Il Pontificato domenicano di Benedetto XIII
Il Pontificato domenicano di Benedetto XIII
Passeggiando con la storia

Il Pontificato domenicano di Benedetto XIII

Rubrica “Passeggiando con la storia” a cura di Giuseppe Massari

Domenicano è mariano. L'ordine domenicano è l'ordine "di Maria" per eccellenza. Gerardo de Frachet, oltre a riportare parecchi casi in cui la Madonna ha aiutato e confortato, in un modo o nell'altro, i frati, non esita ad affermare che, fra tutti i benefici che la Madonna ha ottenuto per gli uomini, « il più grande è che ella, con le sue preghiere, ha ottenuto dalla misericordia di Dio, per la salvezza del genere umano, questo magnifico Ordine » (Vitae Fratrum, I, c. 1 [ed. Reichert, p. 6]) e santa Caterina fa eco a Gerardo, quando riporta queste parole, attribuite a Dio stesso: « Egli [sc. san Domenico] fu un lume che Io porsi al mondo per mezzo di Maria, messo nel corpo mistico della santa Chiesa come stirpatore delle eresie. Perchè dissi "col mezzo di Maria"? Perchè Maria gli die' l'abito, commesso l'officio a Lei dalla mia bontà » (Dialogo, loc. laud.).

L'Orsini fu domenicano e mariano. Il beato Umberto de Romans scrive che san Domenico era solito, nelle sue preghiere, raccomandare l'Ordine alla beata Vergine « come a speciale patrona » (De Vita Regolari II, p. 136). La medesima cosa afferma Costantino di Orvieto, uno dei primi biografi di san Domenico. Costantino dice che Domenico « aveva affidato tutta la cura dell' Ordine a Maria come a speciale patrona » (Legenda n. 31). Notiamo quel « speciale patrona » e « tutta la cura ». Domenico aveva dunque una fiducia immensa in Maria; sentiva che la beata Vergine non solo era avvocata e protettrice, ma era « speciale patrona ». Domenico ha questa convinzione per il particolare rapporto che lo lega a Maria: un rapporto che va al di là di una semplice devozione..

Pier Francesco Orsini fu mariano perchè ereditò dalla famiglia, prima ancora che dall'Ordine, l'amore a Maria e al suo Rosario. Domenicano a Bologna, presso le Reliquie di san Domenico (1669-1672), fra Vincenzo, mentre veniva formato agli studi teologici, crebbe pure in virtù e nella devozione a Maria. Cardinale a Roma, per la sua grande devozione alla Vergine del Rosario, volle che nella sua cappella privata fosse eretta la confraternita del Rosario. Vescovo a Benevento, per far rifiorire tra i fedeli la vita religiosa introdusse nella cattedrale e in tutte le chiese della diocesi la recita pubblica del Rosario e incaricò espressamente tutti i parroci e i direttori delle confraternite del Rosario di illustrare al popolo il significato e il grande valore spirituale di questa devozione. Approfittava di tutte le occasioni per parlare del Rosario: lo raccomandava particolarmente come mezzo per diffondere la vera pietà e giungere alla contemplazione.
Dal momento del suo ingresso a Benevento come arcivescovo, predicò tutti i sabati in cattedrale; argomento: la vita della beata Vergine. Se alle volte era assente, si faceva sempre sostituire in questa predicazione da un padre domenicano. Fece poi una «fondazione» perché anche in seguito tale esercizio fosse assicurato. Alla protezione della beata Vergine delle Grazie affidò la città di Benevento e con una solenne cerimonia ne volle incoronare l'immagine il 3 aprile del 1723.

Come sommo Pontefice, l'Orsini emulò il confratello san Pio V nell'amore alla Vergine dei Rosario. Difese i privilegi delle confraternite, ne confermò le indulgenze e ne aggiunse altre. «A consolazione degli illetterati», di coloro cioè che non sono in grado di meditare, in senso stretto, i misteri del Rosario, concesse che fosse sufficiente la devota recita della Corona per l'acquisto delle indulgenze. Affinché poi «la devozione al Rosario non ne ricevesse danno» ribadì energicamente il divieto di istituire nuovi tipi di Rosario, senza aver prima consultato la S. Sede.
Allo scopo di provvedere poi sollecitamente alla diffusione del Rosario in tutti i continenti, autorizzò il Maestro generale dei domenicani a suddelegare i provinciali dell'Ordine delle regioni più lontane, come Estremo Oriente, America latina, terre di Missioni, ecc., ad erigere confraternite. Infine per facilitare lo svolgimento solenne della processione del Rosario della prima domenica d'ottobre, concesse alle confraternite la facoltà di organizzarle liberamente con qualunque itinerario, senza il preventivo permesso dei parroci e la licenza del vescovo diocesano. Non si stancava mai di propagandare la devozione alla Vergine del Rosario.
Quando si recava in visita nelle chiese romane, recitava sempre il Rosario coi fedeli. Aveva poi sempre a disposizione un certo numero di Corone ed era solito donarle alle personalità che si recavano a fargli visita. Quando era a Benevento, già nel 1707, aveva espresso il desiderio di essere sepolto, ai piedi dell'ultimo gradino della della Sovrana Madonna delle Grazie. Morto a Roma, quel desiderio fu in parte soddisfatto: il suo corpo trovò riposo nella Chiesa domenicana di S. Maria sopra Minerva.

