disturbi alimentazione
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Salute

Disturbi dell'alimentazione, un effetto drammatico della pandemia

Interviste alle psicologhe Tubito e Livulpi sull'aumento del fenomeno

Tra le conseguenze secondarie da Covid 19, si registra un aumento vertiginoso e pericoloso dei DCA: disturbi da comportamento alimentare. Si stima una crescita del 30% nell'anno 2020: tra i più colpiti i giovanissimi e la fascia d'età tra i 10 e i 12 anni. Il 15 marzo scorso c'è stata la Giornata Nazionale contro i Disturbi dell'Alimentazione, caratterizzata da un fiocchetto viola. Le patologie più comuni sono anoressia, bulimia, binge eating (abbuffata incontrollata) e molte altre poco conosciute, e l'isolamento forzato ha aumentato il rischio e il peggioramento dei sintomi. È necessario reagire agli stereotipi delle copertine, ai canoni estetici della moda e delle pubblicità, ai messaggi veicolati dai social media: non è semplice per molti avere un distacco lucido e, al netto di problematiche legate alla salute, accettare la diversità e unicità dei corpi.

Su questa delicata tematica Gravinalife rivolge delle domande alle dottoresse Angela Tubito e Antonietta Livulpi, psicologhe e psicoterapeute di Gravina.

Le statistiche ci dicono che c'è stato, nell'ultimo anno di pandemia, un aumento pericoloso di casi di DCA. La permanenza forzata tra le mura domestiche ha inciso molto?
Dott.ssa Livulpi: il periodo di lockdown ha favorito l'acuirsi di alcuni fattori precipitanti che scatenano l'insorgenza del disturbo, portando a una maggiore concentrazione sull'immagine di sé e favorendo una maggiore attenzione al corpo e all'emergere di comportamenti disfunzionali. L'isolamento prolungato ha generato, infatti, ansie e paure, e una conseguente perdita di controllo, che nei soggetti affetti da DCA si traduce in comportamenti alimentari sempre più disfunzionali e pericolosi per la propria salute: per esempio la limitata possibilità di movimento dovuta ai vincoli legati all'attività fisica ha esasperato la paura dell'aumento di peso accentuando la restrizione alimentare, in quanto la capacità di controllare la fame diventa l'unico mezzo per l'affermazione di sè; o ancora, l'esposizione a grandi quantità di cibo, come effetto della quarantena, può aver determinato episodi di grandi abbuffate che hanno la funzione di regolare la percezione di negatività personale. A ciò si aggiunge spesso il problema della convivenza forzata che può essere molto difficile da gestire soprattutto quando la situazione emotiva familiare non è serena.

I social amplificano il concetto di "magro è bello", l'emulazione è tra le cause di questi disturbi o le radici vanno indagate in altri contesti tipo la famiglia?
Dott.ssa Tubito: l'eccessiva importanza che le società occidentali danno all'alimentazione, al peso e all'immagine corporea potrebbe contribuire alla formazione di uno schema di autovalutazione disfunzionale, attribuendo eccessiva importanza al peso, alle forme corporee e al controllo dell'alimentazione. I più vulnerabili a queste immagini stereotipate e irrealistiche sono proprio gli adolescenti, non solo perché maggiormente esposti ai social media, ma soprattutto perché si ritrovano ad affrontare svariati cambiamenti nello sviluppo fisico, sessuale, cognitivo, psicologico e sociale. La paura di essere rifiutati e non accettati può avere forti ripercussioni sull'autostima, rilevante alla nascita di disturbi alimentari.

Assistiamo ad un dilagare della vendita di prodotti dimagranti che promettono un dimagrimento in tempi brevi. Che impatto hanno questi messaggi su una mente già fragile?
Dott.ssa Tubito: il successo di questi prodotti è proprio una risposta all'eccessiva importanza che si dà al peso e alle forme corporee e non fanno altro che enfatizzare il bisogno che le persone hanno di adeguarsi ad un stereotipo. È importante, qualora si decida di intraprendere un percorso di dimagrimento, rivolgersi ai professionisti del settore.

Come s'impara ad amarsi di più e a non farsi sopraffare dalle emozioni nel rapporto con il cibo?
Dott.ssa Livulpi: quando si ha difficoltà ad affrontare situazioni di rabbia, stress, frustrazione, tristezza, noia, il cibo diviene una sorta di anestetico emotivo con cui si cerca di sedare l'impatto negativo di ciò che si sente, è l'unico mezzo con cui si crede di poter gestire le emozioni. Ci si riempie lo stomaco tentando di colmare vuoti più profondi e difficilmente esprimibili. Anziché esprimere le emozioni in modo fluido e funzionale, spesso si tende a soffocarle attraverso cibi "confortevoli", che nell'immediato portano ad avvertire una sensazione piacevole, di appagamento, ma che poi genererà un senso di colpa capace di minare l'autostima e di peggiorare lo stato di salute e la qualità di vita della persona, entrando così in un ciclo senza fine. Per uscire dal circolo doloroso e tormentato della fame emotiva è fondamentale conoscere e saper identificare le proprie emozioni e dare loro modo di essere espresse. Cantare, ballare, tenere un diario scrivendo i propri sentimenti, fare attività creative, condividere ciò che si sente con qualcuno di cui ci fidiamo, sono tutte azioni che possono aiutare il rilascio emozionale. Spesso tendiamo a cercare di evitare l'esperienza emozionale o a sopprimerla, ma cercare di sbarazzarsi del proprio dolore non fa altro che amplificarlo. Al contrario, il modo migliore per affrontare le emozioni, anche le più sgradevoli, è quello di osservarle e descriverle esattamente e semplicemente come sono, prenderne atto senza bloccarle o sopprimerle e cercando per quanto possibile di accettarle come parte integrante e preziosa della propria vita psichica.

Come aiutare a distanza chi soffre di disturbi alimentari?
Dott.ssa Tubito: innanzitutto bisogna sottolineare che l'approccio più efficace per il trattamento dei disturbi dell'alimentazione è quello multidisciplinare e integrato che vede la collaborazione di diverse figure professionali quali medici, nutrizionisti e psicologi che si occupino in modo integrato dei diversi aspetti di questi disturbi.
Dott.ssa Livulpi: una soluzione in questo periodo condizionato dalla pandemia potrebbe essere la telemedicina, in cui le "visite" vengono svolte online, cercando di ricreare uno spazio di dialogo terapeutico. Si è osservato che uno degli aspetti positivi della terapia online consiste nel fatto che la persona è stimolata su aspetti fondamentali quali l'autonomia, l'autoconsapevolezza, la gestione responsabile e personale del programma, e viene spinta a conoscere e sfruttare al meglio le risorse di cui già dispone o che possono essere incrementate.
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