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Radici al Futuro: Gravina si racconta e si proietta oltre

Presentato il dossier di candidatura della città a Capitale italiana della Cultura 2028

Le "Radici al Futuro" piantate dalla candidatura di Gravina in Puglia a Capitale italiana della Cultura hanno attecchito e stanno già dando i loro frutti.

L'ingresso della città nella rosa dei dieci Comuni finalisti rappresenta, infatti, una vittoria simbolica, ma tutt'altro che marginale: è il riconoscimento di un percorso collettivo e della fiducia riposta in un progetto capace di far emergere un potenziale che Gravina ha custodito a lungo, spesso in silenzio.

Per celebrare questo traguardo e restituirne il senso più profondo alla comunità, il 7 febbraio l'ormai dismesso cinema Sidion ha riaperto le sue porte, accogliendo il pubblico con una penna in mano e semi da piantare. Un gesto fortemente evocativo, semplice ma potente, che parla di cura, tempo e responsabilità.

Una serata partecipata, densa di interventi e contributi, pensata per raccontare il dossier di presentazione della città a tutta la comunità, consacrando il passaggio di questo progetto da idea sterile e immateriale ad azioni realizzabili e progetti attuabili per il futuro; non solo un programma culturale, ma un'idea di città che guarda lontano partendo da ciò che è stata.
A guidare la serata è Raffaella Iannetti, allietata dalla musica dell'orchestra Matè e dei solisti lucani, diretta da Giacomo Desiante, con un evidente omaggio alla Puglia e ai suoi talenti.

Il discorso di apertura del primo cittadino, Fedele Lagreca, attraversa la storia della città, le sue personalità, i suoi segni distintivi. Non una celebrazione nostalgica, ma una mappa emotiva: Gravina come luogo che ha conosciuto ferite, passaggi, stratificazioni, attraverso una potente analogia con la diagnostica medica. Ha messo in luce l'approccio profondamente umano ed empatico con cui ha accolto la proposta di questa candidatura: come un atto di profonda cura nei confronti delle cicatrici della città, ma anche come un atto di fede nella sua capacità di accoglienza e nella sua bellezza millenaria. Non un azzardo cieco, ma un trampolino verso il futuro.

Nel corso dell'intervento del consigliere Ignazio Lovero emerge con forza la dimensione territoriale e collettiva del progetto: il sostegno della Murgia, della Puglia, delle regioni vicine e di tutto il Meridione. Gravina non si propone come eccezione isolata, ma come rappresentazione di un sistema più ampio; si propone come ponte e mezzo di comunicazione. Rappresentare, verbo che si incarna nella volontà di non cercare la prevaricazione, ma la cooperazione, e di assumersi una responsabilità collettiva.

La cultura viene raccontata come forza coraggiosa e trasformativa, simile all'acqua che scava e ridisegna la storia. Non è ornamento, ma scelta. Non è consumo rapido, ma processo. È consapevolezza, capacità di osare, anche a costo di cadere, sapendo di averci comunque provato.

Particolarmente incisivo l'intervento dell'ex sindaco del vicino comune di Matera, Raffaello De Ruggieri, che ribalta l'idea di cultura come semplice erudizione: la definisce una scommessa creativa sul futuro, un collante sociale, un modo di vivere. Il dossier diventa così un vero e proprio codice d'onore della comunità, un giuramento di appartenenza. Non una giustapposizione di eventi, ma un movimento profondo, carsico, che richiede azione. Perché il passato non è custodire le ceneri, ma tenere vivo il fuoco.

La parola passa in seguito alla direttrice di candidatura, Mariarita Costanza. Ingegnere informatico e imprenditrice, racconta il suo percorso con sorpresa e lucidità. La sua esperienza dimostra che innovazione e territorio non sono opposti: il progetto Murgia Valley diventa metafora di un vivaio, dove la complessità cresce trasformandosi in equilibrio. La domanda centrale resta aperta ma concreta: può la cultura diventare leva di sviluppo economico? E può farlo attraverso alleanze e cooperazione, invece che competizione?

La risposta arriva dal lavoro collettivo. Mariagiovanna Turturo, progettista e membro del comitato scientifico, sottolinea che la vera vittoria è ciò che è già stato costruito: una comunità che ha ricominciato a dialogare. Il programma è realizzabile, perché nasce dal basso, dai luoghi che parlano e dalle persone che li abitano. L'accoglienza diventa il cuore del dossier, declinata in tre direzioni: richiamare, sviluppare, unire, elementi che ne costituiscono il punto di forza e l'unicità, perché simbolo di una comunità cooperativa e partecipe del cambiamento.

L'intervento di Michele Andriani, in rappresentanza del comitato delle imprese promotore della candidatura, ha ricordato l'impatto che un'azione di questo tipo può avere sulla città di Gravina, sottolineando come tutto ciò che facciamo lasci una traccia. La candidatura vuole essere questo: un'eredità positiva, capace di valorizzare biodiversità, multiculturalità e unicità. Un evidente rimando al ruolo materno e rigenerativo che la terra e, in particolare, il nostro territorio possono avere anche sulla cultura.

Dopo la parola è passata ad Alessandra Costantiello, nominata ambasciatrice della candidatura. Il suo contributo parla del patrimonio culturale non come un insieme di monumenti o eventi, ma come ciò che attraversa il tempo e ci dice chi siamo. Una cultura che non si presta a essere consumata come prodotto "prêt-à-porter", ma che è radicata nella storia, nel contatto tra popoli e linguaggi, nel dialogo tra passato e presente. È un patrimonio in movimento, radicato nella geologia, nella memoria e nel paesaggio umano della città.

A chiudere, la voce degli ambasciatori della candidatura e una testimonianza più leggera, ironica, ma non meno autentica: quella di Vincenzo Forzati, noto sui social come "Viaggio a Gravina in Puglia", che racconta Gravina con gli occhi di chi la abita, la fa fremere, l'ha sempre vissuta e che, a sua volta, la rende viva. Gli occhi di chi non la vede solo come un luogo, ma come una voce antica, una città che cammina anche quando sembra ferma. Il video finale prova a rispondere a una domanda semplice e decisiva: perché Gravina?

La risposta, forse, sta proprio in quei semi consegnati all'ingresso. Piantarli significa assumersi il compito di far crescere qualcosa che va oltre di noi.
Radici profonde per guardare lontano al futuro.
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