
Cronaca
Morte Lacarpia, non fu suicidio
Arrestate due persone per omicidio. Il 65enne gravinese si trovava in carcere con accusato dell’omicidio della moglie
Gravina - giovedì 15 gennaio 2026
13.07
Svolta nelle indagini sul presunto suicidio in carcere di Giuseppe Lacarpia. Questa mattina la polizia ha arrestato due individui di 24 e 45 anni accusate di essere i responsabili della morte del 65enne gravinese, avvenuta nel carcere di Bari il 22 ottobre del 2024. Il 24enne è accusato di tentato omicidio, mentre gli inquirenti ritengono autore materiale dell'omicidio il 45enne barese.
Una vicenda consumata nelle mura del carcere, dove Giuseppe Lacarpia era detenuto con l'accusa di aver ammazzato sua moglie nella notte tra il 6 ed il 7 ottobre. Secondo gli inquirenti l'uomo avrebbe dato fuoco alla sua Fiat Panda, mentre Maria Arcangela Turturo, era ancora all'interno dell'auto poi, quando la 60enne sarebbe riuscita a liberarsi uscendo dalla vettura, Lacarpia l'avrebbe inseguita e percossa fino a provocarne la morte avvenuta successivamente in ospedale.
Condotto in carcere, circa due settimane dopo il suo arresto, Lacarpia fu rinvenuto morto nella sua cella, con un sacchetto di plastica stretto al collo. In un primo momento l'ipotesi più plausibile era quella del suicidio. Le successive indagini hanno portato all'epilogo odierno, nel quale è emerso che non si sia trattato di atto autolesionistico, ma di azione compiuta dai due baresi con i quali Lacarpia condivideva la cella.
Per questa ragione il gip del tribunale di Bari ha disposto gli arresti domiciliari per il 24enne, presunto autore del tentato omicidio, mentre per il 45enne, complice del tentato omicidio e ritenuto responsabile dell'omicidio di Lacarpia, è stata disposta la custodia cautelare in carcere, dove entrambi si trovavano per scontare pene rinvenienti ad altri reati.
Una vicenda consumata nelle mura del carcere, dove Giuseppe Lacarpia era detenuto con l'accusa di aver ammazzato sua moglie nella notte tra il 6 ed il 7 ottobre. Secondo gli inquirenti l'uomo avrebbe dato fuoco alla sua Fiat Panda, mentre Maria Arcangela Turturo, era ancora all'interno dell'auto poi, quando la 60enne sarebbe riuscita a liberarsi uscendo dalla vettura, Lacarpia l'avrebbe inseguita e percossa fino a provocarne la morte avvenuta successivamente in ospedale.
Condotto in carcere, circa due settimane dopo il suo arresto, Lacarpia fu rinvenuto morto nella sua cella, con un sacchetto di plastica stretto al collo. In un primo momento l'ipotesi più plausibile era quella del suicidio. Le successive indagini hanno portato all'epilogo odierno, nel quale è emerso che non si sia trattato di atto autolesionistico, ma di azione compiuta dai due baresi con i quali Lacarpia condivideva la cella.
Per questa ragione il gip del tribunale di Bari ha disposto gli arresti domiciliari per il 24enne, presunto autore del tentato omicidio, mentre per il 45enne, complice del tentato omicidio e ritenuto responsabile dell'omicidio di Lacarpia, è stata disposta la custodia cautelare in carcere, dove entrambi si trovavano per scontare pene rinvenienti ad altri reati.
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