passeggiando con la storia- cripta san vito vecchio
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Passeggiando con la storia

Le foto inedite sul restauro della cripta di San Vito Vecchio

Rubrica “Passeggiando con la storia” a cura di Giuseppe Massari

Quella della Cripta di San Vito Vecchio a Gravina, ricca di una serie di affreschi di matrice bizantina, è una storia, nata sotto una buona stella, evidentemente e fortunatamente perché finita a lieto fine , se è vero, come è vero, che se non ci fosse stata l'opera di recupero, era destinata a sicura distruzione, per essere diventata ricettacolo di rifiuti, discarica a cielo aperto. San Vito è, infatti, una delle tante chiese rupestri disseminate nel territorio cittadino e in quello immediatamente circostante . Forse, la più ricca, da un punto di vista pittorico ed artistico tra quelle sopravvissute al degrado, all'incuria, alla distruzione totale.

Nel 1956 lo Stato Italiano, su proposta di Cesare Brandi, primo direttore del neonato Istituto Centrale del Restauro, acquista gli affreschi (ma solo questi, non l'intera cripta) che vengono così staccati e restaurati a cura dell'Istituto Centrale di Restauro a Roma. Per l'importanza, la bellezza, la fattura i capolavori cominciano a viaggiare . Tra Bruxelles, all'Expo del 1958, ad Atene, ai Mercati Traianei a Roma. Dopo tutto ciò, il grande rischio che non facciano più ritorno nella loro terra d'origine, perché, Brandi, nel frattempo, propose di istituire, a Lecce, un Museo dell'arte bizantina pugliese. Per fortuna, e grazie agli interventi di autorevoli personaggi della politica italiana, gli affreschi potettero ritornare in patria. Non più nel sito originario ma nella ricostruita chiesa, in scale 1:1, nella sede del Museo Ettore Pomarici Santomasi.

Fin qui, solo in sintesi e brevemente la ricostruzione del passato. Quello che poteva e doveva essere fatto, per non lasciarli marcire nell'attuale degrado, è qualcosa che peserà sulla coscienza dei tanti addetti ai lavori, degli organismi preposti alla tutela e alla salvaguardia. E' un capitolo doloroso che non mi va di aprire per non chiamare alle loro precise responsabilità, con tanto di nome e cognome, coloro che per insipienza, inettitudine, incoscienza, menefreghismo, insensibilità, incompetenza, incapacità dolosa, reale e morale, si stanno macchiando di un crimine che grida vendetta nei confronti della storia e di Dio.

E' un capitolo che pongo all'attenzione di coloro che, con leggerezza e quasi con allegra disinvoltura si inventano monumenti da salvaguardare, quando, invece, questi gioielli vengono trascurati, dimenticati, ignoranti e vanno, invece, recuperati prima che il rischio estinzione diventi realtà. Ma tant'è, il popolo gravinese si entusiasma per nulla, magari per le cose che ritiene serie, facendosi dalla massa emotiva, dalla massa che sprigiona emotività e non fredda e lucida razionalità, dimenticando che di cose più serie, veramente tali, sulle quali volgere lo sguardo e le dovute attenzioni, ce ne sono tante, fissando per ognuna delle priorità e delle precedenze

Quello che, invece, è bello raccontare è la storia del restauro che fu operato dagli specialisti dell'Istituto Centrale del Restauro di Roma. Qui è il caso di fermarsi e lasciare spazio alle immagini inedite; alle diverse fasi di pulitura, ricostruzione, attraverso l'uso di materiali e tecniche innovative e all'avanguardia, considerati i tempi. Quelle che ci fanno vedere quanto lavoro è stato fatto in termini di recupero, di ritorno al loro originale splendore. La sequenza delle immagini è tratta dalle foto dell'archivio dell'Istituto di Roma.
9 fotoRestauro del Cristo Pantocratore
Sito originarioLavori preparatoriAbsideCalotta dell'absideCalotta dell'absideCalotta dell'absidePrima del restauroOperazioni di restauroRestauro
  • Giuseppe Massari
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