passeggiando con la storia - monastero s. sofia
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Passeggiando con la storia

L’ex monastero e chiesa di Santa Sofia

Rubrica “Passeggiando con la storia” a cura di Giuseppe Massari

Gran parte della scheda odierna è stata estrapolata dalla relazione tecnico-storica redatta dall'architetto Antonio Aulenti, nell'ambito dei lavori di restauro, conservazione e riutilizzo del complesso ex Monastero Santa Sofia. Il fabbricato occupa un intero isolato, di forma poligonale, ubicato nel centro storico di Gravina, delimitato da via S. Sofia e via Donato Cristiani. Il complesso, nella sua condizione attuale, è il risultato di continue trasformazioni ed accorpamenti che hanno prodotto un'organizzazione planimetrica piuttosto complessa, al cui interno è posta la chiesetta dedicata a S. Sofia, cui si accede dall'omonima via, a nord ovest dell'edificio. Esso è delimitato a sud da Vico S. Luca e ad est da via Donato Cristiani, all'interno del "lembi" settentrionale del nucleo più antico di Gravina.

Il complesso monastico è attualmente costituito da tre piani fuori terra e guarda ad ovest la collina di Botromagno alle cui pendici scorre il torrente Canapro. Al piano terra in particolare, l'organizzazione planimetrica è piuttosto irregolare, frutto di successive stratificazioni e accorpamenti a cominciare dalle strutture cinquecentesche fino alla definitiva sistemazione ottocentesca, ed infine novecentesca, risultato dei lavori di adattamento del monastero prima a scuole e poi ad uffici della pretura.

Non sembra ci siano dubbi invece, sul fatto che la chiesa fosse già esistente nel 1518, anno in cui, come ricordato nell'iscrizione commemorativa fatta incidere sul suo cenotafio, accolse le spoglie della duchessa Angela Castriota Skanderberg, prima moglie del duca di Gravina, Ferdinando I Orsini. Infatti il monastero sorse per volere della duchessa Angela Castriota Skaderberg che alla morte di costei, furono il marito Ferdinando I e la duchessa Beatrice Ferilli, sua seconda moglie, a provvedere all'ampliamento dell'intera struttura. Sul cornicione di coronamento del monastero, nella parte di questo che si affaccia su Via S. Sofia, risulta che i lavori terminarono nel 1540 ad opera di un certo Desiderio: MASTRO DESIDERIO FECIT 1540.

Il complesso ipogeo sottostante,, una vera città sommersa, una autentica Gravina sotterranea tutta da scoprire e valorizzare, si compone di quattordici ambienti tutti ricavati nella roccia, a una profondità di sei metri dal piano stradale soprastante. Ad essi si accede dal piano seminterrato dell'ex Monastero di S. Sofia, poste a quota -3 metri. Gli ambienti presentano sulle superfici delle pareti, segni di una attenta escavazione, che difficilmente si rinviene in contesti rupestri attestati nel territorio. Piccole nicchie, anelli litici, alloggiamenti per lucerne sono gli elementi architettonici più frequenti, realizzati sempre per sottrazione di roccia.
Gli ingressi ai singoli ambienti avviene da un ambiente comune con funzione di atrio e sono caratterizzati da archi a tutto sesto di varia ampiezza. Internamente le grotte si compongono di una successione sulle pareti laterali di grandi nicchioni, al di sotto dei quali sono stati ricavati, in alcuni casi, pozzi o fosse per sepolture, ancora da scavare, alle quali vanno ricondotte le numerose croci graffite. Per tutta la prima metà del '600 il convento e la chiesa di Santa Sofia furono sottoposti a continui lavori di manutenzione. È probabile che nel corso della metà del '600, per volere dell'allora vescovo Cennini, si provvide alla realizzazione di due dormitori uno superiore e l'altro inferiore, come ricordato anche nella Visita del Cardinale Orsini del 1714.

Nel 1662, il monastero si amplia per la costruzione di nuove fabbriche. A richiedere questi interventi è la duchessa Giovanna Frangipane della Tolfa, madre del futuro Papa Benedetto XIII ,che per la monacazione della figlia Fulvia Orsini , avvenuta il 26 maggio del 1675, ordinò la realizzazione di un intero corpo di fabbrica. Per volere della stessa duchessa sulle nuove costruzioni furono apposte le armi delle famiglie Orsini e Tolfa e fu inoltre stabilito che queste "restino per perpetua abitazione delle Ill.me Sig.ne Ursini monache e monacande in detto monastero della linea stipite, ceppo, famiglia e discendenza così mascolina, come femminnina".

