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Politica

Dimissioni, Lagreca fa dietrofront

La decisione al termine di un coordinamento fiume del Pd.

Il teatrino della politica cittadina continua a regalare sorprese.

Succede infatti che nell'arco di un giorno, dopo una lunga riunione del coordinamento del locale Partito Democratico, le "irrevocabili" dimissioni presentate lo scorso giovedì dall'assessore al bilancio Nicola Lagreca e annunciate a destra e manca, vengono meno, ritirate -come si apprende- dallo stesso assessore.

Il tutto accade in un freddo venerdì sera. La fitta nebbia ed una desolante piazza della Repubblica fanno da sfondo alla riunione fiume. Ma non inganni l'apparente calma piatta della piazza per eccellenza della politica gravinese. Perché nella sede del Pd c'è fibrillazione. E nella stanza dei bottoni qualcosa sarà pur successo se quel Lagreca che sembrava irremovibile nella decisione di troncare il rapporto di collaborazione con l'amministrazione, nel giro di poche ore abbia fatto marcia indietro. Ma, evidentemente, ai cronisti ed alla città non è dato sapere. Il telefono dell'assessore, infatti, continua impietosamente a squillare a vuoto.

Ed alla città non rimane che una velina scritta a chissà quante mani, diffusa dal segretario del circolo Vito De Robertis Lombardi al termine del rendez-vous. Il comunicato, figurarsi, non scioglie alcun dubbio. Si parla di "rinnovata fiducia" da parte del sindaco ma nulla è detto circa le motivazioni che hanno spinto l'assessore prima a rassegnare le dimissioni e poi a rimangiarsi la parola. Nulla sui contenuti della riunione, nulla sulle tematiche al centro della diatriba tra il primo cittadino e Lagreca. Il nulla, alla faccia della tanto spiattellata trasparenza, parola che ormai inflazionata sembra allontanarsi sempre più dai palazzi del potere.

Ed alla città non rimangono che dubbi e domande. Cosa ha spinto Lagreca a dimettersi? Questione politica o personale? Quali i motivi del dietro front? Ha chiesto rassicurazioni o posto paletti? E chissà se qualcuno prima o poi si degnerà di dare una risposta. Non ai cronisti, sia ben chiaro, piuttosto alla città che quasi due anni orsono ha creduto in lor signori premiandoli con circa quattordici mila voti.
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