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Territorio

Gravina aderisce al patto per il “Ben-Essere Equo e Sostenibile”.

Sarà stipulato tra le città della rete "slow"

Gravina è ormai da più di tre anni una cittaslow, la rete delle città del buon vivere. Ad aprile del 2015, infatti, il presidente di Cittaslow Internazionale ammise all'Associazione slowcity la città di Gravina.

Un sodalizio nato nel 1999 con lo scopo di migliorare la qualità della vita degli abitanti dei comuni aderenti e dei loro visitatori, attraverso il concetto del buon vivere, fondato sul rispetto di alcuni requisiti condivisi e verificabili e su un impegno costante nella realizzazione di politiche amministrative capaci di raggiungere questo scopo.

Valori che fanno parte del dna della città del Grano e del Vino, che da tempo ha intrapreso politiche di tutela e sviluppo, azioni di qualificazione, realizzazione e promozione del territorio, così come previsto dallo statuto dell'associazione Cittaslow.

Per questo quando il Comitato di Coordinamento Internazionale di Cittaslow International, riunito a Torino il 22 settembre scorso, ha affrontato il tema del progetto "Patto dei Sindaci per il Ben-Essere Equo e Sostenibile", il Comune di Gravina ha risposto "presente" all'appello.

Un progetto che vuol essere un'alleanza tra gli elementi primari del tessuto socio-culturale istituzionale, da cui partire per creare la struttura sociale del futuro. E poiché il presidio più autentico ai valori della sostenibilità ambientale e sociale viene dal territorio, dalle città, l'amministrazione comunale di Gravina - che aveva già sposato questi ideali - non poteva che ratificare l'adesione al patto.

"Perché - spiegano da Palazzo di Città - è coerente con la prospettiva già delineata per passare ad un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio entro il 2050 e il Libro bianco sui trasporti, e perché va oltre al fine di ricomprendere nel "benessere" categorie ineludibili come la sostenibilità, non solo ambientale, ma anche sociale, la responsabilità sociale condivise (la shared responsibility, come anche indica il Consiglio d'Europa), la redistribuzione dei redditi e la giustizia sociale, la cittadinanza attiva, l'appagamento non solo materiale, ma anche culturale e sociale delle persone di ogni età".

Uno strumento in più per riuscire a determinare quei cambiamenti necessari alla piena realizzazione degli obiettivi europei del decennio 2020-2030, ovvero benessere materiale, equità sociale, conservazione del paesaggio e del patrimonio storico e culturale.
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