia "scorz e tutt" condita in tanti modi dal polpo alla carne, dal "pallone" alle cime di rapa. "Inizialmente, non è stato facile", ci confessano i due giovani imprenditori, "con il tempo questo servizio sta entrando nella routine dei nostri clienti. Essenziale è la promozione del concept sui nostri canali social".

Giuseppe Dinicolamaria propone, invece, un "jappolatinomurgiano", un chiaro riferimento al territorio che si mescola all'oriente. "L'obiettivo sin dall'inizio e stato quello di usare i nostri prodotti murgiani come i funghi cardoncelli, il peperone crusco e la ricotta utilizzando tecniche di cottura Giapponesi e Sud americane". Una cucina che si presta ad essere consumata anche a casa. "Siamo partiti inizialmente proponendo come delivery il menù alla carta", ci racconta lo chef, "successivamente abbiamo presentato 3 menù degustazione e ora la nuovissima bendō box che richiama il più classico vassoio con coperchio nipponico e comprende 40 pezzi per far assaggiare un po' di tutto ad un prezzo accessibile".

Poi c'è Michele Loglisci, occupandosi principalmente di banchetti e gestendo una sala ricevimenti per lui reinventarsi è stata una necessità. "Ho molta fiducia nella medicina, nella scienza e nella tecnologia: sono un imprenditore, sono ottimista di natura. Quando è arrivata la seconda chiusura forzata, però, l'ottimismo ha vacillato. Sono caduto in uno stato di forte sconforto, ci sono state notti insonni e giornate avverse, e questa è una cosa che non mi appartiene. Perciò ho provato a trasformare quelle notti in qualcosa di costruttivo, ho studiato il mercato, investito gli ultimi risparmi in formazione, attrezzature e per l'affitto di un locale nel centro storico, e ho seguito la passione per il sushi. Le parole chiave sono sperimentazione e consapevolezza".

Per tutti testa alta e schiena dritta, nonostante il senso di abbandono e di una mancanza di tutele s'intravede una luce di speranza. Le costanti: accontentare il cliente in pantofole e esaltare le sue papille gustative con sapori insoliti. La promessa è che questo sia solo l'assaggio, il meglio arriverà quando tutti torneremo a vivere.
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