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Scatta anche a Gravina l'obbligo di vaccinale

Per i bambini di età inferiore a sei anni ammissione legata alla vaccinazione

In classe solo se vaccinati. Il Comune di Gravina in Puglia sceglie la linea della fermezza. Con ordinanza firmata in mattinata dal sindaco Alesio Valente, il Municipio gravinese ha sancito il divieto di ammissione dei bambini al di sotto dei sei anni d'età alla frequenza «dei servizi educativi per l'infanzia nonché delle scuole dell'infanzia, incluse quelle private non paritarie, per l'anno scolastico 2018-2019, in caso di mancata preventiva presentazione, da parte dei genitori, della certificazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni dichiarate ex lege obbligatorie». Il provvedimento, spiega il primo cittadino, s'è reso necessario per ragioni di tutela della salute pubblica e per evitare ogni possibile confusione sul tema. «Il decreto legge Lorenzin, risalente al Giugno 2017», spiega Valente, «prevede l'obbligatorietà e gratuità di una serie di vaccini per i minori fino a 16, imponendo ai dirigenti scolastici verifiche atte ad appurare l'avvenuta effettuazione delle predette vaccinazioni. Tali norme risultano essere tuttora vigenti: pertanto, essendo il sindaco autorità sanitaria locale, ho ritenuto doveroso sgombrare il campo da ogni equivoco, compresi quelli derivanti dalle previsioni racchiuse nel Decreto Milleproroghe di recente emanazione, provvedendo a fissare regole certe». Una scelta auspicata da molti dirigenti scolastici e sostenuta pure da diversi pediatri, tra i quali il dottor Mimmo Romita, anche consigliere comunale di minoranza. «Proprio nei ripetuti colloqui sul tema con Romita, le cui sollecitazioni ho ritenuto condivisibili, ho avuto modo di approfondire la questione», sottolinea il sindaco: «Successivamente ho aperto una fase di confronto con i medici come con i presidi e con tantissime famiglie Tutti si sono detti fortemente preoccupati delle conseguenze che la mancata obbligatorietà delle vaccinazioni in ambito scolastico avrebbe potuto avere. Le loro considerazioni hanno ulteriormente rafforzato il mio convincimento nell'adottare una misura che ha per base non uno spunto ideologico ma la semplice, sentita volontà di difendere fino in fondo la salute e l'avvenire di ogni nostro bambino, ad iniziare da quelli con immunodepressione di ogni tipo, che dal contatto con coetanei non vaccinati sarebbero esposti a rischi incalcolabili». A pesare sulla decisione, in particolare, i dati diffusi a Luglio dall'Istituto superiore di sanità attraverso il Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute e secondo i quali nei primi sette mesi del 2018 in Italia si sono verificati 2.029 casi di morbillo (267 solo a Giugno), di cui 4 mortali, e 14 di rosolia, la maggior parte dei quali nelle regioni del centrosud. Dettagli: il 91,3% dei colpiti dalle due malattie infettive richiamate non era mai stato vaccinato al momento del contagio.
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