Lettere alla redazione

Petrara e Stragapede: "La maggioranza non c'è più"

E sulla minoranza "Non gode certo di buona salute"

Gentile direttore,
ho letto e riletto l'articolo apparso su Gravinalife a margine dell'ultimo consiglio comunale.Ho cercato di capire quali atteggiamenti, azioni, fatti abbiano potuto indurre l'articolista a titolare che la minoranza è a pezzi. Certamente non gode di buona salute, questo è vero, e finanche lapalissiano. Il punto fondamentale se mi è consentito però, è un altro: l'amministrazione Valente non ha più una maggioranza politica, la sua maggioranza politica.

Occorre riflettere bene su questo dato, se non altro per i precedenti storici che tale situazione contiene per intero in sé. Quando il collante non è più quello politico, quando al tensione ideale viene meno, quando a contare (mi scusi il gioco di parole) sono solo i numeri, il futuro che si prospetta non è certamente roseo. Così è stato per l'amministrazione Vendola, così per quella di Divella. È cominciato anche per loro da lì: nel nome abusato del "bene della città" si sono consentiti giochi e giochetti da cui, naturalmente, la Città, i suoi bisogni, le sue ansie, le sue attese collettive erano assai distanti.

La novità politica, dunque, che è emersa nello scorso consiglio comunale sta proprio qui: chi del cambiamente ne aveva fatto una azione di governo si è rivelato l'epigono più becero della vecchia prassi del tardo Novecento. Ammiccare, addirittura chiamare singoli consiglieri comunali della opposizione, non doveva essere nelle corde di questa amministrazione. Del resto, lo avevamo gridato in tutte le piazze, durante la campagna elettorale. Spiace dover constatare che la novità dell'amministrazione Valente è proprio la mancanza di novità. Se si aggiunge che la crisi si è generata per l'implosione di Fli, la forza che di fatto e numericamente, ha determinato la vittoria di Valente, allora non è sbagliato affermare che questa amministrazione non solo non ha più la sua maggioranza politica, bensì, ed è ancora più grave, la maggioranza elettorale, così come uscita dalle urne.

Per tornare a noi, perché sembra che possa divagare, la scelta di chiedere la verifica del numero legale è stata dettata dalla esigenza di fare chiarezza rispetto alla nostra città e alla nostra identità. Il suo disegno meschino, già mille volte replicato, è quello di dividere la classe dirigente in "buoni e cattivi" tra chi persegue il bene della comunità e chi, invece, vuole altro. Dal canto nostro, abbiamo chiesto e chiediamo che sia la maggioranza politica vincente a governare, fare scelte e assumere tutte le responsabilità conseguenti. Nella chiarezza e distinzione dei ruoli. Così, mi pare, cresca una comunità; così si esercita la virtù pubblica, senza scomodare filosofi e politologi.

Per il bene della città - è bene non dimenticarlo - anche noi abbiamo votato favorevolmente alla variazione del bilancio in rettifica relativa al finanziamento della piazza di via Genova, così come ci siamo astenuti sull'altra rettifica relativa all'altro finanziamento per l'istallazione del pannelli fotovoltaici sul solaio della scuola materna in zona Pip. Abbiamo persino consentito l'approvazione in prima battuta dello statuto dell'Aro 4 che richiedeva maggioranze qualificate. Potrà capire ancora che singoli consiglieri comunali decidano in coscienza di votare punti all'ordine del giorno assieme alla maggioranza. Non è qui il punto né lo scandalo. Bisognerà, tuttavia, chiedersi di volta in volta se il voto sia stato libero e scevro da condizionamenti, frutto da percorsi autonomi individuali. Su questo, mi pare, la parola ultima spetta di diritto all'opinione pubblica.

So bene e non fingo di non sapere che quei voti devono necessariamente sommarsi ad una autosufficienza numerica della maggioranza, perché quella è condizione minima della chiarezza. Noi l'altra mattina lo abbiamo fatto senza collusioni, nella netta distinzione dei ruoli, nella consapevolezza che siamo stati chiamati a essere classe dirigente. In fondo, mi pare, che qui è il cuore del problema: come si seleziona e come cresce una classe dirigente.

