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La città

Chiusura Sidion, Loiudice si appella a Lagreca

Il consigliere chiede che il sindaco solleciti investimenti per restituire alla città un importante contenitore culturale

La notizia della chiusura a fine mese del Cinema Sidion continua a suscitare reazioni e commenti. Non ultimo quello del consigliere comunale Carlo Loiudice che si appella al sindaco Fedele Lagreca affinchè la politica intervenga per chiedere investimenti nel nostro patrimonio culturale materiale e immateriale.
Ecco la lettera indirizzata dal consigliere di maggioranza al primo cittadino gravinese.

La notizia della imminente chiusura dell'unico cinema a Gravina, ancorché ipotetica, desta preoccupazione tra i cittadini e in tanti suscita riflessioni. Io sono tra questi. Ci si rende conto che rischiamo di non avere più un cinema, luogo di interazione intergenerazionale e di aggregazione sociale indispensabile per ogni comunità. Penso al recente passato e alle sale del cinema piene in occasione di "James Bond" o di "Tolo Tolo" di Checco Zalone, tanto per citarne due recenti e di generi diversi. Con poche scene ritraenti le nostre meraviglie, si è riacceso l'orgoglio di tutta la comunità Gravinese.

La beffa tra le beffe sarebbe che senza cinema non potremmo neanche più avere il piacere di ammirare nella nostra città le scene dei film in cui sono ripresi proprio gli scorci della stessa. La notizia peraltro corre nello stesso giorno in cui la nostra amministrazione candida Gravina, congiuntamente ad Altamura, a capitale della cultura 2027. Candidatura congiunta che prima mi avrebbe reso orgoglioso per motivi strettamente familiari e che ora invece mi inorgoglisce politicamente perché si ha il coraggio di affrontare non solo una grande sfida, ma anche campanilismi e pregiudizi tanto longevi quanto inutili.

Pregiato sindaco, caro Fedele, ti chiedo con altrettanto coraggio di far valere l'esigenza di luoghi d'incontro e di condivisione di esperienze artistiche e culturali del nostro territorio dinanzi al Ministero, in vista dell'imminente incontro con il sottosegretario di Stato al Ministero per i beni e le attività culturali.

La mia non è una richiesta priva di ragioni ma è frutto della riflessione di cui sopra: se fino ad ora non ci sono stati investimenti privati nei cinema e teatri, soprattutto quelli che han fatto la storia del nostro Paese, è perché non c'è stato l'interesse per farlo. Laddove però l'imprenditore non ha interesse ad investire perché deve badare, lecitamente, al proprio utile, il pubblico deve intervenire per investire sul futuro. Perché l'interesse pubblico, e politico, non è, a mio modo di vedere, strettamente economico. Il pubblico deve tener conto di ciò che serve e servirà ai più, non di ciò che è solo redditizio. La politica è lo strumento con cui possiamo guidare il destino collettivo, che stai e stiamo avendo l'ardire di fare virare verso mete grandi, e la recente candidatura lo conferma.

Mi rendo conto, soprattutto ora che sono all'interno della macchina amministrativa, che le possibilità economiche del nostro Comune sono limitate e insufficienti, per questo ti chiedo di usare lo strumento politico che abbiamo e che hai di rappresentante della comunità, per chiedere investimenti nel nostro patrimonio culturale materiale e immateriale, che il cinema di per sé rappresenta. Penso a possibili investimenti, magari con partnership pubblico-private, che se indirizzati verso gli storici Cinema Teatro Mastrogiacomo o Centrone tutelerebbero anche la nostra storia ed identità territoriale e le nostre radici culturali. Il Ministero avrebbe queste disponibilità, il Ministero potrebbe impegnarsi con noi in questo tentativo audace, ma al passo con i tempi. Questo agevolerebbe, sempre a mio modesto avviso, il nostro percorso a Capitale della Cultura dato che arricchirebbe il nostro patrimonio culturale che, riprendendo la definizione degli accordi di Faro, altro non rappresenta che le risorse ereditate dal passato che le persone attuali scelgono di conservare, mantenere e valorizzare per le generazioni future. Scelta che dobbiamo far ricadere, coadiuvati dall'alto, quanto prima sulle risorse storiche, anche archeologiche e paesaggistiche.
Con rinnovata stima.
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