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Parte la sorveglianza sanitaria nelle strutture turistico-ricettive e nelle RSA per prevenire la diffusione della legionella, un batterio che si trova in ambienti acquatici naturali o in impianti idrici artificiali e che può causare malattie come le polmoniti. Il Dipartimento di prevenzione della ASL di Bari – già impegnato a intervenire su segnalazione (sono stati 179 i campionamenti eseguiti nel 2024) – ha programmato per tutto il 2025 anche l'analisi delle valutazioni dei rischi legionellosi con campionamenti periodici a cura del nucleo operativo territoriale. L'obiettivo è quello di ridurre il numero di casi di legionellosi e, nello stesso tempo, ridurre il rischio di esposizione.

L'infezione da legionella avviene normalmente per via respiratoria mediante l'inalazione o l'aspirazione di piccole goccioline (aerosol) prodotto dai diffusori delle docce, dai filtri rompigetto dei rubinetti, dalle vasche idromassaggio, dai grandi impianti di climatizzazione dell'aria, piscine, fontane, ecc. non si trasmette da persona a persona. Dall'ultimo rapporto annuale sulla legionellosi in Italia, è emerso un forte aumento dei casi (+50%) con una percentuale superiore all'84% di casi classificati come "comunitari", ovvero di origine non nota poiché non riferibili ad alcun soggiorno al di fuori della propria abitazione durante il periodo di incubazione della malattia.

Per quanto riguarda il territorio della ASL di Bari, nel 2024 il 70% delle infezioni si è verificato all'interno delle abitazioni, il 42,5% nelle strutture ricettive e il 15% nelle residenze sanitarie assistenziali. E' quanto emerge dal report stilato dal gruppo Legionella, di cui è responsabile il direttore Sisp area metropolitana, Francesco Nardulli affiancato dalla coordinatrice Stefania Menolascina che opera insieme a: un medico igienista, due tecnici della prevenzione e quattro assistenti sanitari. Complessivamente sono state eseguite 40 indagini eseguite sul territorio nel corso del 2024 per un totale di 179 campionamenti. Una attività di gran lunga superiore a quella registrata nel 2023 che si è chiuso con 14 indagini e 11 campionamenti.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, la legionella è, tra tutti i patogeni presenti nell'acqua, quello che causa il maggior onere sanitario nell'Unione Europea. Per questo è stata prevista la sorveglianza nazionale della legionellosi, che, per ogni caso segnalato, impone la valutazione dell'esposizione al rischio e la segnalazione alle ASL di competenza, che devono attuare gli interventi di controllo ritenuti necessari.

Pertanto, sulla base di quanto definito all'art. 271 del D.Lgs. 81/08, il datore di Lavoro ha l'obbligo di valutare il rischio legionellosi presso ciascun sito di sua responsabilità, adottando tutte le misure protettive e preventive in relazione al rischio valutato necessarie alla sicurezza dei lavoratori, senza trascurare le responsabilità (implicazioni legali e di immagine) nei confronti di possibili utenti/pazienti.

In presenza di casi di legionellosi, l'indagine epidemiologica risale al luogo in cui è avvenuta l'infezione. Per questo è necessario che il paziente ricordi quali strutture ha frequentato nei dieci giorni antecedenti, l'esordio dei sintomi, al fine di potere procedere ai controlli ambientali. Ogni volta che si verifica un caso o un cluster di casi associati ad una struttura sanitaria, l'indagine epidemiologica è obbligatoria e non procrastinabile, soprattutto per poter identificare l'origine dell'infezione e programmare adeguati interventi di bonifica.
  • Regione Puglia
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