
La città
Gravina città d'arte dal 2005
Conca: “Dopo 21 anni i suoi tesori sono ancora sotto chiave”
Gravina - domenica 25 ottobre 2026
12.57 Comunicato Stampa
Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa del consigliere comunale dei Cittadini Gravinesi Mario Conca
La conferma della Regione non è un nuovo riconoscimento. Due dei tre musei dichiarati aperti nel 2005 oggi sono chiusi, mentre la Fondazione Santomasi attraversa una grave crisi. Gravina si conferma Città d'arte. Bene, ci mancherebbe altro! Ma prima di lasciarsi andare all'ennesima celebrazione istituzionale, sarebbe opportuno raccontare ai cittadini tutta la storia, non soltanto la parte più conveniente. Con la determinazione dirigenziale n. 287 del 13 ottobre 2026, la Regione Puglia ha semplicemente concluso la revisione quinquennale dell'elenco delle Città d'arte e dei Comuni a economia prevalentemente turistica, confermando la permanenza dei requisiti.
Gravina, infatti, è Città d'arte dal lontano 2005, grazie alla determinazione regionale n. 279 del 21 luglio 2005, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 98 del 4 agosto di quell'anno. Ed è proprio rileggendo quell'atto che emerge una circostanza sulla quale varrebbe la pena riflettere.
All'epoca il Comune documentò tre requisiti per ottenere il riconoscimento: il patrimonio monumentale e artistico, le attività culturali patrocinate dagli enti pubblici e, soprattutto, la presenza di tre musei aperti al pubblico per l'intero anno. La Regione li indicò espressamente: Museo della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi, Museo Civico e Museo Capitolare.
Sono trascorsi ventun anni. Qual è oggi la situazione?
Il Museo Civico Archeologico è chiuso dal 2007, nonostante interventi, finanziamenti, convenzioni e ripetuti annunci di imminente apertura. Una vicenda sulla quale intervengo da anni, anche in Consiglio comunale. Il Museo Capitolare d'Arte Sacra è attualmente chiuso. Il Museo della Civiltà Contadina, che avrebbe dovuto arricchire ulteriormente l'offerta culturale, non è mai realmente decollato nella sede prevista. E qui emerge un'altra vicenda emblematica della sciatteria amministrativa che troppo spesso caratterizza la gestione del nostro patrimonio: nonostante l'allestimento realizzato, mancherebbe ancora la certificazione di agibilità dei locali assegnati. Un adempimento che riguarda proprio l'immobile messo a disposizione dal Comune e che continua a impedire la piena apertura di un museo già allestito. Non parliamo quindi di grandi progetti da finanziare, ma di condizioni amministrative e tecniche che avrebbero dovuto essere assicurate prima di mettere a disposizione quegli ambienti.
Resta aperto il Museo della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi, che custodisce un patrimonio straordinario, ma che attraversa una difficile situazione economico-finanziaria. Una condizione che dovrebbe preoccupare tutti, perché sarebbe davvero paradossale rischiare di perdere anche l'ultimo dei tre musei che, nel 2005, avevano contribuito al riconoscimento di Gravina come Città d'arte.
E non finisce qui.
Da anni è chiusa anche la chiesa rupestre di San Michele delle Grotte, uno dei simboli più rappresentativi della nostra città. Non è fruibile la Madonna della Stella, mentre la Biblioteca Capitolare Finia ha conosciuto ripetute difficoltà di accesso e continua a richiedere garanzie sulla sua piena fruibilità. Soltanto nelle scorse settimane ho scritto al vescovo Giuseppe Russo, al Capitolo Cattedrale e al sindaco per sollecitare soluzioni concrete. Ho inoltre interessato direttamente il Comune per le responsabilità che gli competono su San Michele delle Grotte, comprese le attività di monitoraggio strutturale mediante fessurimetri e altre apparecchiature elettroniche. La sicurezza viene prima di tutto, naturalmente. Ma proprio per questo servono interventi, responsabilità definite e tempi certi, non chiusure che si trascinano per anni.
È questa la Città d'arte che vogliamo consegnare ai turisti e, soprattutto, ai nostri figli?
Nessuno mette in discussione la straordinaria bellezza di Gravina. Abbiamo monumenti, palazzi storici, chiese, biblioteche, archivi, paesaggi rupestri e testimonianze archeologiche che molte altre città ci invidierebbero. Nel frattempo è stata aperta anche una biblioteca comunale e non mancano iniziative culturali meritevoli. Ma possedere un patrimonio e saperlo valorizzare sono due cose profondamente diverse. Quello che manca è un sistema turistico-culturale davvero integrato.
