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Il grande cinema approda a Hortus
"Parthenope" apre la rassegna estiva
Gravina - venerdì 24 luglio 2026
È iniziata lo scorso 22 luglio la rassegna cinematografica estiva organizzata presso Hortus – Giardini delle Officine Culturali. Un appuntamento dedicato al cinema d'autore che accompagnerà il pubblico per quattro proiezioni all'aperto.
Ad aprire il cineforum è stato "Parthenope", l'ultima opera di Paolo Sorrentino, presentata da una breve introduzione della direttrice artistica Tiziana Capone, conosciuta come Tish, che ha illustrato il senso della rassegna e l'importanza di creare spazi di incontro culturale attraverso il linguaggio cinematografico. A rappresentare l'Amministrazione comunale è intervenuto il consigliere Carlo Loiudice, che ha sottolineato il valore di iniziative capaci di animare i luoghi della cultura e favorire la partecipazione della comunità.
Parthenope non racconta semplicemente la vita di una donna. La protagonista diventa una figura simbolica, quasi mitologica, che richiama direttamente l'antica sirena Partenope e, attraverso di lei, la stessa città di Napoli.
La giovane attraversa decenni di vita inseguendo il desiderio di comprendere il mondo, l'amore, il tempo e sé stessa. Tuttavia, il percorso narrativo non segue gli schemi tradizionali: Sorrentino preferisce costruire una successione di immagini, incontri e riflessioni che assumono spesso il valore di metafore.
Uno degli aspetti più interessanti dell'opera è il continuo riferimento all'antropologia, disciplina che studia l'uomo nelle sue dimensioni culturali, sociali e storiche.
La protagonista si confronta proprio con questa ricerca: osserva persone, tradizioni, rituali, linguaggi e comportamenti nel tentativo di comprendere cosa significhi davvero essere umani.
La fotografia è probabilmente uno degli elementi più riusciti del film: ogni inquadratura sembra costruita come un quadro, con una particolare attenzione alla luce, ai colori e alla composizione dello spazio.
Le vedute sul mare, i palazzi storici, gli scorci di Napoli e i paesaggi diventano parte integrante del racconto, contribuendo a creare un'atmosfera sospesa tra realtà e sogno.
Numerose scene sembrano svilupparsi quasi al rallentatore, permettendo allo spettatore di soffermarsi sui dettagli, sugli sguardi e sui silenzi più che sull'azione. Una scelta stilistica che può dividere il pubblico: per alcuni rappresenta una raffinata esperienza contemplativa, per altri rischia di rallentare eccessivamente il racconto.
Parthenope è un film che non cerca il consenso immediato. Richiede attenzione, pazienza e disponibilità ad abbandonare una narrazione convenzionale. Chi si aspetta una storia lineare potrebbe trovarlo dispersivo; chi invece apprezza il cinema d'autore, scoprirà un'opera ricca di riferimenti culturali, filosofici e antropologici.
Ad aprire il cineforum è stato "Parthenope", l'ultima opera di Paolo Sorrentino, presentata da una breve introduzione della direttrice artistica Tiziana Capone, conosciuta come Tish, che ha illustrato il senso della rassegna e l'importanza di creare spazi di incontro culturale attraverso il linguaggio cinematografico. A rappresentare l'Amministrazione comunale è intervenuto il consigliere Carlo Loiudice, che ha sottolineato il valore di iniziative capaci di animare i luoghi della cultura e favorire la partecipazione della comunità.
Parthenope non racconta semplicemente la vita di una donna. La protagonista diventa una figura simbolica, quasi mitologica, che richiama direttamente l'antica sirena Partenope e, attraverso di lei, la stessa città di Napoli.
La giovane attraversa decenni di vita inseguendo il desiderio di comprendere il mondo, l'amore, il tempo e sé stessa. Tuttavia, il percorso narrativo non segue gli schemi tradizionali: Sorrentino preferisce costruire una successione di immagini, incontri e riflessioni che assumono spesso il valore di metafore.
Uno degli aspetti più interessanti dell'opera è il continuo riferimento all'antropologia, disciplina che studia l'uomo nelle sue dimensioni culturali, sociali e storiche.
La protagonista si confronta proprio con questa ricerca: osserva persone, tradizioni, rituali, linguaggi e comportamenti nel tentativo di comprendere cosa significhi davvero essere umani.
La fotografia è probabilmente uno degli elementi più riusciti del film: ogni inquadratura sembra costruita come un quadro, con una particolare attenzione alla luce, ai colori e alla composizione dello spazio.
Le vedute sul mare, i palazzi storici, gli scorci di Napoli e i paesaggi diventano parte integrante del racconto, contribuendo a creare un'atmosfera sospesa tra realtà e sogno.
Numerose scene sembrano svilupparsi quasi al rallentatore, permettendo allo spettatore di soffermarsi sui dettagli, sugli sguardi e sui silenzi più che sull'azione. Una scelta stilistica che può dividere il pubblico: per alcuni rappresenta una raffinata esperienza contemplativa, per altri rischia di rallentare eccessivamente il racconto.
Parthenope è un film che non cerca il consenso immediato. Richiede attenzione, pazienza e disponibilità ad abbandonare una narrazione convenzionale. Chi si aspetta una storia lineare potrebbe trovarlo dispersivo; chi invece apprezza il cinema d'autore, scoprirà un'opera ricca di riferimenti culturali, filosofici e antropologici.
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