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La città

Incendio Bosco, Valente si difende dalle critiche

Risposta agli attacchi sulle responsabilità dell’amministrazione

"E' la regione che ha la responsabilità della gestione del bosco e non il comune, il Comune è solo proprietario dell'area verde". Si difende Valente da chi, in questi giorni, sta chiedendo la sua testa dopo il disastroso incendio che ha distrutto quasi completamente il bosco comunale Difesa Grande.
Sui social in molti hanno attribuito grosse responsabilità all'amministrazione comunale per il propagarsi delle fiamme all'interno dell'area verde comunale.

Una colpa che il primo cittadino non intende addossarsi. Il sindaco spiega come solo negli anni novanta ci sono stati tre grossi incendi, con quello del 1994 ritenuto l'incendio più vasto. Nella ricostruzione fatta da Valente vengono citati alcuni incendi importanti che hanno interessato il territorio cittadino, come quello del 2005 al Pantone, ancora nel 2007 al bosco Difesa Grande, dove oltre 500 ettari furono percorsi dal fuoco "e caso strano, avevano responsabilità politiche allora quelli che attaccano ora"- sottolinea Valente, che poi continua nella lista degli eventi incendiari che hanno colpito Gravina, con i 1000 ettari in fumo nel 2009, tra cui il Pulicchio; nel 2011, quando il fuoco distrusse oltre 100 ettari di vegetazione e poi nel 2012, dopo solo tre giorni dalla sua elezione, il grande incendio che mando in fumo quasi 1000 ettari: poi nessun incendio per quasi cinque anni e nel 2017 l'altro grande evento. "Purtroppo i cambiamento climatici hanno una grossa responsabilità su quello che sta succedendo un po' in tutta Italia" - afferma il sindaco che intende difendere e giustificare l'operato della sua amministrazione, ribadendo l'infondatezza delle accuse nei suoi confronti.
"Il nostro bosco è Sic e la legge attribuisce alla Regione Puglia la gestione del Sic" – ripete Valente, che ricorda come una legge nazionale dice anche che nelle aree percorse dal fuoco non si può intervenire. Una legge a cui si aggiunge una legge regionale che ci dice che addirittura non si può fare pascolo, raccogliere frutti spontanei. "La legge quindi ci dice che noi non possiamo fare nulla- dice Valente, che poi spiega di aver chiesto una deroga alla Regione per poter operare e sistemare il polmone verde alle porte della città, senza riuscire ad ottenerla. "A chi dice che non ci siamo spesi, possiamo portare a riprova una serie di verbali delle conferenze di servizio, note e delibere" - afferma il sindaco che poi continua: "ci sono stati incontri a cui hanno partecipato anche rappresentanti delle associazioni del bosco che oggi dicono che non è stato fatto nulla: si mettano una mano sulla coscienza".
L'amministrazione- ricorda Valente- ha ottenuto un finanziamento per un progetto di oltre 5 milioni di euro per il recupero delle acque reflue da utilizzare per la realizzazione di un impianto per lo spegnimento degli incendi nel bosco.

Poi non risparmia critiche ai politici che lo stanno attaccando. Con chiaro riferimento a Mario Conca, Valente, infatti, afferma: "A chi faceva il consigliere regionale mi dicesse quale provvedimento ha fatto per il bosco" e poi si difende: "abbiamo fatto tutto quello che era all'interno delle nostre competenze".

Anche sulla gestione dell'emergenza e sulle responsabilità attribuite al primo cittadino, Valente chiarisce. "Io non sono il responsabile dello spegnimento del fuoco, non dipende da me. Eppure io lo faccio. Non ho bisogno di visibilità, se sono in prima linea lo faccio solo per mantenere l'impegno che ho preso con i miei elettori. Mentre quelli che oggi alzano la voce su questa questione li vedrete tutti candidati alle prossime elezioni".
Poi l'invito finale. "Mettiamo un punto a questa brutta vicenda e mettiamo da parte quest'odio che non può appartenere ad una società civile e torniamo all'unione che ha sempre caratterizzato la città".
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