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La città

Da Palazzo di città solo indifferenza per Borgo Dolcecanto

L'ASSO.Tim denuncia lo stato di abbandono del Borgo

Oltre al danno anche la beffa.

Ennesimo grido di aiuto da Borgo Dolcecanto, un gioiellino rurale a 8 km dal paese, abbandonato a se stesso nonostante l'impegno di una trentina di famiglie coraggiose che vivono stabilmente nel Borgo e di un parroco, don Michele Paternoster, che da anni chiede attenzione.
Questa volta a firmare la richiesta di aiuto è Michele Capone presidente dell'ASSO.T.IM. ASSOciazione Territoriale Imprenditori: "In altre cittadine limitrofe i borghi rurali, che hanno la stessa storia del borgo di Dolcecanto di Gravina in Puglia, crescono in servizi, visibilità, popolazione, eventi. Noi negli ultimi anni abbiamo anche perso il minimo servizio di collegamento con i bus cittadini, abbiamo una via dei Piloni mai valorizzata su cui chiediamo da tempo la realizzazione di una pista ciclabile che colleghi il Borgo alla città, percorso su cui ricade anche l'acquedotto degli Orsini del '700 che cade a pezzi. Abbiamo una viabilità scadente che ancora oggi non ha la normale manutenzione per lo scolo delle acque piovane ne la normale manutenzione del taglio dell'erba sulle cunette, su strade già stette ed erroneamente ulteriormente ristrette con pericolosissimi guardrail, senza parlare delle strade ex ERSAP da tempo abbandonate e mai prese in carico dal comune. Abbiamo anche chiesto un piccolo contributo di € 500,00 ( cinquecento) per tagliaci noi l'erba due volte l'anno almeno intorno al Borgo".

Richieste sino ad ora cadute nel vuoto nonostante le ripetute visite di sindaco e assessori.
"Borghi come il nostro, altrove, sono diventati straordinari quartieri cittadini con una qualità della vita migliore che in città. I residenti, la parrocchia, il comitato festa e le associazioni di riferimento e sensibili allo sviluppo del borgo di Dolcecanto di Gravina in Puglia fanno quello che possono, ma nessuna delle istanze da noi proposte viene accolta".

Oltre all'indifferenza rifilata ai residenti, anche la mannaia delle pale eoliche istallate a pochi passi dal Borgo che "hanno distrutto il miglior belvedere del territorio" a cui si è aggiunta la sottrazione dei cassonetti della spazzatura, in barba alle più elementari regole di vivere civile, per cui da mesi i residenti del borgo sono costretti quotidianamente a recarsi in città per gettare i rifiuti domestici.
"Alcuni mesi fa – continua Capone - abbiamo incontrato l'ennesimo assessore pro tempore ai borghi rurali Annamaria Iurino che tra le tante promesse, promise di intitolare le strade e piazze della zona del Borgo. La proposta fu subito accolta e nacque subito la disponibilità dei numerosi presenti ad adoperarsi per proporre nomi da candidare a questo scopo. Promotori e coordinatori si fecero il parroco della chiesa SS Nome di Gesù Don Michele Paternoster e il sottoscritto Presidente dell'ASSO.T.IM. ASSOciazione Territoriale IMprenditori che propose, e fu subito accolta all'unanimità, di inserire tra i nomi da dedicare alle vie del borgo, nomi di illustri imprenditori gravinesi che si fossero distinti in ambito agricolo e agroalimentare cittadino".
Proposta, anche questa, abbandonata in qualche cassetto mentre palazzo di città ha provveduto nei giorni scorsi ad approvare la medesima proposta per il Borgo la Murgetta
"Se l'Assessora avesse coordinato un minimo di dialogo congiunto con gli animatori dei due borghi noi avremmo proposto di inserire anche qualche donna cittadina gravinese che si è distinta nelle arti e nelle professioni, ma anche in politica, per esempio qualche consigliere comunale donna di Gravina in Puglia o altra personalità politica cittadina".

La richiesta avanzata da Capone è di rendere trasparente la procedura per coinvolgere il maggior numero di cittadini possibili da cui cogliere ulteriori suggerimenti e candidature anche per le vie del Borgo di Dolcecanto e di altre zone e di rettificare la precedente delibera di denominazione dello sole vie del Borgo Murgetta includendo queste ulteriori zone proposte.
Quella dei residenti di Dolcecanto, invece, è di prestare maggiore attenzione alle esigenze di chi per scelta e per necessità ha deciso di vivere in campagna. Di far seguire il dialogo al muro di silenzio e di indifferenza degli anni passati in barba alla enorme ricchezza che i borghi rurali possono generare.
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