Conservatorio Santa Maria del Piede dopo Monastero di Santa Maria delle Domenicane
Conservatorio Santa Maria del Piede dopo Monastero di Santa Maria delle Domenicane
Passeggiando con la storia

Conservatorio Santa Maria del Piede dopo Monastero di Santa Maria delle Domenicane

Passeggiando con la storia, rubrica a cura di Giuseppe Massari

Nel giorno in cui, oggi, la Chiesa cattolica festeggia la solennità dell'Assunzione di Maria Vergine al Cielo, io da credente, ho ritenuto opportuno ripercorrere le tappe storiche di quella che fu una istituzione civile, diventato, poi, un monumento, di una comunità religiosa di claustrali, con il suo monastero e la sua chiesa dedicata alla Beata Vergine Assunta e ai dodici apostoli.

Sin dal 1450 esisteva in Gravina la Confraternita di «S. Maria del Piede», che nel 1588, grazie all'eredità testamentaria del concittadino don Virgilio Tucci diede inizio all'erezione di un «conservatorio» per giovani che vivessero lontane dai pericoli del mondo, nei pressi dell'omonimo ospedale. Donna Giovanna Frangipane, vedova di Ferdinando III degli Orsini, durante la reggenza del ducato di Gravina, molto si prodigò per questo conservatorio. Infine, rimasta vedova, volle consacrarsi totalmente a Dio. Collocò le giovani ospiti di «S. Maria del Piede» altrove, mentre ristrutturò il detto conservatorio ad ambiente monastico. Frattanto impetrò presso Clemente X la facoltà di erigere un nuovo monastero secondo la Regola e le Costituzioni dell'Ordine domenicano; la bolla di fondazione è in data 29 ottobre 1677. Alla nobile fondatrice, la quale prese il nome religioso di suor M. Battista dello Spirito Santo, si unirono altre nove giovani. Per la formazione delle prime contemplative di Gravina nell'ideale di San Domenico furono chiamate, dal monastero di S. Caterina di Napoli, suor Barbara Palmerini, suor Maria di Gesù ed una conversa.

Nei particolari e nei dettagli, attraverso i documenti conservati presso l'Archivio Diocesano di Gravina, è possibile seguire le fasi della costruzione, relativamente al monastero e alla chiesa. Prima di mettere mano alla fabbrica, la Duchessa-Fondatrice provvide ad acquistare la casa di un tal Giacomo d'Avvanzo, sempre in Via Civita, dove trasferì l'Ospedale di S. Maria del Piede, che peraltro non aveva, fino ad allora, che la capacità di sei posti letto. Contemporaneamente, nell'attuale Via Michelangelo Calderoni, comprò un' altra casa, dove sloggiò il Conservatorio di D. Virgilio, che rimase con l'Ospedale affidato sempre all'amministrazione della Confraternita di S. Maria del Piede. Riattando gli ambienti resi liberi dall'Ospedale e dal Conservatorio, e costruendone altri nuovi, cominciò a configurare una dimora idonea alla vita di Claustrali. Non le mancarono per l'impresa sollecite e qualificate prestazioni. Da quando si era stabilmente trasferita da Napoli a Gravina con la famiglia e la corte, la Duchessa poteva contare al suo servizio mastri esperti, apprezzati architetti, nonché validi scultorie pittori, che nel volgere di pochi mesi portarono a compimento i suoi progetti per la costruzione del Monastero. Con la sistemazione delle celle, del refettorio, degli ambienti comunitari, non poté essere ovviamente trascurata la fabbrica della Chiesa, che, nella sua primitiva dimensione misurò poco più di 33 palmi in lunghezza e 30 di larghezza (1 palmo può variare tra i 12,5 e 29,18 cm).

Fu proprio la chiesa per primo ad essere ultimata e consacrata dal cardinale Orsini, suo figlio, nel settembre del 1677, ricordata in una lapide, leggibile ancor oggi all'interno, sulla parete sinistra dell'entrata, dedicandola alla Beata Vergine Assunta e ai dodici apostoli, mentre era Vescovo della Diocesi Mons. Domenico Cennini dei Salamandra di Siena. Il 10 Luglio 1678 il Card.Fra Vincenzo Maria Orsini venne ancora una volta da Manfredonia a Gravina per benedire una prima campana per servigio del medesimo Monastero, colle Immagini di S. Gregorio, S. Nicolò, S. Caterina, e S. Rosa. Lo stesso Cardinale il 16 aprile 1696 benedì una seconda campana colle Immagini del SS. Crocifisso, di S. Giovanni Battista e di S. Domenico.

