piero amendolara
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L'orgoglio di un territorio

L’Amore per la Murgia negli scatti di Piero Amendolara

Il fotografo si racconta in una intervista

Per la rubrica "l'orgoglio di un Territorio" questa settimana abbiamo voluto omaggiare il fotografo Piero Amendolara.


Residente a Gravina in Puglia, nasce a Bitonto da padre Bitontino madre di Toritto. Le sue tre Donne, moglie e due figlie sono la sua più grande croce e delizia.
Arrivato all'età di 61 anni può definirsi un professionista ibrido in quanto, negli anni, ha parallelamente condotto la professione di informatico e quella di fotografo e a dirla tutta, nel tempo libero è anche una guida turistica. Attualmente, si dedica all'arte della fotografia (quasi) full time.

Piero, come e quando nasce la passione per la fotografia e qual è stata la tua prima macchina fotografica?

La passione per la fotografia è direttamente proporzionale alla capacità di visione e osservazione di ciò che ci circonda. La fotografia è però anche un mezzo e come tale ci consente di documentare, rendere visibili a tutti e condividere con gli altri le nostre stesse passioni, nel mio caso, quella nei confronti della natura e del territorio in cui vivo.
Difficile risalire a quando sia nata questa attenzione verso la città e la natura, ma sicuramente galeotte sono state le esperienze SCOUT (che ho frequentato sin da bambino, fino a diventare educatore) e l'Associazione Culturale Benedetto XIII, di cui sono stato presidente, grazie alla quale dal 1997 al 2016 mi sono appassionato a tutti gli aspetti culturali, storici e artistici della città di Gravina e non solo.
La prima macchina fotografica? Una Olimpus OM1 (ovviamente analogica) regalata da mio fratello maggiore nel 1981, da quell'anno in poi, ho sperimentato sempre di più la tecnica fotografica, con l'acquisto di nuovi obiettivi e accessori per la macchina.
Il passaggio alla fotografia digitale, avviene circa 30 anni dopo, nel 2011, dopo un periodo di interruzione dall'attività fotografica, con l'acquisto di una reflex Nikon D90.
Da questo momento in poi, la fotografia assume anche potere narrativo, perché il racconto per immagini viene esposto al pubblico nelle prime mostre personali, che oltre a raccontare i paesaggi naturali e urbani della città di Gravina sono un monito di riflessione soprattutto per i giovani, per evidenziare ai loro occhi le potenzialità del territorio e decidere di restare per conservare i valori locali e su questi costruire la città del futuro.

Quali sono i riconoscimenti più prestigiosi ottenuti e le esposizioni che ricordi con maggiore piacere?

tra le mostre mi piace menzionare "Fermo, Lento, In movimento" al Museo Civico di Bari; al Museo Nazionale di Matera e al Museo di Scienze della Terra del capoluogo pugliese (2022 - 2023). Un progetto fotografico che attraverso l'utilizzo di diverse tecniche rimanda ad una dimensione esperienziale del paesaggio, in cui l'osservatore riesce a riconoscere ed identificare l'indole mutevole della natura. Altra menzione speciale va a "I 6 Giorni della Creazione e il settimo…" esposta al MUDIMA di Altamura; (2019). SI tatta di un Progetto fotografico che racconta la creazione, acquisito dal Museo e parte integrante della collezione permanente. A questi aggiungerei "Le città del Parco" presso Galleria Nazionale della Puglia di Bitonto; alla Biblioteca comunale D'Addosio di Capurso e al Palazzo nobiliare dei Miani-Perotti Cassano; (2018) Progetto fotografico itinerante finalizzato alla valorizzazione e promozione del territorio murgiano; e la mostra "Paesaggi Svelati" esposta al Castello Carlo V di Monopoli; al Ospedale San Rocco a Matera; al Museo Archeologico De Palo-Ungaro di Bitonto e alla Pinacoteca Michele De Napoli di Terlizzi (2016-2017): un progetto fotografico che espone scatti di paesaggi sconosciuti dell'altopiano murgiano. Tra i premi nazionali ed internazionali, solo per citarne alcuni ricordo i riconoscimenti conseguiti a "Fotogrammi della Puglia Rurale" (Bari 2018); "Italia a Tavola" sezione "La Cucina e il cibo simboli di accoglienza" (Bergamo 2018); "International Photo Salon" sezione "Capitali Europee della Cultura" (Plovdiv – Bulgaria 2016 e 2017); "Paesaggio italiano" (Torria 2015) premio nazionale alla fotografia paesaggistica.
Senza dimenticare le pubblicazioni per riviste e quotidiani come Amazing Puglia, Gambero Rosso, la Repubblica Bari, HuffPost Italia, Forbes Italia.

