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Territorio

Deposito nucleare, nasce comitato cittadino con sindacati e associazioni

Area scelta è a ridosso del bosco

La politica e le istituzioni fanno il loro corso, ma la società civile non sta con le mani in mano e ha deciso di avere un ruolo da protagonista per respingere l'ipotesi di collocare sul territorio murgiano il deposito nazionale nucleare. Per queste ragioni si è costituito a Gravina un comitato di consultazione cittadina.

Un soggetto che intende far sentire le voci del dissenso della comunità, ed intraprendere una serie di iniziative di carattere informativo e consultivo, così come previsto anche dalla stessa Sogin, che ha curato la redazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee. L'intento del comitato è quello di "ragionare seriamente sul tema della discarica di scorie radioattive individuata sul nostro territorio senza "avvallare" proteste Nimby (Not In My Back Yard, letteralmente "Non nel mio cortile sul retro") o prese di posizione "a prescindere", perché ci sembra evidente come questo Governo si stia sforzando di rendere il processo trasparente e partecipato" spiegano i promotori dell'iniziativa. Al momento hanno aderito i sindacati Cgil, Cisl e Uil, l'associazione ambientalista "Bosco difesa Grande" e quella giovanile "Punto GG", a cui si sono aggiunte nelle ultime ore anche la Cia provinciale "Area Levante" e le associazioni Omini di Pietra, Amici della Polizia Locale, Sezioneaurea, Insieme per la gioia, Fridaysforfuture Gravina, Gravinamelapuliscoio, Obiettivo Giovani, Gravina Naturambiente, Festina Lente, M.i.cro Odv e Asd Dorando Pietri.

L'obiettivo è creare una rete di soggetti che collaborino con le istituzioni locali per la compilazione delle osservazioni da presentare in opposizione all'individuazione del sito di stoccaggio di scorie nucleari nel sito individuato presso la città di Gravina.

Al centro del dibattito, secondo i promotori del comitato, ci dovrebbero essere argomentazioni come quella che vuole il Sud Italia come la porzione del Paese con il territorio paesaggisticamente più qualificato, che non può e non deve diventare il luogo di stoccaggio di scorie radioattive prodotte in altre regioni o nei dismessi siti delle centrali nucleari italiane. Ma anche l'affermazione della Murgia che deve sdoganarsi dalla definizione di "area interna", puntando su progetti territoriali qualificati che possano incentivare il turismo ambientale, culturale e il cosiddetto turismo "dolce" e sostenibile.

Perché - affermano dal comitati- "Murgia non vuol dire area sfortuna!". Altra questione più tecnica su cui puntare per evitare che il deposito venga realizzato sul suolo cittadino, vede il sito di Gravina (BA5) non rientra tra le aree di classe A1 "molto buone", ma tra le aree di classe A2 "buone", "aree cioè potenzialmente idonee alle quali il giudizio ricevuto non può essere risolutivo e immutabile, come tale si potrebbe richiedere o l'esclusione dai 67 siti individuati o un declassamento del sito stesso"- spiegano dal nascente sodalizio. Ricorda, inoltre, come l'eventuale deposito sarebbe a ridosso di parchi naturalistici quali quello dell'Alta Murgia e il Parco Regionale della gravina di Gravina, rappresentando un "chiaro segnale negativo per la promozione turistica della nostra terra e per gli eventuali risvolti economici che ne deriverebbero".

Altro aspetto da prendere in considerazione riguarda le caratteristiche del suolo, fatto di argilla e soprassuoli che rappresentano un patrimonio insostituibile, per una zona che ha qualità eccelse di seminativi votati alla produzione di grano duro italiano, con risvolti negativi anche su altri prodotti derivati dall'agricoltura come ad esempio il pane di Altamura (DOP), i pregiati vini della zona e finanche la produzione della lenticchia I.G.P.

"Che fine faranno le aziende agricole presenti in loco, le masserie antiche, le piscine, i fienili, i pozzi e le architetture di antiche testimonianza del lavoro dell' uomo e della antica tradizione agricola?"- si chiedono gli artefici del comitato, che concludono con una considerazione riguardo all'attiguità tra il luogo scelto per il deposito a Gravina e il bosco Comunale, Sito di Importanza Comunitaria: decisione macchiata da un errore. "Dalle carte si evince come l'ipotetica area individuata dalla CNAPI "ricalchi" il confine del SIC senza il rispetto dei buffer (fasce di pertinenza) di salvaguardia dell'area protetta", si afferma dal Comitato, che intende ricordare, tra le altre cose, l'importanza che il bosco Difesa Grande riveste per tutta la comunità.

"È tempo di partire e di esprimere le nostre ragioni iniziando a chiedere spiegazioni alla Sogin sul perché la carta è priva dei necessari studi ambientali e paesaggistici che potevano meglio individuare i siti"- concludono i promotori dell'iniziativa, determinati nel voler sottolineare la volontà delle comunità locali, che per il rilancio dell'intero tessuto economico e sociale "hanno deciso di puntare su altre specificità e non su una discarica di rifiuti tossici".
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