Piero Pepe
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La città

Appello della famiglia di Piero Pepe: chi ha visto, parli

Si vuole capire cosa è successo negli attimi fatali dell'incidente nel sottovia

Non si danno pace i familiari di Piero Pepe, il 51enne sfortunato cicloamatore morto in seguito ad una caduta nel sottopasso di Corso Di Vittorio. L'uomo, dopo essere stato in coma per alcuni giorni presso l'ospedale Di Venere non ce l'ha fatta a sopravvivere ai traumi subiti.

La sua morte ha generato nuova vita: la famiglia ha dato il consenso alla donazione degli organi e sono stati prelevati e trapiantati cuore, reni, cornee e fegato.

Adesso, però, i familiari vorrebbero riuscire a ricostruire l'episodio per capire cosa possa essere successo e per questo chiedono la collaborazione della cittadinanza. In una lettera aperta la famiglia Pepe chiede, a chi può fornire informazioni utili, di farsi avanti. Ecco cosa scrivono:

"Pepe Pietro, morto per un incidente fatale nel sottovia Madonna delle Grazie. Nessuno sa cosa è successo, eppure era presente tantissima gente. La famiglia fa un appello alla città, ai gravinesi, al senso civico e alla solidarietà dei cittadini: chi ha visto parli. I medici hanno accertato che il nostro concittadino non ha avuto un malore, non è stata la sua inesperienza in sella a provocare quel trauma cranico così violento. Lui era un ciclista! Lui era un motociclista!

La famiglia, gli amici e tutti i cari di Piero ribadiscono il suo essere attento, responsabile ed esperto in questo sport, "percorrevamo quella strada ogni volta che uscivamo in bici, conoscevamo a memoria tutti i difetti dell'asfalto" dice il fratello, incredulo riguardo l'accaduto. I carabinieri si sono messi subito a lavoro, il giorno dopo l'incidente si sono recati sul posto ma purtroppo non ci sono telecamere nelle vicinanze che possano aiutare a capire.

Nessuna dichiarazione, nessun testimone, nessuno che sappia dire con certezza quello che è successo, "non vogliamo un colpevole, non vogliamo punire nessuno, vogliamo solo sapere cosa è successo davvero per andare avanti e per farcene una ragione" dicono la moglie e i figli.

Gravina deve unirsi e collaborare in nome della giustizia, non è giusto veder morire un padre, un marito, un fratello, un amico senza sapere come e perché. La famiglia chiede di parlare, in forma anonima o meno, con messaggi a questa mail "[email protected]" (verita senza accento e tutto minuscolo) o rivolgendosi alla polizia o ai carabinieri, in ogni modo possibile chiede che la verità venga fuori. Si ringrazia chiunque collabori. Ancora una volta ripetiamo: chi ha visto, parli".
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