Il Palazzo Museo Pomarici Santomasi di Gravina in Puglia
Il Palazzo Museo Pomarici Santomasi di Gravina in Puglia
Passeggiando con la storia

Il Palazzo Museo Pomarici Santomasi di Gravina in Puglia e la sua dinastia

Rubrica “Passeggiando con la storia” a cura di Giuseppe Massari

Il testo che segue, è stato estrapolato dall'autore, Riccardo Riccardi, dal suo volume: "Puglia Viaggio nelle dimore storiche," Adda Editore Bari 2021. "Il Palazzo-Museo-Fondazione "POMARICI SANTOMASI" di Gravina in Puglia – città notissima per la suggestiva gravina, per la Cattedrale e per il palazzo ducale degli Orsini–, è un contenitore storico ed artistico di eccellenza che grazie ad un lascito, del 1917, dell'ultimo gentiluomo di questa illustre dinastia pugliese e lucana, Ettore Pomarici Santomasi, è pervenuto sino a noi nel suo completo splendore.

Con la dinastia dei Pomarici, genia longobarda, si parte dal lontano dal Medioevo con il guerriero Ruggiero che era signore della terra di Policoro. Ma l'albero genealogico della dinastia parte con Andrea de Pomarico di Matera, barone del feudo di Zangarone, in Calabria. Il nipote, Ettore, lascerà la citta dei Sassi per trasferirsi ad Anzi, vicino Potenza, in un castello della dinastia sulla fiumura di questa cittadina. I suoi figli, a metà Seicento,formarono tre rami e il secondogenito, pertanto cadetto, Ferdinando, capitano d'arme di una compagnia di Tricarico al servizio del principe Tomaso di Savoia, si trasferirà a Montepeloso, oggi Irsina, per stabilire una discendenza che, grazie anche al patrimonio immobiliare di ricche mogli, conquisterà fama e censo di inusitato valore.

Il nipote, che si chiamava come lui, Ferdinando, era già destinato a far fortuna in quanto doveva maritarsi con la nobile ereditiera Porzia o Poppa Ulmo di Matera ma la gentildonna, nel 1713, dopo aver vergato i capitoli matrimoniali, non convinta di un matrimonio stipulato solo per interessi finanziari e non per amore, decise con l'avvallo della sua famiglia, di venir meno al contratto stipulato e di rimanere nubile.

Ma il destino di incrementare la ricchezza dei Pomarici era segnato. Sua sorella Caterina (nata nel 1683), andata in sposa ad Oronzo Santomasi, di Gravina in Puglia – casata illustre gravinese per censo e dedita alle professioni liberali –, per la morte suicida dei suoi figlioli maschi, il 15 agosto del 1750, decise di chiamare i suoi nipoti, figli del germano Ferdinando che aveva sposato una cugina di Anzi, per eternare la dinastia dei Santomasi unendola a quella dei Pomarici. Il figlio del nipote Domenico (1728/1773) sposo di Maria Costantina de Ilderis di Bitonto, Donato Antonio, ma sempre chiamato Antonio (1771/1853) fu quello che si chiamerà Pomarici Santomasi, diventando l'erede di un ingente patrimonio fondiario e della dimora dei Santomasi, a Gravina in Puglia, oggi in via Museo.

Antonio Pomarici Santomasi fu fatto sposare a soli diciassette anni, nel 1790, con Antonia d'Amati, figlia di Saverio e Anna Cilenti di Montepeloso che partorì sei figli e proprio per dare alla luce l'ultimo figlio spirò e, il vedovo, dopo due mesi di vedovanza, sposò Caterina Samuele Cagnazzi di Altamura che per mamma aveva una de Gemmis di Terlizzi e per zio il famoso intellettuale e giacobino, l'arcidiacono Luca. Dal matrimonio nacquero ben undici figli anche se alcuni morirono in giovane età: Mariangela(1810/1883), sposòAntonio de Grecis di Bari; Maria Giovanna(1817/1858), si unì in matrimonio con Serafino Santoro originario di Altamura ma domiciliato a Bitonto; Maria Raffaella (n. 1833), si congiunse in matrimonio con il gentiluomo e patriota Luigi Sagarriga di Giovinazzo; Elisabetta(n. 1814) sposa l'avvocato e proprietario terriero Francesco Polini;

Luca(1813/1895), il figlio primogenito, destinato ad eternare il prestigio della casata, si unì in matrimonio con Carolina Calderoni – antichissima dinastia d'origine spagnola in cui nacquero giureconsulti e intellettuali celebri −, il 9 febbraio 1839, e il padre al momento delle nozze gli donò tutti gli appartamenti del piano superiore del palazzo e le masserie vicino Bari.

