passeggiando con la storia- carnevale
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Passeggiando con la storia

Giùann e la Quarandoin, la corsa all’anello: il carnevale gravinese

Rubrica “Passeggiando con la storia” a cura di Giuseppe Massari

Per riportare indietro le lancette del tempo e della storia, ci piace riprendere alcuni racconti sul carnevale gravinese, sui suoi personaggi, Giùann e la Quarandoin; sulla quella sorta di folclore festivo e spensierato che magicamente ne derivava con la corsa all'anello. Una festa dal sapore bucolico, ancestrale, contadino, tipico della nostra cultura locale. Chi ci fa da guida in questi racconti, sia pure in forma sintetica e ridotta, sono gli scritti e gli studi del compianto professore Tobia Granieri, esperto e studioso di tradizioni popolari locali.

La leggenda racconta che Giùann era un ex prete che, irretito dalla Quarandoin (conosciuta anche come Mariette) che in seguito diventò sua moglie, avesse buttato il talare e si fosse unito a questa donna che non era affato una donna seria. Questa unione non fu delle più felici, infatti pare che Giùann, trascurato dalla moglie che si era rivelata una pettegola, golosa e ubriacona, si fosse unito alla condotta della moglie diventando anch'egli un fannullone ubriacone. La tradizione racconta che ogni famiglia si affrettava a preparare il fantoccio di Giùann, creavano un pupazzo con della paglia e lo vestivano con pantaloni, gilet , giacca e fazzoletto intorno al collo, tutto rigorosamente nero al contrario della camicia che era sempre bianchissima con il colletto immacolato. Solitamente veniva creato anche il pupazzo della Quarandoin. Il pupazzo di Giùann era solitamente seduto su una sedia malconcia, che veniva appesa sopra l'uscio o sospesa tra due balconi contigui. Secondo alcune credenze popolari, supportate da feticismi e superstizioni, si diceva che i fantocci appesi nelle vicinanze delle abitazioni fossero di buon auspico di benessere e prosperità per le famiglie. I pupazzi venivano lasciati per tutta la durata del carnevale e se ne vedevano tanti nei vari angoli della città, dei quartieri. Durante l'ultima domenica di carnevale, dopo un pranzo luculliano, la gente si riversava per strada per assistere alla tradizionale Corsa dell'anello. Questa era una gara di abilità e consisteva nell'infilare un grosso anello di ferro attaccato ad un bastone di ferula, tenuto sospeso al centro della strada (via S. Sebastiano); i concorrenti dovevano riuscire nell'intento usando una bacchetta di legno e stando in groppa al cavallo; la gara terminava quando uno dei cavalieri riusciva a strappare l'anello di ferro che veniva subito sostituito da un anello più piccolo tutto d'oro. Il vincitore, seguito dagli altri concorrenti e dalla folla, si dirigeva verso la vicina Basilica Cattedrale, dove l'anello d'oro veniva offerto al Santo Patrono San Michele; l'anello veniva appeso con un nastrino al braccio della grande statua di pietra del santo che si trova nella suddetta Chiesa. Era poi il momento in cui folti gruppi dei gente mascherata animavano le vie cittadine. Si poteva poi assistere al funerale di Giùann, che tolto dalla sedia veniva steso su un carretto "u bajard" e portato in giro tra grida di pianto e scene di disperazione.

A seguito del funerale c'era la Quarandoin, moglie di Giùann, che dava in escandescenza. Quando il funerale giungeva in luoghi più affollati, " u mest" (il capo della comitiva) fermava il corteo e leggeva a voce alta il testamento di Giùann. La lettura di questo testamento suscitava curiosità e ilarità perché scritto in rime e con parole ironicamente pungenti. Tra sfilate e funerali si andava avanti fino alle 22, ora in cui la campana più grande della cattedrale con colpi del battaglio annunciava la fine di carnevale. Sia in senso allegorico che reale, per comunicare l'inizio della Quaresima, in questo caso. Questo suono era chiamato "la desprète" .

Torniamo alla leggenda di Giùann e al rintocco mesto della campana grande della cattedrale. Giovanni era un ex prete, e, a Gravina si usava e si usa che quando un prete muore, la campana grande della cattedrale lo annuncia alla città. Sulla base di questa usanza, di questo precedente, al nostro Carnevale era riservato lo stesso trattamento. Una volta a casa le donne lavavano le posate e le pentole con la cenere e sfregavano vigorosamente per far sparire ogni traccia di carne: iniziava così il periodo della Quaresima.
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  • Giuseppe Massari
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