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Passeggiando con la storia

Benedetto XIII straordinario devoto del Beato Giacomo da Bitetto

Rubrica “Passeggiando con la storia” a cura di Giuseppe Massari

E' il titolo di un articolo, a firma di Lino Fazio, apparso nel bollettino del Santuario del Beato Giacomo, anno XXXIV, n. 1, 2017, che riprendo ben volentieri per arricchire sempre la conoscenza storica della nostra città , attraverso la vita e le opere dei personaggi più noti.

"Tra i modesti resti monumentali del complesso francescano di Bitetto è stato recentemente individuato un ritratto scultoreo raffigurante un sommo pontefice. L'analisi iconografica comparata dei papi, chiamati in causa relativamente al culto immemorabile reso a Giacomo Varingez, il Beato da Bitetto, ha permesso di individuare, in detto pontefice, Benedetto XIII. Questi, al secolo Pier Francesco Orsini, era di origine pugliese, essendo nato a Gravina, il 2 febbraio 1649, da donna Giovanna Frangipane e da Ferdinando III Orsini, signore della città altamurgiana.

Per tali nobili natali il futuro papa veniva ad essere anche discendente di donna Felice Sanseverino, la duchessa che ha legato il suo nome alla storia della devozione giacomiana per il tentato furto del dito del Beato. Come è noto a tutti i devoti, la nobildonna, avendo avuto l'opportunità di visionare direttamente il sacro corpo e desiderosa di una reliquia personale, con finto bacio aveva strappato l'indice della mano destra. L'improvviso infuriare di un temporale, tuttavia, impedendole di allontanarsi dal santuario, l'aveva indotta a confessare la sua colpa e restituire la sacra reliquia, la quale allora venne conservata direttamente nell'urna, in un piccolo cofanetto d'argento dorato, dono della stessa nobildonna come attestava lo stemma inciso.

Memore, forse, di questi fatti, il giovane Orsini, già cardinale all'età di 23 anni, venne pellegrino nella chiesa del Beato all'incirca nel 1680 e qui, secondo testimone ascoltato al processo apostolico del 1695, dinanzi all'urna dell'umile laico professo "si inginocchiò per fare oratione e disse queste precise parole, stando io presente a detto prencipe: - Diciamo un Pater noster et un Ave a questo gran Servo di Dio - e finito che hebbe questa oratione, l'intesi dire l'antifona Euge Serve bone etc. e poi soggiunse l'Oratione Deus qui Beatum Iacobum etc.". Tali affermazioni ricevono conferma anche da altro teste di detto processo, il quale aggiunge in più che l'eminentissimo cardinale "volle osservar il detto corpo con farsi aprire la cassa".

Quando nel 1724 il Card. Orsini, dopo circa un cinquantennio di attività pastorale in qualità di vescovo di Siponto prima, di Cesena poi ed infine di Benevento, fu eletto papa, l'eco di questo evento rinvigorì, in Bitetto, il ricordo della sua visita all'urna del Beato Giacomo. Prova ne è che nel 1725, appena un anno dopo la sua elezione, tramite mons. Caprini, vescovo bitettese a Roma per la celebrazione dell'Anno Santo, venne esternato al Sommo Padre il desiderio della fraternità francescana di Bitetto circa la concessione di una sacra liturgia in onore del nostro Beato.

Certamente l'atteggiamento benevole del papa indusse ad approntare con sollecitudine la relativa pratica ma questa, a causa dell'avvicendamento dei cardinali ponenti, pervenne ufficialmente alla Sacra Congregazione dei Riti nell'aprile del 1727. Fervida, comunque, era la fiducia dei bitettesi nella benevolenza e nell'azione pastorale del pontefice, molto popolare presso la gente comune, non solo per l'impulso dato all'attività catechetica e alla vita ecclesiastica, ma soprattutto per la sua sollecitudine verso pratche assistenziali, tra le quali di rilievo è la moltiplicazione dei "monti frumentari" uno dei quali risulta attivato anche in Bitetto, a beneficio dei contadini poveri.

La concessione della liturgia in onore del Beato, tuttavia, non andò a termine sotto il pontificato di Benedetto XIII sia per il già detto ricambio dei cardinali ponenti, sia per la vigenza di norme ostative. Solo il 1749, sotto nuovo papa, la questione si concluse positivamente. Tutto ciò non inficiò la simpatia bitettese per Benedetto XIII, come attesta questo ritratto, che può collocarsi verosimilmente negli anni del suo breve pontificato (1724-1730).

Altra circostanza che potrebbe avere contribuito alla committenza di questo ritratto-omaggio è quella che vide papa Benedetto XIII, nominare a vescovo di Bitetto, il 6 luglio 1729, a seguito della morte di mons. Caprini, il suo cameriere d'onore e assistente al soglio pontificio, Lazzaro Sangiovanni.

Questi "da zelante pastore", quale si era formato sotto cotanta guida, ancora trattenuto a Roma da incarichi apostolici, si preoccupò subito, a profitto delle "sue pecorelle", di raccomandare al suo vicario in Bitetto la scelta di "buoni ministri pella santa missione " nonché "si togliesse da costumi qualche corruttela", secondo le puntuali annotazioni del nostro storico don Riccardo Iacovielli.

Considerati tutti i risvolti storici legati a questa immagine scultorea, opera meritoria è stato il suo restauro, a cura di Giuseppe Chiapparino, Laboratorio D'Arte ACHG di Terlizzi, che, patrocinato in memoria di Nadia Biasi dell'O. F. S., lo ha sottratto allo stato di abbandono e oblio, in cui giaceva, restituendolo alla memoria collettiva". La cerimonia di benedizione dell'opera restaurata avvenne, presso la cappella del Beato Giacomo, la sera del 27 settembre 2017.
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  • Giuseppe Massari
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