Qual è la foto a cui sei più affezionato e quale quella che ritieni essere la più bella?

Il "Ponte Acquedotto Orsini" (2013) è la foto a cui sono più affezionato, perché è quella che ha affermato la mia maturità professionale. Non avrei mai immaginato che sarebbe stata prima acquistata dal gruppo tedesco "Mercedes-BENZ" per pubblicarla sulla sua rivista in 7 lingue e dopo un mese pubblicata sul "Corriere della Sera" –Edizione Nazionale- per pubblicizzare la Puglia. Diciamo che essere notati al di fuori della propria "zona di comfort" è comunque una bella soddisfazione e soprattutto ti fa riflettere sul valore del tuo operato.
La più bella? Non saprei, ma vi racconto le più emozionanti provando a farvi rivivere il momento.
Sono particolarmente legato agli scatti notturni con la luna e Castel del Monte. Sono tornato più e più volte per cercare l'angolazione, il momento giusto; ma poi dopo tanta ricerca è venuta perfetta, come l'avevo immaginata. Un'altra delle tante che voglio raccontare è una foto non scattata in ambiente naturale, perché realizzata durante il 2020, in piena Pandemia, che rientra nel progetto fotografico "La luna sulla Terra", nato nel 2019 e tutt'ora in corso. Ovviamente, ho sempre avuto l'occasione di fotografare la luna nel suo habitat naturale, ma in quel periodo, come sapete, erano tante le limitazioni allo spostamento. Per questo, ho realizzato una installazione temporanea in casa, ma avevo solo 7 minuti per fermare il passaggio della luna attraverso la sagoma dell'uomo "magrittiano" che avevo creato. Ci sono riuscito e ho deciso di inserire la foto nelle esposizioni di "Fermo lento e in movimento", anche per anticipare il progetto "La luna sulla Terra" di cui sicuramente sentirete parlare in futuro.

Cosa vuoi esprimere con la tua arte fotografica, quale messaggio vuoi mandare?

Come già accennato, per me la fotografia assume un forte valore narrativo ed è anche strumento di divulgazione culturale dei valori e delle tradizioni del territorio. Mi impegno costantemente a diffondere la cultura storica e la cultura fotografica in diversi ambienti. Ad esempio, nell'ottica di una condivisione culturale, con l'Associazione Benedetto XIII ho promosso in più edizioni e quindi per più anni, degli incontri formativi sulla storia della città di Gravina, mentre in relazione al rapporto con i giovani e le immagini, ho tenuto dei seminari in alcuni istituti superiori sul tema fotografia e social Network per evidenziare rischi e opportunità dell'uso delle immagini sul web. Ai fini divulgativi e di promozione del territorio, collaboro con troupe televisive e cinematografiche, location manager, proponendo location per i set e documentando come fotografo di scena, la temporaneità delle destinazioni d'uso del paesaggio murgiano.
Anche su Google come "Google Local Guides", diffondo le immagini del territorio e ad oggi, le foto hanno totalizzato oltre 23 milioni di visualizzazioni.

Per riassumere, con la fotografia vorrei stimolare una riflessione in chi osserva le mie immagini, vorrei che più persone possibili imparino ad osservare con attenzione ciò che li circonda, affinchè possano assumere sempre un atteggiamento propositivo e proattivo nei confronti del proprio territorio, contribuendo alla promozione e sviluppo dello stesso, perché: "solo guardando con occhi diversi la nostra terra saremo in grado di cambiarla".
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  • Piero Amendolara
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