
Scuola e Università
“Homo sum…”: la classicità rappresentata dai ragazzi
Alla XII Notte Nazionale del Liceo Classico gli studenti del G. Tarantino portano in scena il mondo greco e latino tra musica, poesia e riflessioni contemporanee.
Gravina - lunedì 30 marzo 2026
12.31
Non tutti sanno che il 27 Marzo è la giornata internazionale del teatro, e quest'anno una felice coincidenza ha voluto che Gravina e tutta Italia avessero la possibilità di omaggiare la quinta arte, in particolare il mondo greco e latino che ne hanno dato i natali.
Infatti, il fato ha voluto che in questa data cadesse uno degli eventi più attesi e partecipati dalla cittadinanza, la XII edizione "Notte Nazionale del Liceo Classico", che coinvolge e impegna gli studenti dell'indirizzo classico del G. Tarantino da ormai otto anni.
L'iniziativa del prof. Rocco Schembra nasce con l'intento di aprire le porte delle scuole al pubblico per rilanciare il mondo classico, per farlo scoprire a chi non ci si è mai addentrato e per farne innamorare nuovamente chi già lo conosce bene.
Non a caso, il palco scelto per l'edizione di quest'anno, quello dell'Area Fiera, rappresenta il senso di accoglienza e connessione alle proprie radici che l'evento vuole comunicare.
Per aiutare gli spettatori ad immergersi al meglio nell'atmosfera, all'interno del padiglione è stato allestito un buffet di pietanze tipiche dell'epoca greco-latina, oltre che una mostra fotografica, il tutto curato e realizzato dai ragazzi.
La serata è stata costellata di performance suggestive che hanno messo in risalto il talento di tutti gli studenti, dai più giovani e impacciati del primo anno, che si mettono in gioco da protagonisti per la prima volta tra una versione e l'altra; ai ragazzi dell'ultimo anno che, con gli occhi lucidi, hanno vissuto l'emozione di calcare quel palco per l'ultima volta.
Le esibizioni hanno spaziato da riletture dei classici (dalle "Metamorfosi" di Ovidio, all'"Aulularia" di Plauto, fino all'"Antigone" di Sofocle), a rappresentazioni più simboliche, come il quadro plastico ispirato alla Deposizione di Caravaggio, la tragicommedia sulla morte della Pizia, o il riadattamento in chiave teatrale, con evidenti rimandi al film "The Eternal Sunshine of the Spotless Mind", di "No Man Is an Island".
Non sono mancati spunti di riflessione contemporanea: dal rapporto con la tecnologia e l'intelligenza artificiale, fino al valore della memoria e della sofferenza come strumenti di crescita e consapevolezza.
Le performance, tutte intense, coinvolgenti e studiate con dovizia di particolari, anche nelle scenografie e nei costumi, dallo spettacolo di apertura, fino a che non è calato il sipario, erano profondamente legate da un fil rouge comune che ha dettato la narrazione di tutta la serata: "Homo sum…", come un invito a riflettere sul significato profondo dell'humanitas. A chiudere la serata, come in tutte le scuole aderenti, un momento condiviso di musica e poesia ha unito idealmente studenti e pubblico in tutta Italia, nel segno di quella stessa humanitas che ha attraversato ogni esibizione.
La citazione di Terenzio che ha dettato il tema della serata è stata declinata secondo le più svariate chiavi di lettura, e le sue parole come una vibrazione palpabile riecheggiavano in ogni breve rappresentazione portata in scena.
Questa eco vibrante è la voce di una cultura e di discipline spesso mal giudicate o sminuite; è considerata stantia, polverosa e obsoleta, e invece, proprio in occasioni come questa, risuona più forte che mai e ci dimostra che ha ancora tanto da raccontare e da insegnarci.
Infatti, il fato ha voluto che in questa data cadesse uno degli eventi più attesi e partecipati dalla cittadinanza, la XII edizione "Notte Nazionale del Liceo Classico", che coinvolge e impegna gli studenti dell'indirizzo classico del G. Tarantino da ormai otto anni.
L'iniziativa del prof. Rocco Schembra nasce con l'intento di aprire le porte delle scuole al pubblico per rilanciare il mondo classico, per farlo scoprire a chi non ci si è mai addentrato e per farne innamorare nuovamente chi già lo conosce bene.
Non a caso, il palco scelto per l'edizione di quest'anno, quello dell'Area Fiera, rappresenta il senso di accoglienza e connessione alle proprie radici che l'evento vuole comunicare.
Per aiutare gli spettatori ad immergersi al meglio nell'atmosfera, all'interno del padiglione è stato allestito un buffet di pietanze tipiche dell'epoca greco-latina, oltre che una mostra fotografica, il tutto curato e realizzato dai ragazzi.
La serata è stata costellata di performance suggestive che hanno messo in risalto il talento di tutti gli studenti, dai più giovani e impacciati del primo anno, che si mettono in gioco da protagonisti per la prima volta tra una versione e l'altra; ai ragazzi dell'ultimo anno che, con gli occhi lucidi, hanno vissuto l'emozione di calcare quel palco per l'ultima volta.
Le esibizioni hanno spaziato da riletture dei classici (dalle "Metamorfosi" di Ovidio, all'"Aulularia" di Plauto, fino all'"Antigone" di Sofocle), a rappresentazioni più simboliche, come il quadro plastico ispirato alla Deposizione di Caravaggio, la tragicommedia sulla morte della Pizia, o il riadattamento in chiave teatrale, con evidenti rimandi al film "The Eternal Sunshine of the Spotless Mind", di "No Man Is an Island".
Non sono mancati spunti di riflessione contemporanea: dal rapporto con la tecnologia e l'intelligenza artificiale, fino al valore della memoria e della sofferenza come strumenti di crescita e consapevolezza.
Le performance, tutte intense, coinvolgenti e studiate con dovizia di particolari, anche nelle scenografie e nei costumi, dallo spettacolo di apertura, fino a che non è calato il sipario, erano profondamente legate da un fil rouge comune che ha dettato la narrazione di tutta la serata: "Homo sum…", come un invito a riflettere sul significato profondo dell'humanitas. A chiudere la serata, come in tutte le scuole aderenti, un momento condiviso di musica e poesia ha unito idealmente studenti e pubblico in tutta Italia, nel segno di quella stessa humanitas che ha attraversato ogni esibizione.
La citazione di Terenzio che ha dettato il tema della serata è stata declinata secondo le più svariate chiavi di lettura, e le sue parole come una vibrazione palpabile riecheggiavano in ogni breve rappresentazione portata in scena.
Questa eco vibrante è la voce di una cultura e di discipline spesso mal giudicate o sminuite; è considerata stantia, polverosa e obsoleta, e invece, proprio in occasioni come questa, risuona più forte che mai e ci dimostra che ha ancora tanto da raccontare e da insegnarci.










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