Madonna delle Grazie
Madonna delle Grazie
Passeggiando con la storia

La singolare storia della chiesa Madonna delle Grazie

Rubrica “Passeggiando con la storia” a cura di Giuseppe Massari

A Gravina in Puglia esiste una chiesa unica al mondo: la sua facciata, infatti, riproduce lo stemma della famiglia Giustiniani a cui apparteneva il vescovo che la fece edificare. Un monumento, addirittura, studiato nelle facoltà d'Architettura d'Oltralpe, tanto che ha consegnato il suo nome alla storia dell'architettura: non si conoscono infatti altri edifici così imponenti, creati per celebrare una famiglia, riproducendone lo stemma sulla facciata in scala tanto monumentale. E'uno dei monumenti più interessanti non soltanto della Puglia, ma di tutta Italia: peraltro, secondo alcuni storici dell'arte, la sua eccentrica facciata si può considerare come una sorta di anticipazione del barocco leccese. La sua eccezionalità l'ha portata a essere considerata, peraltro, un bene di notevole interesse storico-artistico da parte del Ministero dei Beni Culturali (il vincolo risale al 1984).

L'unicità e la particolarità di questo monumento consiste nella sua facciata: è stata infatti concepita come un enorme stemma araldico del vescovo che la fece costruire, il prelato Vincenzo Giustiniani, nato nell'isola greca di Chio nel 1550 e morto a Gravina in Puglia, il 1614, i cui resti sono conservati in una delle tombe del soccorpo della cattedrale di Gravina, ove è visibile il suo cenotafio, fu esponente del ramo "greco" di una delle famiglie più in vista di Genova, quella dei Giustiniani, che fin dal Trecento era stata incaricata dalla Compagna Communis (ovvero l'organizzazione repubblicana della Genova medievale) di gestire l'isola greca di Chio, in antico colonia genovese.

Nel celebre Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica di Gaetano Moroni (Roma, 1802 - 1883) si legge che Vincenzo Giustiniani si formò tra Genova e Torino (dove si laureò in Legge) e nel 1590, all'età di quarant'anni, fu nominato governatore di Tivoli da papa Sisto V: passò tre anni sulle rive dell'Aniene, durante i quali si distinse per le sue notevoli capacità amministrative, tanto che nel 1593 il nuovo papa Clemente VIII decise di nominarlo vescovo di Gravina, incarico che Giustiniani avrebbe mantenuto fino alla sua scomparsa, ventun anni dopo. Durante gli anni del suo lungo e fecondo episcopato, Giustiniani istituì il primo seminario in terra di Bari, appartenente, all'epoca, al regno di Napoli, e gli assegnò le rendite necessarie, fondò il conservatorio delle cappuccinelle, e poco distante dalla città nel 1602 eresse dai fondamenti la chiesa della Beata Vergine delle Grazie: fiorì in zelo, prudenza, dottrina ed altre virtù".

La storia ha inizio nel 1595, anno in cui il vescovo di Gravina visitò alcune cappelle di campagna fuori dalla città: Giustiniani fu colpito dalla devozione che gli abitanti delle aree rurali di questo lembo di Puglia nutrono nei confronti di un'immagine della Madonna situata all'interno di una piccola cappella che però attira moltissimi fedeli. In un documento del 1568, questa cappella è citata come "Santa Maria la gratia alias de Cardone": Cardone è con tutta probabilità il nome della persona che la costruì. Per migliorare l'accoglienza, il vescovo decise di dare ai gravinesi una chiesa più grande: per questo, nel febbraio del 1595, fu avviato l'iter per la costruzione di una chiesa dedicata alla Vergine della Grazia, da collocare sul sito della cappella, fuori dalle mura cittadine.

