Massimiliano Cosi
Massimiliano Cosi
Mondo Giovane

Intervista al 'visual artist' Massimiliano Cosi

Regista di "Formosus", spettacolo in scena al Castello Svevo

"C'è qualcosa di più importante della logica: è l'immaginazione." Questa frase è del celebre regista Alfred Hitchcock e in qualche modo raccoglie il senso delle cose, il vero deus ex machina che guida le azioni di ogni creativo. Ai vari livelli dell'arte, l'immaginazione è la sostanza fondamentale di ogni inventiva, il mantra da seguire e inseguire. Dietro l'immaginazione e la creatività c'è spesso molto studio in primis, e poi la profonda passione per quello che si fa.

E i risultati di questo lavoro sono, per pubblico e appassionati, la prova di tutto questo e di un percorso in cui tutto assume senso con la performance dal vivo (partecipata o meno) e con il manufatto che include le più disparate espressioni artistiche, dalla musica al teatro, dall'handmade alla pittura, dalla scrittura creativa alla grafica pubblicitaria.

Gravina, e molti esempi lo dimostrano, è da sempre terreno fertile per creativi e artisti anche in campo visuale e cinematografico. Gravinalife ha intervistato il giovane Massimiliano Cosi, gravinese e vero outsider con la macchina da presa, visionario, ecclettico e appassionato.

Si definisce un "visual artist", ci spiega cosa intende?
Si tratta di una sintesi credo abbastanza efficace per fuggire da definizioni troppo specialistiche, per uno come me che si è formato da autodidatta, cimentandosi in campi diversi dell'immagine. Ho iniziato come grafico, ma allo stesso tempo mi appassionava molto la scrittura creativa, quella richiesta nel copywriting pubblicitario, ad esempio. Poi però ho scoperto il mezzo fisico della macchina da presa ed è stato amore a prima vista. Recentemente ho scoperto che forse il termine più adatto al mio "mettere le mani in pasta" in più campi sarebbe quello di direttore creativo, o creative director. Ma alla fine contano solo i contenuti, quindi un aggettivo vale l'altro.

Nel 2015 ha fondato il collettivo artistico Bloodynose, di cosa si occupa?
A dire la verità Bloodynose nasce già nel 2012, col nome abbreviato di BFTN (blood from the nose), dal mio incontro con Salvatore Graziani, motion designer e informatico. Poi con i primi clienti istituzionali e le prime commissioni siamo cresciuti e abbiamo deciso di specializzarci in spot, videoclip e installazioni multimediali, prediligendo soprattutto queste ultime (siamo stati tra i primi nel territorio a sperimentare con sensori, controller, led e proiettori).

Vive a Gravina, perché questa scelta di rimanere nel territorio di origine?
Ad essere sincero non si tratta di una scelta ma di una condizione temporanea. Amo la mia terra - ho preso parte per anni a un movimento di cittadinanza attiva che si batteva per la riqualificazione del centro storico - ma già per due volte ho sentito la necessità di lasciarla per trovare nuove esperienze altrove: nel 2009 alla volta della Germania e nel 2018 verso il Regno Unito. Purtroppo, la provincia del sud non è terreno fertile per l'autostima degli individui con una spiccata sensibilità e curiosità. Ritengo semplicemente che viaggiare sia la condizione di crescita naturale per un artista, a prescindere dal luogo di origine.

Formosus è uno show audiovisivo, un live e film multisensoriale che andrà in scena al Castello Svevo di Gravina oggi e domani. Ci parla di questo progetto innovativo?
Formosus nasce dall'incontro con la visionarietà musicale di Carmine Calia e quello straordinario gruppo di artisti che sono gli Organic: Francesco Leoce (basso), Gaio Ariani (mandolino e chitarre) e Donato Manco (batteria). Nel 2013 decidiamo di tributare uno show audiovisivo al mitico "The Dark Side of The Moon" dei Pink Floyd e facciamo sold out al cinema Sidion di Gravina. Negli anni successivi ci siamo impegnati nel progetto Formosus, che consiste in un concept album, un film musicale e uno show live itinerante, incentrato sulla macabra vicenda del Sinodo del Cadavere - San Giovanni in Laterano, Roma, 897 - in cui il cadavere di papa Formoso fu riesumato e processato in pubblico. L'immersività dell'opera la pone in un ambito d'azione a cavallo tra l'arte contemporanea e lo spettacolo dal vivo, il che la rende attrattore di un pubblico dai variegati interessi che vanno dalla storia dell'arte al design e all'architettura fino alla musica e al cinema. Questa macchina scenica, in cui lo spettatore si trova nell'intercapedine tra un concerto e un film, possiede un impatto fisico che la porta a dialogare con i luoghi evocativi (ruderi, castelli, basiliche, parchi archeologici) in cui va in scena, contribuendo così a una loro valorizzazione innovativa presso la comunità.

