
cultura
Si parla anche di Gravina al convegno “Ordini Francescani e Territorio in Terra di Bari”
Una relazione sugli arredi della chiesa di San Sebastiano
Gravina - giovedì 5 novembre 2026
9.03
C'è anche un po' di Gravina alla tre giorni di lavori in corso di svolgimento a Bari e Conversano, per trattare degli ordini Francescani in terra di Bari, in occasione delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco D'Assisi.
Una iniziativa che ha voluto pregiarsi di un importante riconoscimento per la città di Gravina, che verrà citata in una delle relazioni in programma nella tre giorni di studi.
Sabato 6 novembre il prof. Francesco Lofano parlerà, Infatti, de "L'arredo della chiesa di San Sebastiano a Gravina: devozione, committenza e trasformazioni di un organismo stratificato".
Un onore che inorgoglisce l'intera comunica e la parrocchia che per bocca del suo parroco Don Giuseppe Loizzo ha voluto manifestare tutta la sua soddisfazione per questo importante riconoscimento.
"E' per me parroco, per la comunità parrocchiale SS. Crocifisso e per tutta la comunità cittadina di Gravina un grande onore sapere che il convento di San Sebastiano (luogo storico dentro cui sorge l'istituzione parrocchiale SS. Crocifisso) è ancora una volta all'attenzione della Soprintendenza di Bari, dell'Università di Bari e del Ministero della Cultura per il suo interesse storico, per il suo valore artistico e per tutto ciò che ancora ha da dire oggi del nostro territorio"- afferma don Giuseppe, che approfitta dell'occasione per ringraziare il dott. Francesco Lofano che ha voluto studiare le suppellettili dell'antico convento gravinese.
Una iniziativa che -aggiunge Don Loizzo- non solo dà prestigio al convento, ma richiama "l'alto valore storico che siamo chiamati a preservare a custodire, a valorizzare, facendoci sentire all'interno di un percorso storico che viene da lontano e che ci consegna tanta bellezza, tanta arte, tanta cultura".
Un bene che quindi – che non appartiene solo a chi vive nel presente, ma che va tutelato per consegnarlo alle generazioni future.
Ecco perché- conclude Don Giuseppe- "Siamo chiamati a consegnarlo alle generazioni di domani perché la storia possa ancora parlare, perché l'arte possa raggiungere il cuore e perché questo luogo di fede possa tornare ad essere cuore pulsante per la comunità, per la città e possa parlare ancora tanti dell'oggi e del domani".
Una iniziativa che ha voluto pregiarsi di un importante riconoscimento per la città di Gravina, che verrà citata in una delle relazioni in programma nella tre giorni di studi.
Sabato 6 novembre il prof. Francesco Lofano parlerà, Infatti, de "L'arredo della chiesa di San Sebastiano a Gravina: devozione, committenza e trasformazioni di un organismo stratificato".
Un onore che inorgoglisce l'intera comunica e la parrocchia che per bocca del suo parroco Don Giuseppe Loizzo ha voluto manifestare tutta la sua soddisfazione per questo importante riconoscimento.
"E' per me parroco, per la comunità parrocchiale SS. Crocifisso e per tutta la comunità cittadina di Gravina un grande onore sapere che il convento di San Sebastiano (luogo storico dentro cui sorge l'istituzione parrocchiale SS. Crocifisso) è ancora una volta all'attenzione della Soprintendenza di Bari, dell'Università di Bari e del Ministero della Cultura per il suo interesse storico, per il suo valore artistico e per tutto ciò che ancora ha da dire oggi del nostro territorio"- afferma don Giuseppe, che approfitta dell'occasione per ringraziare il dott. Francesco Lofano che ha voluto studiare le suppellettili dell'antico convento gravinese.
Una iniziativa che -aggiunge Don Loizzo- non solo dà prestigio al convento, ma richiama "l'alto valore storico che siamo chiamati a preservare a custodire, a valorizzare, facendoci sentire all'interno di un percorso storico che viene da lontano e che ci consegna tanta bellezza, tanta arte, tanta cultura".
Un bene che quindi – che non appartiene solo a chi vive nel presente, ma che va tutelato per consegnarlo alle generazioni future.
Ecco perché- conclude Don Giuseppe- "Siamo chiamati a consegnarlo alle generazioni di domani perché la storia possa ancora parlare, perché l'arte possa raggiungere il cuore e perché questo luogo di fede possa tornare ad essere cuore pulsante per la comunità, per la città e possa parlare ancora tanti dell'oggi e del domani".
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