I lavori partirono a cavallo tra il 1597 e il 1598 e terminarono pochi anni più tardi, nel 1602. Possiamo solo immaginare lo stupore degli abitanti di Gravina nel vedere la chiesa ultimata. La facciata, infatti, si presentava (e si presenta tuttora) divisa in due parti: nel registro inferiore, grandi conci di bugnato applicati al muro ricreano la forma di un castello, le cui torri corrispondono alle tre porte d'accesso dell'edificio. Sopra la torre centrale svetta un'enorme aquila in pietra con le ali spiegate, mentre al centro del timpano spezzato che chiude la facciata viene inserita una mitra vescovile in pietra. Il disegno corrisponde esattamente a quello dello stemma Giustiniani, dove vediamo, allo stesso modo, un'aquila che sormonta un castello con tre torri.

Una delle prime motivazioni religiose addotte fu riscontrata nella iscrizione, in latino, che fece incidere sulla facciata, tratta da un brano del Deuteronomio(32, 11) : "sicut aquila provocans ad volandum pullos suos et super eos volitans expandit alas suas et portat eos" ("come l'aquila esorta i suoi pulcini a volare volando sopra di loro, spiega le sue ali e li porta su di sé"). La "spiegazione" del castello viene invece dal Salmo 60: "Turris, fortitudinis a facie nemici" ("Torre salda di fronte ai nemici"). L'intera facciata, in sostanza, si configura come un invito a rinsaldare la fede. Se dalla maestosità della facciata si passa alla visita interna della chiesa, ci si imbatte in una realtà totalmente diversa. Un interno molto sobrio, quasi scarno: tre navate con pochi ornamenti, e che si presentano con l'assetto che hanno ottenuto nel corso del tempo, dal momento che la chiesa di Santa Maria delle Grazie è stata più volte rimaneggiata a causa di crolli che l'hanno interessata durante i secoli. La chiesa, ubicata extra moenia, ha avuto una storia molto tribolata, fin dal Seicento, appena dopo la scomparsa del vescovo costruttore, conobbe alcuni anni di abbandono.

Tuttavia, a metà del XVII secolo, il vescovo Domenico Cennini si adoperò per restaurare sia la chiesa, sia l'edificio che Giustiniani vi aveva fatto costruire nella parte retrostante (aveva la funzione di residenza estiva per i vescovi): i fedeli, intanto, continuavano a dimostrare la propria devozione nei confronti della Madonna attraverso cospicui lasciti alla chiesa, ma la sua posizione defilata fu anche causa di numerosi furti che interessarono l'edificio nel corso dei secoli. Inoltre, la chiesa fu utilizzata anche come caserma, cadde a più riprese in stato di abbandono, fu a lungo chiusa al culto (sarebbe tornata a svolgere la sua funzione solo nel 1951, quando il servizio liturgico era stato affidato, nel frattempo, alla cura dei francescani minori conventuali) e nel 1980 dovette subire i danni del terremoto dell'Irpinia, tanto che si resero necessari imponenti restauri. Sia sulla facciata che all'interno del tempio

A modificarne la godibilità in maniera irreparabile è stata tuttavia la costruzione della ferrovia a fine Ottocento, si dice ad opera di massoni ed anticlericali, in segno di offesa e sfregio alla istituzione ecclesiastica: il tracciato dei binari fu fatto passare proprio davanti alla chiesa, che in pochi anni vide sorgere davanti a sé non soltanto le rotaie, ma anche la stazione dei treni di Gravina in Puglia e tutti i fabbricati annessi (addirittura, nel 1912 il Capitolo della Cattedrale chiese allo Stato i danni per lo scempio paesaggistico).
8 fotoRubrica “Passeggiando con la storia” - Madonna delle Grazie
Altro particolare del cenotafio FotoAttuale facciata della chiesa FotoLa chiesa in aperta campagna FotoParticolare della facciata FotoPorta aquila FotoPrimo particolare del cenotafio di Mons Giustiniani Fotoritratto do Mons Vincenzo Giustiniani FotoStemma di Mons Giustiniani Foto
  • Giuseppe Massari
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