Quanto studio, passione e aggiornamento continuo c'è dietro quello che fa?
Il termine "passione" mi porta alla mente il lontano giorno, anzi notte, del 2011, in cui rimasi sveglio per montare il mio primo progetto video per il movimento Siamo Tutti Tufi, cui accennavo prima. Non mi era mai successo di perdere la cognizione temporale e di astrarmi dalla realtà come in quella occasione. Ho capito che nella vita avrei voluto fare solo ciò che avrebbe alimentato quella fiamma così forte e intensa. Da quel momento passo ogni giorno a studiare nuove tecniche, sperimentare con gli ultimi ritrovati della tecnologia e guardare film, corti, foto, leggere riviste di design e qualsiasi cosa alimenti la mia fantasia e creatività. Come dice un mio idolo calcistico inglese, l'unico segreto per riuscire in qualcosa, a parte il talento, è il "training, training and training". Niente di più vero!

Cosa le piace catturare con la macchina da presa? E come nasce il lavoro di regia?
In campo cinematografico si dice che un regista stia "dietro" la macchina da presa. Ecco, trovo che questa idea sia fuorviante, almeno per me. Perché ciò che maggiormente amo della camera è proprio la sua fisicità, tenerla stretta tra le mani e sentirla come estensione del proprio sguardo sulle cose e sulle persone che abitano le nostre strane vite. Il mio approccio al mezzo cinematografico è infatti molto istintivo: accanto a una cura maniacale della luce e della gamma dinamica, seppur spesso con pochi mezzi a disposizione, cerco sempre movimenti fluidi che vanno a definire inquadrature non accademiche. D'altronde non me la sono mai potuta permettere un'accademia, quindi sono in un certo senso giustificato. Potrei definire il mio stile registico molto più vicino alla videoarte e alla videodanza che al linguaggio cinematografico, con un intenso utilizzo dello slow motion e di un filo narrativo poco lineare e spesso assente. Preferisco concentrarmi su espressioni del corpo, gesti e costruire l'atmosfera circostante il personaggio.

Pensa che i suoi lavori possano far presa su un pubblico ampio o sono rivolti esclusivamente a chi ha gli strumenti e le capacità per comprendere un determinato linguaggio audiovisivo?
Mi auguro sempre che le mie visioni possano toccare il cuore e le menti del più alto numero di persone possibile, ma mi rendo anche conto che spesso questo è fisiologicamente impossibile data la natura dei temi trattati e a volte, addirittura, dello stile delle immagini. Molta gente preferisce immagini luminose, atmosfere rassicuranti e storie dall'incidere chiaro e sicuro, elementi che difficilmente ritroverà nei miei progetti.

Quali progetti in cantiere dopo Formosus?
Come collettivo Organic & Bloodynose abbiamo già in cantiere un nuovo progetto audiovisivo sulla scia di Formosus, che tratterà stavolta della memoria e delle diverse dimensioni del tempo, a partire dalla storia di una famiglia di provincia. Nel frattempo, mi auguro che la tournée di Formosus raggiunga le maggiori città dell'Europa continentale entro la fine del 2021, grazie anche al grande sostegno che stanno fornendo al progetto i nostri partner Nico Nuzzi (Eli Z Group) e Pasquale Lorusso, amici di sempre emigrati all'estero per affermarsi quali punti di riferimento nei rispettivi settori produttivi, che stanno investendo tempo ed energia nel collettivo, mettendo a disposizione le loro preziose esperienze.
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