“Passeggiando con la storia” - Gravina durante la guerra fredda
“Passeggiando con la storia” - Gravina durante la guerra fredda
Passeggiando con la storia

Gravina al centro della crisi politica USA - Cuba durante Guerra fredda

Rubrica “Passeggiando con la storia” a cura di Giuseppe Massari

Al tempo della Guerra Fredda, anni 60 – 62, tra forze Nato e Patto di Versavia, che videro il nostro Paese come un confine avanzato dotato di una fitta rete di caserme e di basi missilistiche dal versante adriatico a quello jonico, la Puglia fu scelta, per la sua posizione orientale,come spazio utile all'installazione dei missili intercontinentali americani denominati Jupiter, da 1,5 megatoni, pari a 1.500.000 tonnellate di tritolo, per un totale di 45 megatoni, cioè 75 volte più potenti della bomba di Hiroshima in Giappone, puntati contro i Paesi sovietici. La decisone fu assunta dal governo democristiano dell'epoca, presieduto dall'onorevole Amintore Fanfani Il quartier generale fu la 36ª Aerobrigata Interdizione Strategica, dislocata presso l'aeroporto militare "Antonio Ramirez" di Gioia del Colle; razzi schierati dislocati nelle postazioni costruite a Gravina, Altamura, Acquaviva delle Fonti, Spinazzola, Mottola, Laterza, Irsina, Matera.

Sopraggiunti con dieci voli dagli Stati Uniti d'America tra il 2 aprile e 15 giugno 1960. Ogni installazione era custodita da due ufficiali americani e due aviatori italiani. Missili che usavano carburante cherosene e come ossidante ossigeno liquido,ciascuno era dotato di una bomba a fusione da 1,45 megaton. All'interno dell'area boschiva gravinese, in località Vaccheria San Tommaso, estesa su una superficie di 176.8660 metri quadri, fu installata la Base Numero 5, operativa dal primo agosto 1960.

Su quegli anni difficili, molta è stata la letteratura che n'è scaturita, non sempre a proposito e intinta di dosi massicce di demagogia. Fiumi di inchiostro, illazioni, accordi segreti, trame, interessi non sempre leciti, come viene raccontato e ricordato da parte di chi, quegli anni, li visse intensamente e direttamente, fino a sostenere che, all'epoca furono avviate trattative, rigorosamente segrete, tra il governo Italiano e quello degli Stati Uniti d'America, per la installazione di questi potenti armamenti, che furono lunghe e laboriose, ma non per ottenere, come doveva essere, garanzie sulla sicurezza del popolo Italiano, ma per cercare di prendere più soldi dagli Americani in cambio delle servitù militari che sarebbero state concesse.

Non solo. Ma la conferma di ciò la si ricava dalle ricerche condotte da Leopoldo Nuti, professore ordinario presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi Roma Tre, autore di numerosi articoli sull'argomento, grazie ai quali ha tratto spunto per un suo libro, l'inglese Philip Nash: I missili di ottobre, pubblicato dall'Università del North Carolina, il quale spiega bene come tutte le operazioni di installazione dei missili Jupiter in Puglia furono condotte sotto un rigoroso segreto.

Finita la crisi politica e militare, il 29 giugno 1963 i poligoni missilistici pugliesi vengono smantellati. Compreso quello che si trova all'interno del nostro bosco comunale. Nel corso degli anni non sono mancate proposte per il riutilizzo e la riqualificazione dell'intera zona, ma tutte cadute nel vuoto come quella di istituire un Parco della Pace, avanzata dai parlamentari comunisti del territorio: l'onorevole Fabio Perinei e il senatore Onofrio Petrara.

Dopo questa breve cronistoria e la rilettura di pagine oscure, avvolte da un desiderio di guerra, da una parte e di difesa, dall'altra, ci piace riportare una testimonianza del compianto professore Giorgio Nebbia, dopo aver visitato e fatto un sopralluogo, una ricognizione sullo stato dei luoghi; in quei luoghi scalfiti dalla e nella memoria di coloro che, a vario titolo furono protagonisti attivi dell'intera vicenda.

"Quando ho visto per la prima volta la piazzola abbandonata di Gravina mi sono chiesto chi ricordasse, in Puglia, questa importante pagina della storia militare della guerra fredda, un periodo in cui sulla testa degli abitanti della regione sono state sospese bombe H per una potenza distruttiva equivalente a quella di 50 milioni di tonnellate di tritolo. Una drammatica situazione, ben nota al governo italiano che sapeva che si trattava di "missili obsoleti, pericolosi e non molto efficaci".

Senza contare che le basi missilistiche americane in Puglia erano sotto il tiro diretto dei missili collocati nelle simili basi, collocate nell'Europa orientale, e che la popolazione della Puglia sarebbe stata immediatamente colpita dalle bombe atomiche sovietiche se anche un solo missile, anche per errore, fosse partito da Gioia del Colle o Gravina o Spinazzola".

Dopo una spolveratina alla storia di ieri e volendo tuffarci in quella più recente, più vicina a noi, che sappiamo di più su quel sito, magari inquinato, bisognevole di essere bonificato? Che l'11 ottobre 2010, il Comune di Gravina compra dallo Stato italiano la zona boschiva Difesa Grande, già adibita a "Campo missili", al prezzo di 65.633,00 euro. Domanda: per farne che, visto e considerato che, d'allora, sono passati ben oltre dieci anni e nulla è stato fatto per il recupero funzionale di quel sito? Nessun progetto, nessuna discussione sul destino di quell'area. Una proprietà comunale lasciata al suo triste destino. Lasciata marcire tra il disinteresse generale di pacifisti, obiettori di coscienza e guerrafondai. Se mai ve ne fossero ancora di seri, validi, positivi e propositivi.
6 foto“Passeggiando con la storia” - Gravina durante la guerra fredda
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  • Giuseppe Massari
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