Umfrido Normanno
Umfrido Normanno
Passeggiando con la storia

Quando è nata veramente la Fiera San Giorgio? Oltre nove secoli fa

Rubrica “Passeggiando con la storia” a cura di Giuseppe Massari

Lasciando da parte lo scorso anno in cui, causa pandemia, la 726 edizione della storica e tradizionale Fiera San Giorgio non è stata celebrata, storicamente, bisogna riconoscere che non è stata la prima volta. Infatti, il Nardone nella prima stesura delle sue Notizie storiche sulla città di Gravina, editata nel 1922, per i tipi della premiata tipografia di Luca Attolini, scrive che nel 1691 per via di una epidemia di peste scoppiata a causa di uno scarico di pelli provenienti dal levante e poichè "fra gli abitanti s'erano verificati non pochi casi di peste fu impossibile ottenere alcuna concessione e per non turbare gli interessi delle città commerciali che si trovavano fuori della zona infetta, il vicerè ordinò che temporaneamente e solo per la durata dell'epidemia la fiera di Gravina doveva tenersi nella città di Matera che si trovava fuori dalla cinta sanitaria e così fu fatta fino al 1693". Per completezza e correttezza storica, è giusto ricordare che questo episodio, nelle edizioni successive relative alla storia della nostra città, non viene più ripreso e né più riportato.

Fatta questa doverosa premessa e tornando all'attualità dei nostri giorni, in cu, molto probabilmente, anche la 727 edizione salterà, proviamo, sulla base di alcuni documenti e degli scritti di Giuseppe Lucatuorto a ripristinare la verità sulla data reale ed effettiva della istituzione della nostra gloriosa ed importante fiera. Il Lucatuorto nel suo "Il Sovrano Ordine Militare di Malta a Gravina", in Archivio Storico Pugliese, anno XXIII (1979), fasc. I – IV, scrive: "Conquistata Gravina dai Normanni , il dominio venne assunto da un Accardo o Aitardo, cui successe il figlio Umfrido.

Questi, come già il padre, si adopera a sollevare la cittadina dallo stato di avvilimento e di miseria, in cui l'avevano gettata il malgoverno bizantino e la ferocia musulmana. Fra l'altro, con atto del 1100, Umfrido donava alla venerabile Commenda di Grassano alcuni appezzamenti di terreni e patrocinava l'istituzione di una fiera". Sulla base di ciò, la datazione della fiera deve partire da questa data? Lasciamo spazio ai documenti e a quanto asserisce l'autore dell'articolo summenzionato.

"Quest'ultima affermazione risulta convalidata da un decreto di re Carlo II d'Angiò, col quale si autorizzava il ripristino della fiera; purchè come per il passato si tenesse nella prateria circostante la chiesa di san Giorgio e coincidesse con la festività di quel Santo". Lucatuorto prosegue chiarendo quanto alcuni storici hanno asserito sulla inesistenza o non veridicità del documento del conte normanno Umfrido. L'autore chiarisce e documenta la sua tesi, confortata dai documenti conservati e rinvenuti presso l'Archivio di Stato di Bari e quello del Sovrano Ordine Militare di Malta.

"Sull'esistenza del discusso atto di donazione di Umfrido nell'archivio della cattedrale di Gravina, nel cabreo fatto compilare dal Comm. frà Giovanni Quarto nel 1704 una nota precisa che la grancia di san Giorgio "era pervenuta alla Religione, secondo la notizia avuta in Gravina di ritrovarsene documento nell'Archivio della chiesa Cattedrale e del Purgatorio", da Umfrido Normanno nel 1100. Successivamente nel 1810, l'agente della divisione dei demani di Gravina e Canosa in una relazione al Procuratore governante la Corte d'Appello di Altamura e Commissario per la divisione dei demani nelle province di Bari e Lecce, conferma esplicitamente l'esistenza del diploma di Umfrido e che dice "estratto dall'originale esistente nella Zecca".

"Con atto pubblico di notar Sando, scrive Fedele Raguso in Araldica episcopale gravinese, calendario 2005 Associazione Amici della Fondazione Ettore Pomarici-Santomasi, Umfrido assicurò il ripristino della Diocesi di Gravina e dei suoi vescovi; donando le decime su tutti i prodotti del territorio di Gravina, concedendo alla Chiesa il diritto di avere il forno, il mulino, il mattatoio, nonché il diritto di piantare alberi, seminare, pascolare animali, tagliare legna. Egli stesso sponsorizzò la costruzione della cattedrale e dell'episcopio a ridosso del suo castello, costruito sulle strutture del vetusto castello "saraceno" sul ciglio della Gravina di Sud-Ovest fra i due rioni Fondovito e Piaggio".

Sin qui la storia, durante il periodo della dominazione normanna, che riporta indietro le lancette del tempo e della nascita della nostra quasi millenaria fiera, tenuto conto che dal 1100 ad oggi sono trascorsi 921 anni. Certo, la città festeggia il ripristino, soprattutto, dopo aver riportato in auge la rievocazione istitutiva e la lettura dell'editto firmato da Carlo II d'Angiò, sotto la spinta del conte Giovanni di Montfort; però, la stessa città. è bene che sappia e sia informata della e sull'antichità ancora più pregressa dell'evento fieristico.

Infatti, anche Amedeo Visci, nel suo libro: Dopoguerra e Fascismo a Gravina (1919 -1926), Edizioni Ermes, riconosce, sulla base dei citati documenti, nell'apposito capitolo dedicato all'evento fieristico: "Fiera" di essere la più antica d'Italia. Perciò se, finora, siamo stati grati agli angioini, alla loro corte, è giusto recuperare il tempo della memoria ed essere grati al padre principale, che è stato Umfrido, il quale, a conclusione, di questo articolo che lo ha visto protagonista, è stato più che generoso e munifico di benefici nei confronti della nostra città.
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  • Giuseppe Massari
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