mons. Giuseppe Vairo
mons. Giuseppe Vairo
Passeggiando con la storia

La Diocesi di Gravina nella sua gloriosa storia

Rubrica “Passeggiando con la storia” a cura di Giuseppe Massari

Dal testo: Le diocesi d'Italia, a cura di L. Mezzadri, M. Tagliaferri, E. Guerriero, Torino, San Paolo edizioni, 2007-2008, 3 volumi, è possibile ricavare la storia della nostra antica Diocesi. Nei capitoli: Dal Medioevo al concilio di Trento e Da Trento fino al 1818, vengono ripercorsi gli anni di fulgore, di splendore di una Chiesa intrepida, capace di essere potere e fede, religiosità e pietà, prima che mani diaboliche, assetate di potere, di prestigio, la assoggettassero ad egoismi, a supremazie ricercate e costruite sul nulla, sul falso. Questo è avvenuto, esattamente 34 anni fa, il 30 settembre 1986, quando la nostra città perse la titolarità diocesana, a favore di altri, assumendo la nuova, attuale e persistente denominazione.

Le fonti riportano che la Chiesa fu governata dai prelati di Otranto sino al 1068.
Papa Alessandro II il 13 aprile 1068 con apposita bolla confermò ad Arnaldo, arcivescovo di Acerenza, la sovranità ecclesiastica su alcune chiese e diocesi sue suffraganee, tra cui quella di Gravina. Dal 1068 al 1091 la diocesi fu amministrata direttamente dall'arcivescovo di Acerenza, che, su sollecitazione di Umfrido normanno, conte e signore di Gravina, fu invitato a consacrare il sacerdote Guido, vescovo della diocesi gravinese. Umfrido con atto pubblico del mese di settembre 1091 donò alla mensa vescovile tutte le decime sui raccolti e opportuni privilegi di autonomia, per assicurare ogni cosa necessaria alla vita del vescovo pro tempore.


Il conte stesso favorì la costruzione della cattedrale e della dimora del vescovo a ridosso del castello. I vescovi del periodo normanno-svevo potettero così ricostituire la diocesi, riordinare le parrocchie; favorire e sostenere l'insediamento dei monaci benedettini, dei cavalieri templari e gerosolomitani. Durante la dominazione angioina i vescovi dovettero controllare le pretese di autonomia dell'arcipretura nullius di Altamura, che sfociarono in una annosa e, spesso, violenta vertenza, sostenuta dal priorato della basilica di San Nicola di Bari.


Le visite pastorali di Matteo D'Aquino (1482- 1508) ci offrono uno spaccato della diocesi medievale con le sue chiese, il suo clero, la sua organizzazione amministrativa. Si deve ad Angelo Pellegrino (1552- 1568), già vescovo di Fondi (Latina) la riduzione dei capitolari e del clero pletorico. Completò la ricostruzione della cattedrale, della sacrestia, del palazzo vescovile. Istituì la scuola per il clero. Dotò la cattedrale di altari, del coro e bancone ligneo. Promosse l'istituzione delle confraternite di San Bartolomeo, Sant'Antonio, Santa Maria del Piede. Favorì l'istituzione e costruzione del convento delle suore di Santa Maria Scala Coeli (Santa Sofia), sotto la regola di clausura di santa Chiara.