Nel 1714 il cardinale Vincenzo Maria Orsini, arcivescovo di Benevento salito al soglio pontificio nel 1724 col nome di Benedetto XIII, con delegazione della Santa Sede giunse a Gravina in veste di visitatore Apostolico. Il 27 febbraio del 1714 il cardinale si recò in visita alla chiesa e convento di Santa Maria Scala Coeli dove, tra l'altro, era stata monacata la sorella, Fulvia Orsini. Il cardinale Orsini apportò anche importanti modifiche strutturali all'interno del convento e precisamente in quella parte che, qualche anno prima, era stata abitata da Fulvia Orsini. Per la chiesa e convento di Santa Sofia il Settecento non fu caratterizzato unicamente dalla Visita del Cardinale Orsini, ma fu anche il secolo in cui si registrò un grave tracollo finanziario, a causa del quale il monastero restò chiuso per circa un decennio, dal 1708 al 1730.
A questa grave crisi economica contribuì, tra l'altro, il mancato pagamento, dal 1715 al 1747, di quattrocento ducati che l'Università di Gravina versava annualmente al monastero sin dal 1531. Questa difficile condizione economica non impedì, però, che nel corso di questi anni si effettuassero alcuni piccoli interventi di manutenzione che interessarono principalmente i tetti e le cisterne. Negli anni che precedettero la soppressione delle istituzioni religiose, nel convento di Santa Sofia furono effettuati diversi interventi di rinforzo come quello del 1828 eseguito intorno alla chiesa. Nel corso dello stesso anno fu realizzata la nuova gradinata del parlatorio.

Al 1844, invece, risalirebbe la costruzione del corpo di fabbrica che si affaccia nel giardino, . Tra il 1858-1859, a causa dei continui terremoti, furono effettuati rinforzi alla chiesa e al monastero. Con delibera comunale del 29 maggio 1888 il Consiglio Comunale di Gravina in Puglia ottenne che l'ex convento di Santa Sofia con la chiesa e l'orto annessi passassero sotto la propria gestione. Fu questa una prima causa dell' alterazione all'assetto originario del complesso di Santa Sofia. Con delibera comunale del 31 maggio 1888 si stabilì che la parte del convento lasciata in uso alle monache fosse: nel piano inferiore, quella relativa al parlatorio, al cortile con cisterna e portico, al refettorio con relative dispense, alle stanze da lavoro, alla sacrestia con la chiesa, al giardinetto con cisterna e locali che in esso si aprivano e al sotterraneo; nel piano superiore, furono lasciate le celle disposte sul portico e sul refettorio e il coro che si eleva in parte sulla sacrestia e in parte sul portico.
Al comune, quindi, si cedevano tutti quegli ambienti del monastero disposti sui tre lati del grande cortile che si apriva su via Donato Cristiani. Questi ambienti sarebbero stati adattati a scuole elementari, mentre nel piano superiore si sarebbe realizzato un convitto. Si creò così una separazione netta tra la parte ancora occupata dalle restanti monache e quella assoggettata alla municipalità. L 'antico assetto conventuale venne profondamente modificato tra il 1914 ed il 1916, in seguito ai lavori di adattamento e trasformazione di parte della struttura, che si affaccia sulla via S. Sofia, ad uso di scuole tecniche; nella parte opposta su via Donato Crisitani, invece, a partire dal 1913, si collocarono le scuole elementari e anche qui si devono registrare sostanziali modifiche strutturali rispetto all'assetto originario. In questa fase, infatti, furono su questo prospetto praticati tagli a forza nel muro per l'apertura di sei finestre al primo piano e cinque al secondo, con realizzazione di piattabande su ciascun vano luce aperto.

Furono inoltre murate le finestre verso il cortile su entrambi i piani e costruite tre nuove rampe di scale per accedere alle aule sui due livelli, con gradini in tufo e rivestimento in mattoni sulle pedate. Nel 1920 ulteriori lavori furono compiuti per l'ampliamento delle scuole elementari: dalle nove aule già esistenti si passò ad un numero di diciannove aule, delle quali due al pianterreno, nove al primo piano e otto al secondo. L 'intero gruppo delle aule prevedeva, inoltre, la divisione in sezione maschile e in sezione femminile, accessibili da due ingressi diversi. Nel dopoguerra la scuola elementare venne trasferita in altra sede e così questa parte del monastero fu occupata da nuclei famigliari, che modificarono ulteriormente per scopi residenziali la struttura degli edifici.

Tali interventi comportarono un ulteriore divisione degli ambienti: furono realizzate diverse operazioni di sostituzione edilizia con tramezzature, rampe di scale, servizi igienici, sostituzione di porte ed infissi e quant'altro. Questo ha condizionato in maniera molto evidente la qualità spaziale originale, senza comunque alterare il senso della propria identità e delle sue forti permanenze ambientali. Attualmente, come già detto, l'intero complesso monastico risulta restaurato e recuperato a centro servizi per l'Habitat rupestre con sale conferenze,spazi espositivi che ospitano manifestazioni varie.
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  • Giuseppe Massari
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