Il papa Benedetto XIII (Vincenzo Maria Orsini, 1650-1730) è il quarto e finora ultimo pontefice proveniente dall'Ordine dei Predicatori. Fu mariano quando il 14 settembre 1724 "concesse a tutti i fedeli cristiani, i quali nel suono dell'Ave Maria, tanto la mattina che a mezzogiorno o la sera, reciteranno in ginocchio la solita Orazione Angelus Domini e con la detta Orazione tre volte l'Ave Maria e pregheranno il Signore per la pace e concordia tra principi cristiani, estirpazioni delle eresie e per l'esaltazione della Santa Madre Chiesa. Negli altri giorni poi dell'anno concede parimente in perpetuo alli fedeli, i quali veramente contriti, diranno l'Orazione come sopra, ogni volta che ciò faranno 100 giorni di indulgenza".
Fu Domenicano, non dimenticando, come attestavano le antiche Costituzioni, di essere un vir evangelicus ad imitazione di san Domenico, intento sempre a parlare con Dio o di Dio. Pontefice domenicano nel momento in cui, riguardo al vestiario si conservò nell'usare sempre l'abito, le camicie, le calze e le lenzuola di lana. Infatti, si racconta che "fu costretto a vestirsi da papa, ma sotto le vesti esteriori pontificie alla carne aveva un ruvido tonicello di lana e sotto la tonaca papale aveva sempre lo scapolare e quello che né di S. Pio, né di S. Gregorio, né di tanti altri S. Pontefici si legge. Egli volle nelle armi papali sormontate le insegne della Casa Orsini e Frangipane della Tolfa dall'insegna dell'Ordine Domenicano". Così anche per quanto riguardava i digiuni che osservava secondo lo stile domenicano: "durante l'Avvento, dalla Festa della Croce, il 14 settembre di ogni anno sino a Pasqua, senza mai mangiare carne". Durante il pranzo faceva leggere il Martirologio o il Baronio e nelle feste principali qualche libro di meditazione.. Da papa continuò ad essere sobrio nel cibo. Le pietanze le voleva semplici e condite secondo l'uso monastico, perché il cibo servisse di alimento alla natura e non di soddisfazione e compiacimento al senso.

Fu papa ma soprattutto domenicano quando nella creazione dei 39 cardinali, né creò quattro appartenenti al suo Ordine: Agostino Pipia, già Maestro Generale dell'Ordine Domenicano, proprio quando l'Orsini fu eletto al Sommo Pontificato, come segno di gratitudine nel restituire all'Ordine quell'onore che egli professava; Vincenzo Ludovico Gotti teologo, erudito, polemista e apologeta italiano; Gregorio Selleri professore di teologia tomistica presso il collegium della Biblioteca Casanatense di Roma, fondata dal cardinale Girolamo Casanate e affidata ai domenicani; Carlo Vincenzo Maria Ferreri (Ferrero) Thaon che fra 1724 e 1730 Carlo Vincenzo Ferrero fu incaricato di importanti missioni a Roma presso papa Benedetto XIII per riportare alla normalità i rapporti fra lo Stato Sabaudo e lo Stato della Chiesa.

La stipula del concordato del 1727 permise la nomina di nuovi vescovi alle sedi da tempo vacanti. Il marchese d'Ormea ottenne da Vittorio Amedeo II la nomina di Carlo Vincenzo alla Diocesi di Alessandria il 30 luglio 1727. Il papa, inoltre, concesse al re di Sardegna la nomina di un cardinale di corona. Dopo diverse esitazioni, la scelta del re cadde su mons. Carlo Vincenzo, che il 6 luglio 1729 venne proclamato cardinale.

E' il 1725, quando Benedetto XIII, in occasione del giubileo, intervenne per modificare la facciata della Basilica di Santa Maria Sopra Minerva, fin ad allora disadorna e l'abbellì facendola decorare con un semplice rivestimento ad intonaco dipinto. Fu solo l'inizio di ciò che avrebbe fatto realizzare, o modificare o restaurare. Come già detto, nel secolo XVIII, per volontà di Benedetto XIII e con i progetti degli architetti Raguzzini e Marchionni, si procedette alla decorazione della facciata e il carattere barocco di tutto l'edificio venne così accentuato. Non mancarono altri interventi riguardanti il rifacimento del tetto e altri lavori all'interno della stessa chiesa.