Un visitatore dovrebbe poter arrivare a Gravina, trovare un'accoglienza organizzata, acquistare un unico Gravina Pass, conoscere gli orari dei siti, prenotare le visite e seguire percorsi capaci di collegare musei, chiese rupestri, monumenti, biblioteche e centro storico. Invece, troppo spesso, ci troviamo davanti a luoghi chiusi, gestioni separate, competenze frammentate e un patrimonio che non riesce a trasformarsi in un'offerta culturale organica. Servirebbe una regia condivisa tra Comune, Diocesi, Capitolo, Fondazione Santomasi, operatori turistici e associazioni culturali, superando individualismi e particolarismi che negli anni hanno ostacolato una visione comune.
Per questo trovo francamente eccessivi i toni celebrativi del comunicato comunale e, soprattutto, le dichiarazioni dell'assessora al Turismo Marienza Schinco, che presenta la conferma del titolo come ulteriore dimostrazione del lavoro svolto dall'attuale amministrazione. Il titolo esiste da ventun anni. La Regione ne ha verificato la permanenza dei requisiti, non ha conferito un nuovo riconoscimento per i risultati conseguiti negli ultimi anni. È vero che oggi le linee guida regionali consentono la qualifica di Città d'arte attraverso il possesso di almeno tre dei sei requisiti previsti, senza che sia obbligatorio quello relativo ai tre musei aperti. Ed è proprio per conoscere quali requisiti siano stati dichiarati dal Comune che acquisirò la relazione e la documentazione trasmesse alla Regione.
Non sostengo, dunque, che il riconoscimento sia illegittimo. Sostengo qualcosa di molto più semplice.
Nel 2005 Gravina era stata riconosciuta Città d'arte anche grazie a tre musei aperti. Nel 2026, dopo ventun anni, ne abbiamo due chiusi e il terzo che attraversa una grave crisi. Questo è un dato sul quale la politica dovrebbe interrogarsi, anziché compiacersi. E mentre ci prepariamo al 2027, anno in cui Gravina sarà Capitale della Cultura di Puglia, dovremmo avere il coraggio di chiederci quali risultati concreti intendiamo lasciare alla città, oltre a eventi, manifestazioni e comunicati celebrativi. Non servono altre medaglie da appuntarsi sul petto. Servono musei aperti, beni culturali accessibili, percorsi turistici integrati e una gestione capace di produrre opportunità per tutta la comunità.
Perché una Città d'arte non si misura dai titoli che conserva, ma dalle porte che riesce ad aprire.
Mario Conca
Consigliere comunale
Cittadini Gravinesi
La conferma della Regione non è un nuovo riconoscimento. Due dei tre musei dichiarati aperti nel 2005 oggi sono chiusi, mentre la Fondazione Santomasi attraversa una grave crisi. Gravina si conferma Città d'arte. Bene, ci mancherebbe altro! Ma prima di lasciarsi andare all'ennesima celebrazione istituzionale, sarebbe opportuno raccontare ai cittadini tutta la storia, non soltanto la parte più conveniente. Con la determinazione dirigenziale n. 287 del 13 ottobre 2026, la Regione Puglia ha semplicemente concluso la revisione quinquennale dell'elenco delle Città d'arte e dei Comuni a economia prevalentemente turistica, confermando la permanenza dei requisiti.
Gravina, infatti, è Città d'arte dal lontano 2005, grazie alla determinazione regionale n. 279 del 21 luglio 2005, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 98 del 4 agosto di quell'anno. Ed è proprio rileggendo quell'atto che emerge una circostanza sulla quale varrebbe la pena riflettere.
All'epoca il Comune documentò tre requisiti per ottenere il riconoscimento: il patrimonio monumentale e artistico, le attività culturali patrocinate dagli enti pubblici e, soprattutto, la presenza di tre musei aperti al pubblico per l'intero anno. La Regione li indicò espressamente: Museo della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi, Museo Civico e Museo Capitolare.
Sono trascorsi ventun anni. Qual è oggi la situazione?
Il Museo Civico Archeologico è chiuso dal 2007, nonostante interventi, finanziamenti, convenzioni e ripetuti annunci di imminente apertura. Una vicenda sulla quale intervengo da anni, anche in Consiglio comunale. Il Museo Capitolare d'Arte Sacra è attualmente chiuso. Il Museo della Civiltà Contadina, che avrebbe dovuto arricchire ulteriormente l'offerta culturale, non è mai realmente decollato nella sede prevista. E qui emerge un'altra vicenda emblematica della sciatteria amministrativa che troppo spesso caratterizza la gestione del nostro patrimonio: nonostante l'allestimento realizzato, mancherebbe ancora la certificazione di agibilità dei locali assegnati. Un adempimento che riguarda proprio l'immobile messo a disposizione dal Comune e che continua a impedire la piena apertura di un museo già allestito. Non parliamo quindi di grandi progetti da finanziare, ma di condizioni amministrative e tecniche che avrebbero dovuto essere assicurate prima di mettere a disposizione quegli ambienti.
