violenza donne
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“Occhi di donna” contro la violenza

Centro di ascolto e supporto per donne in difficoltà.

Elezioni Regionali 2020
Gli occhi di una donna vittima di violenza sono piatti, spenti. Occhi che vedono ma non osservano. Guardano attraverso un binocolo impugnato al contrario le scene di una vita segnata dal male per allontanarla, chiuderla a doppia mandata nelle cronache dei giornali. Ma quando quello sguardo si rianima e comprende, spesso si ritrova smarrito.

E' a questo punto che interviene "Occhi di donna", un centro di ascolto per sostenere le vittime di violenze. Nato un anno fa a Gravina, conta venti iscritti tra donne e uomini con diverse competenze ed un unico motto: "Uniti si può".

"Uniti e non unite, perché con noi ci sono anche degli uomini", precisa Emma Lorusso legale e fondatrice dell'associazione, "ci occupiamo di tutelare le donne in ogni ambito della vita sociale". Degli incontri settimanali, con psicologi, esperti della salute e del benessere per rieducare la donna e per insegnarle ad amarsi: "Affrontiamo tematiche che riguardano la salute, il lavoro, la gestione della famiglia, il ruolo della donna all'interno della famiglia", e aggiunge, "la violenza la si combatte tramite la rieducazione, molte volte si tratta di donne contro altre donne che cercano quasi di giustificare si cerca l'atteggiamento dell'uomo violento perché la vittima non ha rispettato i canoni che vogliono la donna costretta in determinati ruoli, se invece decide di vivere anche un altro aspetto della sua esistenza spesso viene mal giudicata, proprio da altre donne".

"Occhi di donna" traccia un percorso nel quale le assistite non restano mai da sole: "Una volta una nostra assistita è stata minacciata dal marito, le aveva detto che se non fossero tornati insieme lui sarebbe andato a casa sua allora abbiamo deciso di passare tutti insieme la notte con lei per aspettarlo, lui non è più venuto". Per penetrare la cortina di paura e di diffidenza è fondamentale avere pazienza ed esperienza così come spiega ancora l'avvocato: "Tramite il passa parola vengono a sapere degli incontri, vi partecipano, ascoltano e poi si riconoscono nelle storie, poi prenotano un colloquio privato, ci vuole tempo, ci vuole esperienza per capire realmente quello che succede e come intervenire, spesso i segnali che preludono al femminicidio non si vedono, altre volte invece è necessario ridimensionare magari una semplice incompatibilità di caratteri. Le nostre ragazze sentono di essere meno sole, acquisiscono maggiore forza".

Dieci i casi seguiti, due sono ancora aperti ed altrettanti invece sono stati archiviati, per tutti gli altri invece non si è intrapreso alcun procedimento giudiziario. Violenza non solo fisica ma anche psicologica, spalmata in maniera omogenea non solo in famiglie disagiate ma anche in nuclei più agiati e di alto livello culturale: "Forniamo una prima indicazione, le ascoltiamo e valutiamo la situazione per poi indirizzarle presso lo psicologo o i centri antiviolenza a seconda della gravità, ovviamente continuiamo ad ascoltarle, a seguirle, tutto nella massima discrezione. Nei casi più difficili denunciamo il fatto alle forze dell'ordine e poi si procede con l'ammonimento", continua Lorusso, "questa è una prima forma di denuncia, l'uomo violento viene contattato dalle forze dell'ordine e viene tenuto sotto controllo. In altri casi procediamo con la querela". Per quanto riguarda il supporto delle istituzioni locali, l'avvocato afferma di non aver mai avuto occasione di collaborarci, specificando: "Sicuramente i servizi sociali avranno preso in carico casi di questo genere, ma non abbiamo mai collaborato con loro" e aggiunge, "è fondamentale fare rete, spero che si attivino in maniera concreta, c'è una delega ben precisa e tramite questa supportare anche le associazioni, per collaborare tutti insieme".

Molti i progetti realizzati, numerosi pure quelli in cantiere, a partire con un lavoro fatto nelle scuole gravinesi, per educare sin dalla tenera età alla parità di genere. Iniziative che pare abbiano avuto un buon riscontro presso i dirigenti, che si sarebbero inoltre impegnati a proseguire con altre attività a tema. "Vogliamo inoltre collaborare anche con la polizia e carabinieri per inserire all'interno dei commissariati degli uffici preposti esclusivamente a questo". Per quanto riguarda la legge 119 del 2013 sul femminicidio l'avvocato puntualizza: "Si sono inasprite le pene, soprattutto se la violenza avviene in presenza di minori, disponendo l'allontanamento immediato dal nucleo famigliare. Altra novità è quella dell'ammonimento, viene trasmesso alla procura, non si tratta di una querela vera e propria e viene garantito l'anonimato". Un'altra novità, precisa Lorusso, è il potenziamento dell'attività dei centri anti violenza: "Sono stati stanziati dei fondi regionali e nazionali ma tardano a decollare. Se non si vanno a potenziare con strutture e personale ne possiamo parlare quanto vogliamo ma è difficile che possano occuparsi di una situazione seria e grave se non ci sono dei fondi".

Ma la normativa non basta, il femminicidio sembra essere un mostro culturale. "L'uomo dopo aver compiuto il fatto spesso va a costituirsi, quello che fa diventa un fattore di principio al quale proprio non può sottrarsi". In pochi mesi di attività il bilancio di "Occhi di donna" è decisamente positivo, se si considera che tra gli iscritti al gruppo ed ora in prima linea c'è una ex assistita: "Dopo tanti anni ha deciso di sottrarsi a violenze continue, sia fisiche che verbali. Oggi è diventata una donna consapevole, forte, che sa quello che vuole e adesso è lei a sostenere le altre, arrivare a questo significa aver prima risolto e perdonato sé stesse e questa, per me, è una grande conquista".
  • Associazione “Occhi di donna"
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