Nessuno ha soluzioni certe, epperò, non è sicuramente nella direzione che ha scelto l'amministrazione Valente. Sono consapevole che l'argomento non può essere affrontato in queste brevissime considerazioni. Tuttavia, prima o poi, occorrerà affrontarlo, se non si vuole perseverare in logiche che portano sindaci ed amministrazioni ad andare a casa ad ogni starnuto. Né è pensabile allargare, restringere a piacimento (e a convenienza) le maggioranze di turno. Devono affrontarle innanzitutto il Pd e l'Udc di Gravina se avranno voglia di rappresentare ed incarnare un nuovo protagonismo nell'entroterra della Murgia nord barese. Perché è proprio nel difficile compito e traguardo di rappresentarsi che una comunità può crescere in termini di sviluppo e cultura.

A quanti ancora quella mattina sbandieravano il bene della Città chiedo che cosa ne è stata della pineta comunale e del parco Robinson dopo aver organizzato addirittura una inaugurazione con tanto di filarmonica al seguito? Che ne è stato della piscina comunale, dopo aver assicurato che i lavori partivano a settembre? Chiedo alla classe dirigente più responsabile per quale ragione non si fano le gare d'appalto e si persevera nella più comoda prassi della proroga tecnica? Sono tanti i servizi in appalto che attendono di essere rinnovati. A questa classe dirigente chiedo se è possibile ancora credere alla favoletta della cronica deficienza di personale della nostra pubblica amministrazione, distratta dalle emergenze e quindi impossibilitata a pianificare l'efficienza della cosa pubblica.

Quale sia il bene della città bisognerà chiederlo ai disabili del Caba orgogliosamente resistenti nonostante le mille promesse ricevute dal primo cittadino, tutte disattese. Bisognerà chiederlo ai genitori degli alunni delle scuole comunali che cadono a pezzi e non si trovano le risorse per la loro minima ristrutturazione. Bisognerà chiederlo agli abitanti del quartiere Salsa, ai quali si era garantito un pronto intervento di bonifica e di messa in sicurezza della zona. Come suona stonata la stanca ripetizione della frase "mancanza di risorse" a fronte dello spreco di denaro pubblico per improbabili Forum sul Turismo, estati gravinesi senza popolo, elitarie e costose, manifesti patinati quotidiani sulle grandezze di questa amministrazione (quanto costano, quanto ci costano e chi li produce senza gara d'appalto, caro sindaco?) Alla classe dirigente più consapevole chiedo che né è stata dell'Area Vasta, cioè di quella grande fucina di progettualità "a lungo respiro" in cui molte comunità avevano affidato speranze di sviluppo e crescita. Cosa ne sarà del centro storico, al netto delle ordinanze di chiusura e regolamentazione sbandierate come grandi eventi dall'amministrazione Valente. Sarà possibile in questo consiglio comunale affrontare un discorso serio, possibilmente partecipato sul destino del nostro nucleo antico? Sarà possibile affrontare in maniera organica un discorso sulla nostra nuova fiera, non più regionale?

Ecco, su questi grandi temi vogliamo cimentarci, per il bene della città. Vogliamo farlo assieme a tutti gli altri, minoranza timorosi del giudizio che i nostri figli un giorno ci riserveranno, per tutto quello che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto, per quello che abbiamo fatto e avremmo potuto evitare di fare.

F.to: Angelo Petrara - Antonio Stragapede

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Egregi consiglieri,
riceviamo e pubblichiamo la Vostra garbata lettera, prendendo atto della Vostra opinione, ma che la minoranza sia uscita a pezzi dall'ultima seduta del consiglio comunale ci pare essere un dato di fatto confermato, oltre che dalle cronache puntuali del nostro Francesco Mastromatteo, anche dalla ferma presa di posizione del leader dello schieramento di opposizione, Rino Vendola, pubblicata su Gravinalife nei giorni scorsi, ma pure dalle Vostre parole, che sembrano richiamare la necessità di una riflessione profonda, all'interno dell'intera classe politica gravinese (dunque anche dell'opposizione, che se non fosse a pezzi non ne avrebbe bisogno) in merito a fenomeni, vicende, problemi e tematiche che la attraversano e la segnano ormai da tempo.

E' solo questione politica, per politici? No. La città ha diritto di sapere e di essere coinvolta in un confronto che riguarda ogni sua articolazione. Peccato, però, che sul punto il dibattito stenti a decollare e che da destra e sinistra, passando per il centro, e purtroppo anche fuori dall'ambito ristretto dei partiti o di ciò che di essi resta, si tenda a far finta di niente.

Vogliamo parlarne? E' pronta la classe dirigente gravinese a rompere il muro di gomma ed a guardarsi dentro per guardare (e andare) oltre, se necessario anche oltre se stessa?

La piazza virtuale di Gravinalife è aperta e pronta ad ospitare il confronto. Chi ci sta?

Cordialmente.
Gianpaolo Iacobini
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