protesta scuola 12 maggio
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La città

Scuola, boicottati i test Invalsi

Nuova giornata di protesta. Il sindaco scrive all’onorevole Ventricelli

Non si placa l'ondata di protesta contro la riforma "la Buona scuola" approvato dal Governo Renzi. Insegnanti e studenti sono tornati in piazza questa mattina per richiamare l'attenzione del Governo nella speranza di essere ascoltati. Non sono poche, infatti, le proposte avanzate dal mondo della scuola a cui per, il Governo continua a non rispondere.

Nella giornata #noinvalsi, ovvero il rifiuto dei test Invalsi, i test di valutazione da qualche anno in vigore nella scuola gli istituti superiori sono rimasti pressoché deserti mentre gli operatori e gli studenti affollavano le piazze cittadine.
Questa mattina, inoltre, il sindaco Alesio Valente è tornato scrivere sulla vicenda come aveva già fatto in occasione dello sciopero del 5 maggio dimostrando piena solidarietà nei confronti degli insegnanti.
Questa volta, però, il primo cittadino si è rivolto all'onorevole Lilliana Ventricelli pregandola di "recepire l'istanza di modificare profondamente la riforma in discussione, secondo quanto il mondo della scuola propone. Ad esempio, rimodellando la figura cardine del disegno di legge in discussione, quella dei presidi, giornalisticamente equiparati a degli sceriffi nell'impianto normativo: a loro, in base alle attuali previsioni, il compito di scegliere gli insegnanti da chiamare in cattedra. Una facoltà se da un lato, come è giusto, punta a premiare il merito, dall'altro schiude la via alla più ampia discrezionalità, con una deregolamentazione che mortifica il ruolo di organi quali il collegio dei docenti e, dall'altro, non fissa criteri idonei a garantire che dalla discrezionalità si possa scivolare nell'arbitrio".

"E come se non bastasse – prosegue Valente - nulla si dice in ordine alla disparità di trattamento tra gli assunti prima del 2015 e quelli che seguiranno: i primi potranno conservare a vita la cattedra, gli altri saranno nei fatti costretti ad un nomadismo privo di garanzie, che potrebbe anche sfociare nella disoccupazione a vita, stante l'eventualità – tutt'altro che remota – di non riuscire a trovare altra destinazione alla scadenza del contratto che avrà valenza triennale. E tutto ciò per tacere della mancanza di risorse adeguate a sostegno dell'aggiornamento del personale e, soprattutto, di retribuzioni ferme da anni, oltre che dei meccanismi ideati in fatto di supplenze, con l'obbligo di coprire con personale interno le assenze non superiori ai 10 giorni e le incertezze legate alle modalità di sostituzione degli insegnanti ad esempio in maternità solo nel corso dell'anno".

"Cambiare, dunque, si deve" conclude Valente auspicando un intervento della parlamentare altamurana in qualità di membro della commissione cultura.
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