muri imbrattati
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Una coppia di Ostunesi in visita a Gravina

L'inciviltà umana sotto gli occhi dei turisti

Assieme alla mia signora, sono partito da Ostuni la mattina di lunedì 21 marzo u.s. per fare una visita al luogo che caratterizza e rende nota ai più la città di Gravina in Puglia.
Non conoscendo i luoghi, sono entrato in città, e, attraversando una Porta Monumentale,ho parcheggiato nel centro storico.
Nonostante la pioggia insistente, mi sono incamminato per le stradine e le piazze adiacenti cercando qualche segnale o indicazione utile a trovare il luogo che mi interessava.
Sono passato davanti all'Ufficio Turistico ma era chiuso, forse per la pausa pranzo.
Proseguendo lungo le stradine, siamo sbucati in un'ampia strada lungo la quale abbiamo scelto una caffetteria per un ristoro e, a questo punto, vista la mancanza di indicazioni, qualche informazione.
Ci hanno consigliato di risalire in macchina e, uscendo dal centro, costeggiare il cimitero quindi risalire la strada a destra oltre il ponte.
Seguendo le cortesi indicazioni fornite, siamo arrivati al sito che cercavamo e, parcheggiata la macchina, ci siamo incamminati per scattare alcune foto dal ciglio del dirupo.
Il terreno non proprio agevole per sua natura, era disseminato di rifiuti cartacei, di sacchetti e bottiglie vuote in plastica, di bottiglie di vetro intere e infrante, il tutto fra l'erba che in questa stagione comincia il suo ciclo più invadente.
Abbiamo incontrato una scala ricavata con dei blocchi tufo che agevolava l'accesso; poco oltre iniziava un sentiero con dei parapetti che si inoltrava lungo la forra. Qui ci siamo fermati per alcune foto, poi siamo risaliti sulla strada. In macchina abbiamo proseguito verso il ponte intravisto sullo sfondo: né qui né oltre abbiamo visto alcun cestino o altro contenitore destinato ad invitare i visitatori a non abbandonare alcunché.
Abbiamo lasciato l'auto più avanti per imboccare un sentiero selciato che dalla collina si inoltra verso la forra allargandosi in un ampio spiazzo con vista sulla città. Ovunque, per terra, resti di pic-nic, bottiglie, e altre testimonianze dell'inciviltà umana.
A sinistra il sentiero scendeva verso il ponte sul canyon, incassato fra le pareti di pietra descrivendo un ampio tornante. Lo abbiamo percorso fino in fondo, fino alla fontana e al ponte. Qui, sulle pareti naturali e artefatte, testimoni di una storia millenaria di civiltà umana e del suo ingegno per adattare l'opera immane delle ere geologiche ai propri bisogni, l'ultimo scempio: diffuse scritte a caratteri cubitali ottenute con bombolette spray.
Ritornati sui nostri passi e risaliti in macchina, abbiamo proseguito lungo la strada sostando in corrispondenza di una piazzola da cui si vedeva per esteso un'ansa della gravina. Oltre il parapetto il panorama naturale era conteso dalla discarica sottostanta che testimoniava la facilità con la quale si può scaricare qualsiasi cosa dall'alto verso il basso.
Ritengo che per descrivere i vandali non servano parole, ma l'indifferenza di fronte a tanto degrado io la definisco COMPLICITA'.
Spero, anzi, sono certo che l'energia che anima la cittadinanza di Gravina tragga ancora vigore e orgoglio dalle sue Radici Rupestri e sappia adottare con prontezza ed efficacia tutti quegli interventi affinché nessuno possa avere il benchè minimo alibi per tanto sconcio.

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