Il tempio, attualmente, è ad unica navata e conserva il matroneo a grate tipico del tempo. Dopo circa un secolo si pose l'esigenza di ampliare la chiesa, unitamente ai lavori riguardanti il ripristino della facciata e dell'ingresso della chiesa dove, al vertice di un'ampia scalinata, prospiciente Piazza Cattedrale, fu realizzato un artistico portale in pietra. Il tutto a spese del Monastero. L'aula fu allungata sul lato della clausura, furono ricostruiti i due altari laterali dedicandoli alla Beata Vergine del Rosario l'uno, e a San Domenico l'altro, che mons. Cassiodoro Margharito, Vescovo di Gravina e Montepeloso. Agli inizi del XIX secolo nuovi restauri, la pavimentazione maiolicata e il rivestimento in marmo degli altari laterali. Sull'altare maggiore il dipinto di "Santa Maria Assunta" di Carlo Rosa; sulla porta d'ingresso cantoria a grate e organo del XVIII secolo.

Mentre le opere murarie si alzavano e si completavano a vista d'occhio, la Duchessa-Fondatrice avviò le istanze necessarie presso gli Organi competenti della Sede Apostolica. Ecco i testi, tradotti dal latino, della corrispondenza intercorsa:
"EMINENTISSIMI E REVERENDISSIMI SIGNORI,
D. Giovanna della Tolfa, Duchessa di Gravina, devotissima oratrice dell'EE. VV.,
riverentissimamente espone, come in detto luogo di Gravina si ritrova un Conservatorio di donne vergini sotto il titolo e la denominazione di S. Maria in abito di S. Domenico, qual Conservatorio, detta oratrice ispirata dalla divina pietà, ha ampliato e ridotto a sue spese in forma decente di fabbrica con tutte le comodità necessarie per un nobile e conveniente Monastero, e con una decente Chiesa provvista di tutte le suppellettili sagre per gli Divini Officii. Desiderando oggi detta oratrice erigere detto Conservatorio in Monastero, formato Clausura dell'Ordine di S. Domenico, sotto la Regola, che si osserva nel Monastero di S. Caterina da Siena della città di Napoli con i soliti voti ed abito di detta Religione sotto il governo e giurisdizione del Vescovo pro tempore di detta città, con condizione, che li Confessori di detto Monastero, cosi ordinari come straordinari debbano sempre essere della Religione di S. Domenico, come più informati delle cose concernenti a detta Regola; della qual Religione v'è in detta città un comodo Convento, essendo previsto parimenti detto Conservatorio d'entrate certe, mentre di presente vi sono ducati seicento, consistenti in affitti di terre e di case, annui Censi, ed annui Canoni con la Comunità di Gravina, quali assegnamenti può credersi, che colla diligenza del Vescovo non possono mancare, e per il particolare pensiero che ne ha l'oratrice, come costa da pubblici Strumenti, che si danno. Pertanto supplica umilmente l'EE. VV. degnarsi primieramente concedere licenza al Vescovo di detta Città di Gravina, che dal suddetto Conservatorio, di S. Maria ne formi un Monastero dell' Ordine,
Regola e condizioni suddette, come anche dar licenza, che si possino levare dal Monastero di S. Caterina di Siena di Napoli due Monache professe, ed una Conversa per istruire nella Regola di detto Ordine, e nell'osservanza di quella le Novelle Monache, concorrendo in ciò la volontà di due Monache e Conversa, che sono dispostissime ad assumere quest'incombenza per maggior gloria di Dio e della loro Religione, contribuire a Monsignor Vescovo di Gravina tutte le facoltà necessarie, ed opportune per l'effetto suddetto, che è il tutto etc…".

