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Politica

Mandolino risponde a Lafabiana e rispedisce al mittente le accuse

Parole pesanti contro l'ex assessore ai servizi sociali

Secondo il terzo principio della dinamica "Ad ogni azione corrisponde un'azione uguale e contraria".

Principio condiviso e messo a punto anche in politica. Ed ecco che pochi giorni dopo la pubblicazione di un documento firmato da alcuni dissidenti dell'Upc, nel quale si accusa il consigliere Leonardo Mandolino di avere una gestione personalistica del partito tanto da aver scelto in totale autonomia la rosa dei nomi da sottoporre al sindaco in occasione della nomina dell'ultima giunta, il consigliere e i suoi fedelissimi si difendono.
In un lungo documento inviato a Gravinalife e sottoscritto da una trentina di iscritti al partito, Mandolino e il direttivo rispediscono al mittente tutte le accuse mosse da "poco meno di dieci iscritti che dovrebbero essere i dissidenti che giammai hanno partecipato alle assemblee di partito, regolarmente convocate negli anni e che solo oggi si definiscono anime surclassate dalla volontà di un singolo soggetto".
Nel documento si risponde punto per punto ribadendo i principi di trasparenza e condivisione che guidano il gruppo.
E a proposito dell'assemblea a cui fanno riferimento Lafabiana e company si specifica che all'incontro, tutt'altro che segreto, hanno preso parte una trentina di iscritti che hanno condiviso le decisioni sulla presentazione dei papabili assessori "ma – continua il documento - per l'onestà che ci contraddistingue ci preme chiarire che c'è stato un problema di natura tecnica circa la convocazione degli iscritti, in quanto non tutti gli SMS inviati sono stati ricevuti con successo". Insomma un intoppo non premeditato.
Archiviate le giustificazioni, il gruppo passa al contrattacco mirando dritto verso l'ex assessore ai servizi sociali, Felice Lafabiana, le cui motivazioni "hanno ben poco di politico e molto di personale, atteggiamenti volti ad infangare gli altri per restare a galla e non finire nel dimenticatoio da un momento all'altro".

"Probabilmente – si legge ancora nel documento nel quale si accusa Lafabiana di essersi recato autonomamente e senza alcun titolo dal primo cittadino per discutere della sua eventuale rinomina in giunta - la foga di conoscere la sua sorte non gli ha permesso di agire lucidamente e gli è sfuggito un piccolo ma fondamentale dettaglio: il suo nome non è stato escluso dalla rosa dall'UPC in maniera autonoma, ma si è dato semplicemente seguito a ciò che il sindaco e le forze di maggioranza hanno congiuntamente deciso attraverso la sottoscrizione di un documento. Tale documento politico, prevedeva "una rosa di tre nomi riferibili a figure di comprovata esperienza che non abbiano sin qui ricoperto incarichi assessorili". Pertanto, la sua pretesa di voler vedere il suo nome tra i papabili non trova alcun fondamento, così come ci pare alquanto fantasiosa la sua affermazione circa l'intenzione del primo cittadino di riconfermarlo in giunta".
E ancora. All'ex assessore viene rinfacciato di aver proposto se stesso in una successiva riunione del Direttivo durante la quale è stato chiesto a Lafabiana di avanzare proposte: "Ebbene il suo nome è stato Felice Lafabiana, non un cugino o un parente omonimo, bensì se stesso".
E a volerla raccontare proprio tutta: "Ricordiamo a chi non ne fosse a conoscenza, che nei due anni e mezzo di assessorato, il suddetto signore, nonostante i solleciti e le richieste fatte dal partito relativamente alla condivisione del suo operato si è sempre sottratto al dialogo, ignorando e snobbando gli iscritti, il consigliere e l'intera forza politica, mettendoli dunque nell'impossibilità di capire, conoscere, partecipare e dare il loro contributo per arricchire i progetti da porre in essere".
In chiusura c'è anche il tempo per rinfacciare vecchi favori da amici. "Ci vediamo costretti a ricordare all'amico Lafabiana che in molte circostanze il partito tutto che lui ha sempre snobbato e che oggi accusa ,lo ha difeso dagli attacchi a lui rivolti per aver messo in atto scelte discutibili e sconosciute all'interno. Per citarne alcune: l'aver ridicolizzato la fascia tricolore presenziando ad un evento sacro in compagnia di un altro assessore gravinese anch'egli munito di fascia, l'aver convocato delle riunioni con i membri di alcune cooperative sociali tra cui presenziava spesso sua moglie in veste di delegata di una tale cooperativa, di aver scatenato l'ira dei sindacati per aver usato toni offensivi nei confronti di alcuni dipendenti comunali".

Fine di un idillio, dunque, e fine di un rapporto che in tanti davano per "intramontabile".
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