Passeggiando con la storia

La chiesa cripta San Michele delle Grotte

“Passeggiando con la storia”, rubrica a cura di Giuseppe Massari

Gravina in Puglia definita, non a caso, dagli intenditori, la Matera pugliese, è la città che offre una infinità di insediamenti e chiese rupestri, che con la città dei Sassi formano un unicum di identità e storia. Tra le chiese naturali, scavate nel masso roccioso della gravina, si trova la chiesa cripta dedicata all'Arcangelo Michele, che non è solo la prima cattedrale di Gravina, ma è, anche, uno dei complessi rupestri più grandi sin qui scoperti. Scavata in un enorme ammasso tufaceo, all'interno del rione Fondovito, vi si accede da un atrio da cui si diparte una scala incisa nella roccia che conduce ad un livello superiore e, oltre uno stretto camminamento, alla chiesa ipogea vera e propria. L'interno è suddiviso in cinque navate da una teoria (ben quattordici) di pilastri che, a loro volta, formano degli archi rudimentali in uno schema "a ventaglio" che termina sul fondo con delle absidi appena abbozzate. In una delle absidi, la prima a sinistra entrando, sono visibili tracce di un antico affresco raffigurante il volto del Cristo Pantocratore tra san Paolo e san Michele. Altri affreschi, ancora, oggi parzialmente visibili, trovano spazio su alcune colonne.

La più significativa, quella posta dirimpetto all'altare maggiore, in cui sono visibili i segni di una crocifissione con il Cristo attorniato da 3 figure di donne: Maria, Maria maddalena e Maria di Clofe. La parte pittorica della chiesa è stata oggetto di studio, circa una decina d'anni, nell'ambito del Progetto Tebaidi del Sud, curato dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze in collaborazione con l'Università giapponese di Kanazawa. All'interno del sacro tempio vi sono i tre altari che risalgono al XVII-XVIII secolo. Sulla descrizione più completa del sacro luogo, è giusto rifarsi al cardinale Frà Vincenzo Maria Orsini, futuro papa Benedetto XIII, nel corso della sua Visita apostolica nella città di Gravina del 1714. Sull'altare centrale troneggia la statua di San Michele, in pietra del Gargano, "con un decente sotto grado di mazzero. Sulla sinistra il secondo altare in onore di San Gabriele, eretto dal vescovo Cavalieri (1690-1705) di pietra detta trofino. Il terzo, sulla destra, ad onore di san Raffaele, eretto come il secondo, a spese di Mons. Cavalieri". Va ricordato che in una grotta contigua sono stati rinvenuti i resti dei gravinesi trucidati in massa dai saraceni nel 999, evento ricordato da un'epigrafe posta sulla parete della stessa grotta. Su questo fatto di storia e di cronaca, però, non tutte le fonti concordano, anzi contrastano e stridono tra di loro.

L'Orsini, nella già citata Visita del 1714, ordinò che quei resti umani ammassati fossero cristianamente ordinati. Al di là della funzione storica, che questo luogo di culto ha svolto, ha conservato, ha tramandato, quello che preme sottolineare è la particolarità del luogo per alcuni aspetti importanti, originali, suggestivi e sconosciuti. Sulla parete a destra di chi guarda gli altari ed opposta all'ambiente in cui sono state conservate le ossa di resti umani, in alto, nel muro, secondo quanto affermato da importanti storici locali, è facile scorgere quella che a prima vista sembra una tomba ad arcosolio sovrastata da una cornice scolpita nel tufo che un tempo, probabilmente, racchiudeva un affresco, come testimoniano i resti di intonaco superstiti lungo i suoi bordi interni. Altre versioni o fonti raccolte dallo storico locale, Domenico Nardone, in quello spazio c'era un quadro dipinto su mattoni.

E' rimasto solo un mattone e il quadro deve essere quell'effige della Madonna che si trova a Solfora, con la denominazione di "Madonna della Consolazione". Un altro elemento poco noto, che è giusto cogliere è la presenza di qualche graffito inciso su una delle colonne: 1799. Una data apparentemente insignificante, ma legata alla vicenda delle orde del cardinale Ruffo, che capeggiò la rivolta sanfedista. Che in città non entrò e la scampata eventuale aggressione fu attribuita, come miracolo, a San Michele. Da qui, anche la costruzione della nicchia con la statua del santo che si trova nell'omonima piazza.

Testi consultati:
Alba Medea: "Gli affreschi delle cripte eremitiche pugliese", Volume 1, Collezione meridionale editrice, 1939;
Domenico Nardone: "Notizie storiche sulla città di Gravina (455 – 1860)", Premiata Tip. Luca Attolini, Gravina 1922;
"Visita Apostolica della città di Gravina del Cardinale Vincenzo Maria Orsini 1714" (a cura della Pro-Loco e Centro Studi Gravina), Gurrado, Gravina 1975;
Giorgio Otranto - Fedele Raguso - Marisa D'Agostino: " S. Michele Arcangelo. Dal Gargano ai confini Apulo-Lucani", Pubblicità & Stampa, Bari 8 maggio 1990;
Donato Giordano: "Il comprensorio rupestre appulo-lucano: casale e chiese da Gravina al Bradano", Levante Editore, Bari, Giugno 1992;
Giuseppe Navedoro: "Le chiese rupestri di Gravina in Puglia. Considerazioni preliminari su alcuni ambienti sconosciuti o ancora inediti", Il Grillo editore, 2006;
Concetta Pepe (a cura di ): "Gravina in Puglia Una guida, Il Grillo editore.
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