Fu domenicano quando "dette nuovo vigore a San Sisto, dopo che da cardinale era stato titolare della basilica e vi aveva più volte soggiornato in un modesto appartamento appositamente costruito. Il Pontefice fece innanzitutto tornare l'acqua che i canonici del Laterano avevano tolta, aggiungendo un'altra oncia alla quantità primitiva, e subito dopo affidò, nel 1725, al suo architetto preferito, Filippo Raguzzini di Benevento, città della quale era stato arcivescovo, la direzione dei lavori per il rifacimento della basilica. Vennero trasformate la facciata principale e quella laterale, modificati il campanile e la scala, il soffitto, il tetto, gli altari, il presbiterio, il coro, la sagrestia. Inoltre furono aggiunti due altari laterali. Il nuovo impegnativo restauro iniziò dalla cappella ove aveva celebrato San Domenico e che lo stesso pontefice consacrò nell'ottobre dell'Anno Santo. Il completamento dei lavori di restauro e le modifiche all'intero complesso costarono 4.726 scudi romani. La nuova chiesa venne consacrata il 14 settembre 1727, mentre i quattro altari furono consacrati il 2 e il 4 ottobre successivi".

Fu domenicano quando, "sopraggiunta la morte del cardinale Marescotti, protettore dell'Ordine Domenicano, il Pontefice volle assumere personalmente tale protettoria e volendone dare prova con i fatti, che mai andassero dimenticati, fece spedire una Bolla, in cui non solo confermò, ma estese, e ampliò tutti i privlegi, gli esenzioni e gli onori concessi dai pontefici suoi predecessori all'Ordine fondato da san Domenico". L'anno in cui tutto ha inizio è il 1726 quando Papa Benedetto XIII attraverso una bolla dal nome Pretiosus concede ai Domenicani dei privilegi tra cui quello di conferire agli "studenti secolari" delle loro scuole, e cioè a quelli non appartenenti ad ordini monastici, la "laurea dottorale" in teologia. La vicenda non andò a buon fine, per il ricorso dei Gesuiti e per sopraggiunte altre ragioni di carattere politico.

Fu domenicano per sempre, anche qualche istante prima di morire, "quando chiese l'assoluzione in articulo mortis, mentre il sotto sacrista gli portava il sacro olio per l'estrema unzione infermi, e l'infermo disse: sono domenicano voglio quella del S. Rosario. Lo fu per la sua morte, prevedendo la sepoltura presso i frati della Minerva, dove era solito recarsi per essere umile servo della comunità. Per questa ragione, sempre amerà frequentare, anche da pontefice a Roma, quegli ambienti domenicani, come anche il Convento di san Sisto, durante i periodi di riposo o di ferie, tanto che il cardinale Litta chiamerà, con un po' d'ironia, "le sue amate fraterie". A proposito della morte, un episodio singolare. "Convinto di essere un così gran peccatore, appena canonizzò Santa Margherita da Cortona, la scelse per sua speciale avvocata nella sua morte, affinchè fosse protettrice di un peccatore come diverse volte se ne protestò con i suoi familiari.
Dio gli concesse di morire nei primi vespri del giorno dedicato a quella santa". (21 febbraio). Provvisoriamente fu sepolto presso la Basilica vaticana di San Pietro, il 21 febbraio 1733, le sue spoglie, incorrotte, secondo le testimonianze dei presenti, furono traslate presso la basilica di Santa Maria Sopra Minerva. Dall'Archivio Capitolino di Roma, ripreso dall'Agresti, si legge che: "Correva il 22 febbraio 1739, ed era giorno di domenica", quando ultimato il monumento funebre, la salma di Benedetto XIII fu, definitivamente posta al suo interno. Dalla medesima cronaca si apprende che fu il cardinale Alessandro Albani a promuovere l'opera e, probabilmente ne fu il maggiore finanziatore, donando "per il medesimo tutta la pietra di diversi colori che nobilmente arricchiscono il deposito così come tutt'ora lo si vede".

Per l'impresa scesero in campo altri personaggi di rango nella curia romana, ad esempio il cardinale Angelo Maria Quirini, che " per mostrarsi sì grato a chi l'aveva promosso alla Sacra Porpora a sua spesa fè fare la statua di Papa Benedetto", scolpita da Pietro Bracci. Il cardinale Nicola Maria Lercari contribuì alle spese per la statua raffigurante l'Umiltà, realizzata da Bartolomeo Pincellotti; il cardinale Francesco Antonio Fini, "quasi a voler mettere a tacere i sospetti di coinvolgimento negli affari del cardinale Coscia (che gli causarono un processo e un ritiro forzato a Napoli con successiva sospensione in extremis della condanna) finanziò la statua della Religione di Pietro Bracci". Riporta, ancora, il documento d'archivio, che particolare attenzione va riservata "al lodato reverendissimo p.m. generale dell'Ordine Domenicano Fr. Tommaso Ripoll, perché tutto il rimanente della spesa nella costruzione di un tal deposito vennero fatte da lui. La Casa Orsini intervenne con il duca Filippo Bernualdo, nipote del papa, che erogò 200 scudi per il bassorilievo di Carlo Marchionni".
  • Giuseppe Massari
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