"SACRA CONGREGAZIONE DEGLI EMINENTISSIMI SIGNORI CARDINALI DI S. ROMANA CHIESA, PREPOSTI AGLI AFFARI E CONSULTAZIONI DEI VESCOVI E REGOLARI.
Letta la relazione dell'Ecc. Vescovo di Gravina, questa Sacra Congregazione ritiene opportuno concedervi, come con il presente Decreto di fatto vi concede, la facoltà di trasformare, a vostra discrezione e coscienza, il Conservatorio (di S. Maria) in Monastero di Clausura, sotto la Regola di S. Domenico, sempre che corrispondano al vero le informazioni fornite per quanto concerne i censi, che, con la Regia approvazione, gravano sulla cittadinanza di Gravina e dopo aver verificato che la fabbrica del Conservatorio sia completa, abbia tutti i requisiti necessari e sia sufficientemente fornita delle indispensabili suppellettili, sacre e profane. Si concede inoltre che il Vescovo faccia risiedere nell'erigendo Monastero due Corali e una Conversa dell'Ordine Domenicano, da trasferire, con il consenso del loro Ordinario, dal Monastero di S. Caterina da Siena in Napoli. Il loro viaggio, comunque, sia compiuto per la via più breve, senza deviazioni per luoghi sconosciuti, in compagnia di oneste matrone, possibilmente parenti delle stesse Monache, che saranno trasferite nel nuovo Monastero, dove la loro permanenza si protragga per non più di sei anni, a meno che il Vescovo non ritenga necessario poi un periodo più lungo, onde instaurare meglio nella nuova Fondazione la necessaria disciplina Regolare".
Roma, 2 aprile 1677 Cardinale, Gasparre Carpegna; Segretario, Giovanni Battista Archi.

Ricevuto l'assenso pontificio, la comunità cresceva sempre più, grazie alle numerose vocazioni monastiche che abbracciavano la non facile vita claustrale. Perciò, gli iniziali ambienti del monastero cominciarono a non essere più sufficienti per accoglierle convenientemente tutte, bisognava provvedere, perciò, al suo ampliamento. Il vescovo Cennini, con l'assenso della Sede Apostolica, alienò in favore del monastero il giardino di proprietà della Mensa Vescovile, antistante la facciata di prospetto della Cattedrale. Così poté costruirsi l'ala nord del Monastero con il suo Chiostro.

Il resto è storia dei nostri giorni, dove è possibile constatare la presenza della comunità monastica, ridottasi, purtroppo a tre sole unità e dove non bisogna fare a meno di menzionare l'esistenza fatiscente del vecchio monastero, entrato a far parte dei beni dello Stato, grazie alle leggi eversive di soppressione del 1860, emanate con gli editti napoleonici. Una struttura che necessita il suo urgente recupero, come è avvenuto per altri ex monasteri, incappati nella stessa rete . Questa, probabilmente, sarà un'altra pagina di storia da scrivere o da riscrivere, se qualcuno vorrà.

(La gran parte del testo e le foto di alcuni documenti dell'Archivio Diocesano di Gravina sono state tratti dalla tesi di laurea di Davide Gramegna: "PROGETTO DI SOCIAL HOUSING E COWORKING NEL MONASTERO DOMENICANO DI "S. MARIA" IN GRAVINA IN P".
I dipinti di Carlo Rosa e Angelo Solimena sono stati tratti da Samantha De Simone in Gli Orsini di Solofra e la pittura a Gravina fra XVII e XVIII secolo. Fondazione E. Pomarici Santomasi, Adda editore. Il dipinto della duchessa Giovanna Frangipane della Tolfa e di Mons. Cennini, foto di D. Vito Cassano. L'altare maggiore e i due altari laterali ripresi da una brochure curata dalle Monache di Santa Maria).
12 fotoConservatorio Santa Maria del Piede dopo Monastero di Santa Maria delle Domenicane
Foto La Fondatrice Suor Maria Battista dello Spirito Santo al secoloGiovanna della TolfaFoto Mons Domenico Cennini Dipinto nella Sagrestia della basilica cattedrale di GravinaFoto Bolla episcopale di Mons Cennini istitutiva del monastero di Santa Maria in Archivio Diocesano GravinaFoto Atto istituzione monasteroFoto Altra parte atto di fondazione del monasteroFoto Libro MagnoFoto Libro magno Parte IIFoto Altare maggioreFoto Altare San DomenicoFoto Altare Madonna del RosarioFoto Carlo Rosa LAssunzione di Maria al CieloFoto Angelo Solimena il Paradiso
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