Nel 1568 arrivò come vescovo a Gravina il milanese Francesco Bosio (1568- 1574), allievo del cardinale Federico Borromeo e fervido sostenitore delle direttive del concilio di Trento.
Con Bosio iniziò la schiera dei vescovi del Nord Italia, che lasciarono segni indelebili del loro episcopato. Antonio Maria Manzolio (1583-1593) di Modena fece costruire una nuova e bella sacrestia nella cattedrale, fece risistemare il coro ligneo, entrambi rovinati dal crollo del campanile della cattedrale.
Degno successore fu il genovese Vincenzo Giustiniani (1593-1614), che fece realizzare il seminario, nel rione San Nicola in via dei Franchi e avviò una regolare e opportuna formazione del clero. Augusto Cassandra di Castelfidardo resse la diocesi dal 1614 sino al 1623, e vinse l'antica vertenza con l'arciprete di Altamura. Infatti, riuscì a conseguire un concordato con la bolla di papa Gregorio XV Decet Romanum Pontificem (15 febbraio 1622), con cui i vescovi di Gravina tornavano ad avere il diritto di controllo, le prerogative episcopali, i benefici economici.
Dopo gli episcopati di Giulio Sacchetti toscano (1623-1626), Arcangelo Baldini di Firenze (1626-1629), Arcasio Ricci (1630- 1636) di Pescia (Ps), Filippo Consacchi (1636-1644) di Amplia (Tr), la chiesa di Gravina annoverò tra i suoi pastori il patrizio e colto Domenico Cennini (1645- 1684) di Chiusi (Si). Questi governò la diocesi per oltre quarant'anni, con l'ausilio di vicari scelti tra i capitolari della cattedrale, perché impegnato, spesso, presso il tribunale dell'Inquisizione di Napoli.
Egli fu sostenitore e stretto collaboratore della duchessa Giovanna Frangipane della Tolfa.
L'intesa tra Cennini e la duchessa Giovanna fu provvidenziale per la diocesi e per la città. Durante il lungo episcopato, Cennini istituì la Congregazione della dottrina cristiana, ridusse a quattro le sei parrocchie esistenti, fece realizzare su richiesta della duchessa Giovanna e del duca Ferdinando la chiesa di Santa Maria del Suffragio (Purgatorio), istituendovi il «Sacro Monte del Suffragio » con doppia finalità: suffragio delle anime del Purgatorio; aiuti e sostegni ai bisognosi.
Diede vita alla biblioteca per il clero, donando tutti i suoi libri e tutti i suoi averi perché migliorassero le condizioni e gli studi del seminario. Il cardinale fra Vincenzo Maria Orsini in questi anni elargì sostegni di ogni genere. A lui e a sua madre si devono la istituzione del conservatorio di Santa Maria del Piede, sostenuto dall'omonima confraternita, trasformato, poi, in convento di clausura dalla duchessa Giovanna, fattasi monaca e badessa, sotto la regola di san Domenico.

Di sicura influenza orsiniana fu la nomina di Domenico Valvassorio (1686- 1689), agostiniano. Nel suo breve episcopato celebrò il sinodo; ampliò il palazzo vescovile, avviò i restauri al seminario. Gli successe monsignor Marcello Cavalieri (1690-1705), domenicano, allievo e collaboratore dell'arcivescovo Orsini, durante l'episcopato di Siponto. Fece erigere ex novo il seminario diocesano presso il palazzo vescovile, dotandolo di buoni maestri. Incrementò il culto di san Michele Arcangelo, divenuto patrono principale di Gravina nel 1674, fissando le ricorrenze dell'8 maggio e del 29 settembre. Elesse san Filippo Neri compatrono minore della città.

Dal 1705 al 1718 la diocesi rimase sede vacante, amministrata da vicari eletti dal capitolo. Non mancarono atti di indisciplina e di immoralità amministrativa nelle istituzioni laiche ed ecclesiastiche, fomentate e aggravate dal duca Filippo Bernoaldo Orsini, nipote del cardinale.
Quest'ultimo, per ordine di papa Clemente XI, nel 1713 fu nominato amministratore delegato della diocesi di Gravina. L'Orsini giunse in diocesi a fine dicembre 1713 e sino al mese di giugno 1714 cercò di moralizzare la vita della diocesi e della città.

Grande merito per la storia acquisì la sua opera di raccolta, ordinamento, schedatura dei documenti degli archivi ecclesiastici e dell'archivio dell'università. Per dare una continuità alla sua opera risanatrice, da cardinale prima e da papa poi, assicurò alla Chiesa gravinese vescovi domenicani, suoi fidati discepoli: Francesco Lucino (1718- 1725) e Vincenzo Ferrero (1725-1730) che, con gli insegnamenti e le direttive del loro maestro, continuarono l'opera proficua dei loro predecessori, tramandando una diocesi rinnovata e rafforzata, capace di reggere alle innovazioni illuministiche e alle turbolenze dello Stato unitario. Durante l'episcopato di monsignor Ferrero fu istituita la parrocchia Maria Santissima dei Sette Dolori (1726) presso la contrada Macchiavetrana, poi Poggio degli Orsini, ove si costituì una comunità detta di Poggiorsini (1957). Dopo i vescovi dell'Italia settentrionale vennero consacrati e inviati a Gravina prelati del sud: Camillo Olivieri (1731-1758) di Cutro (Cz), Nicola Cicirelli (1752-1790) di Bisaccia (Av).
19 foto “Passeggiando con la storia” - La diocesi di Gravina
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  • Giuseppe Massari
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