Resta aperto il Museo della Fondazione Ettore Pomarici Santomasi, che custodisce un patrimonio straordinario, ma che attraversa una difficile situazione economico-finanziaria. Una condizione che dovrebbe preoccupare tutti, perché sarebbe davvero paradossale rischiare di perdere anche l'ultimo dei tre musei che, nel 2005, avevano contribuito al riconoscimento di Gravina come Città d'arte.
E non finisce qui.
Da anni è chiusa anche la chiesa rupestre di San Michele delle Grotte, uno dei simboli più rappresentativi della nostra città. Non è fruibile la Madonna della Stella, mentre la Biblioteca Capitolare Finia ha conosciuto ripetute difficoltà di accesso e continua a richiedere garanzie sulla sua piena fruibilità. Soltanto nelle scorse settimane ho scritto al vescovo Giuseppe Russo, al Capitolo Cattedrale e al sindaco per sollecitare soluzioni concrete. Ho inoltre interessato direttamente il Comune per le responsabilità che gli competono su San Michele delle Grotte, comprese le attività di monitoraggio strutturale mediante fessurimetri e altre apparecchiature elettroniche. La sicurezza viene prima di tutto, naturalmente. Ma proprio per questo servono interventi, responsabilità definite e tempi certi, non chiusure che si trascinano per anni.
È questa la Città d'arte che vogliamo consegnare ai turisti e, soprattutto, ai nostri figli?
Nessuno mette in discussione la straordinaria bellezza di Gravina. Abbiamo monumenti, palazzi storici, chiese, biblioteche, archivi, paesaggi rupestri e testimonianze archeologiche che molte altre città ci invidierebbero. Nel frattempo è stata aperta anche una biblioteca comunale e non mancano iniziative culturali meritevoli. Ma possedere un patrimonio e saperlo valorizzare sono due cose profondamente diverse. Quello che manca è un sistema turistico-culturale davvero integrato.
Un visitatore dovrebbe poter arrivare a Gravina, trovare un'accoglienza organizzata, acquistare un unico Gravina Pass, conoscere gli orari dei siti, prenotare le visite e seguire percorsi capaci di collegare musei, chiese rupestri, monumenti, biblioteche e centro storico. Invece, troppo spesso, ci troviamo davanti a luoghi chiusi, gestioni separate, competenze frammentate e un patrimonio che non riesce a trasformarsi in un'offerta culturale organica. Servirebbe una regia condivisa tra Comune, Diocesi, Capitolo, Fondazione Santomasi, operatori turistici e associazioni culturali, superando individualismi e particolarismi che negli anni hanno ostacolato una visione comune.
Per questo trovo francamente eccessivi i toni celebrativi del comunicato comunale e, soprattutto, le dichiarazioni dell'assessora al Turismo Marienza Schinco, che presenta la conferma del titolo come ulteriore dimostrazione del lavoro svolto dall'attuale amministrazione. Il titolo esiste da ventun anni. La Regione ne ha verificato la permanenza dei requisiti, non ha conferito un nuovo riconoscimento per i risultati conseguiti negli ultimi anni. È vero che oggi le linee guida regionali consentono la qualifica di Città d'arte attraverso il possesso di almeno tre dei sei requisiti previsti, senza che sia obbligatorio quello relativo ai tre musei aperti. Ed è proprio per conoscere quali requisiti siano stati dichiarati dal Comune che acquisirò la relazione e la documentazione trasmesse alla Regione.
Non sostengo, dunque, che il riconoscimento sia illegittimo. Sostengo qualcosa di molto più semplice.
Nel 2005 Gravina era stata riconosciuta Città d'arte anche grazie a tre musei aperti. Nel 2026, dopo ventun anni, ne abbiamo due chiusi e il terzo che attraversa una grave crisi. Questo è un dato sul quale la politica dovrebbe interrogarsi, anziché compiacersi. E mentre ci prepariamo al 2027, anno in cui Gravina sarà Capitale della Cultura di Puglia, dovremmo avere il coraggio di chiederci quali risultati concreti intendiamo lasciare alla città, oltre a eventi, manifestazioni e comunicati celebrativi. Non servono altre medaglie da appuntarsi sul petto. Servono musei aperti, beni culturali accessibili, percorsi turistici integrati e una gestione capace di produrre opportunità per tutta la comunità.
Perché una Città d'arte non si misura dai titoli che conserva, ma dalle porte che riesce ad aprire.
Mario Conca
Consigliere comunale
Cittadini Gravinesi
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