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La città

Centro servizi zona Pip, contenitore senza contenuti

Osservazioni da parte di Italia Viva Gravina

Il centro servizi della zona artigianale di Gravina è nato male ed è finito peggio. Questo almeno quanto sostengono da Italia Viva Gravina che ne ricostruisce la storia. Un progetto venuto da lontano, con il succedersi dei governi cittadini che lo avevano assunto quale atto meritorio della propria amministrazione, che si è rivelato per molti solo un problema da risolvere.

L'analisi della vicenda riguarda la torre che svetta sull'intera struttura, con i lavori iniziati nel 2005 e con una convenzione stipulata nel 2006 tra il Comune e una associazione temporanea di impresa, la "Ru.Ca" per la realizzazione della struttura attraverso un progetto di finanza.

Lavori terminati nel 2009: anno che però segna anche l'inizio del calvario dell'opera. Infatti, in sede di collaudo, i tecnici della Regione Puglia, co-finanziatrice del progetto, verificano un ammanco di materiali per circa 300mila euro. Circostanza a cui sono legate con molta probabilità le infiltrazioni d'acqua verificatesi negli anni a seguire e altri difetti di costruzione che portano la civica amministrazione a ricorrere presso il tribunale, aprendo un contenzioso con l'Ati che a sua volta accusava il Comune di aver recato un danno economico di circa 1,5 milioni per il rilascio ritardato dei certificati per la cessione dell'area.

Insomma, il solito finale in salsa Italiana che emerge quasi sistematicamente, ogniqualvolta si parla di opere pubbliche. Niente di nuovo, trascorre il tempo e alle lamentele dell'amministrazione sulle difformità dell'opera rispetto al progetto, si aggiungono anche quelle di alcuni privati che nella struttura hanno comprato degli immobili che presentano gravi vizi costruttivi.

Passano gli anni e dopo la proposta non andata a buon fine di insediare la sede dell'Unicam nella torre, al momento il contenitore, sempre più decadente, rimane vuoto a simboleggiare l'ennesima incompiuta e spreco di danaro dei contribuenti, di una città che, ai ruderi e alle strutture pubbliche fatiscenti, vorrebbe sostituire edifici e opere funzionanti al servizio della comunità: contenitori che finalmente potrebbero avere un contenuto.
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