Dalla loro unione nacquero moltifigli: Maria Caterina(n. 1839), sposa nel 1863 il funzionario governativo Giovanni Moretti di Crema; Maria Giovanna(n. 1841) si unisce in matrimonio con il gentiluomo leccese, magistrato a Trani, Francesco Prati; Antonio(1846/1869), primogenito, raffinato intellettuale, morì per tisi; Michelangelo (1847/1874), secondogenito, morì giovanissimo con la stessa malattia del fratello maggiore; Maria Carolina(n. 1849), sposa il gentiluomo di Ginosa Domenico Sangiorgio; Maria Costantina (n. 1851), si unì in matrimonio, il 28 gennaio 1874, con il gentiluomo e ricco proprietario terriero Saverio Pellicciari; Maria Maddalena(n.1853), si sposò con il nobiluomo gravinese Nicola Benchi, Maria Francesca(n. 1861), si unì in nozze con il galantuomo altamurano Domenico Martucci; Mario Ettore(1854-1917), ma chiamato Ettore, tra i molti figli fu colui il quale dette l'eternità al casato.

Ettore, animo molto complesso, riservato e schivo, amava la lettura dei classici e per la morte dei fratelli maggiori interruppe i suoi studi napoletani. A trent'anni sposò, il 10 maggio 1884, la bellissima gentildonna Maria Riccarda Porro di Andria figlia di Michele e Rosa De Sario di Terlizzi. Dal matrimonio nacquero tre figli: Luca, nato nel 1885, gravemente malato, morì a 27 anni a Napoli nel 1912; Carolina, nata nel 1886, morì all'età di 12 anni, nel 1898, per infortunio domestico; Michele(1886/1912), nato dopo il difficile parto non vide mai la presenza materna. Il padre confidava in lui per l'eternità del casato. Si innamorò di Teresa Pellicciari, nobile dinastia gravinese, e si sposarono nel 1910. Nel 1911 nacque la loro prima figlia, Carolina. Ma dopo la tragica notizia della morte di suo fratello Luca, Michele ebbe un grave esaurimento nervoso che lo portò al suicidio. Morì il 17 dicembre del 1912. Postume nasceranno due figlie: Francesca e Michelina.

Ettore con la morte di Michele e con la nascita di sole figlie donne capì che non c'era futuro per una discendenza maschile della casata. Si ripeteva lo stesso destino dei Santomasi. Nel suo letto di morte impartì le sue ultime volontà, per un bisogno d'eternità: donò il palazzo alla sua città e alcuni fondi e masserie per il suo sostegno. Vediamo di addentrarci nei numerosi appartamenti che il gentiluomo, nonché sindaco di Gravina, Antonio Pomarici Santomasi e la sua discendenza, sino al mecenate Ettore, hanno custodito ed incrementato con mobili, quadri, e suppellettili di inusitato valore e magnificenza. Il pezzo forte della dimora è senza ombra di dubbio il salone di rappresentanza con il suo ricco mobilio di fine Seicento con mobili, specchiere e cornici dorate in oro zecchino e stoffe pregiate in seta color rosso amaranto e un soffitto ligneo "a cassettoni" dipinto a mano, sempre del Seicento, epoca in cui il palazzo fu costruito.

Ma le soprese non finiscono qui. Basta entrare nella vicina camera da letto per ammirare un letto in ottone ottocentesco vestito da una coperta in seta ricamata e sormontato da un baldacchino, sempre rosso edentrambe del Seicento, che guardano due cassettoni intarsiati a mano con fronte in avorio di artigiani napoletani di inusitata bellezza e valore. Ma anche la pregevole cappella interna ha la sua eleganza: un altare ligneo con un "bambinello" di scuola napoletana del Settecento sono di rara raffinatezza e pregevolezza. Ma non si possono non apprezzare suppellettili qua e là per gli appartamenti come candelabri, una culla napoleonica, eleganti mensole dorate, una lampada in argento, statue lignee e, per finire, gli stupefacenti ritratti sia dei Santomasi sia dei Pomarici Santomasi di artisti che vanno dal Seicento per arrivare al Novecento che sembrano, con la loro alterigia, dare il benvenuto allo stupefatto visitatore.
  • Giuseppe Massari
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