Torna a casa: il corpo che scompare

Un libro, i Disturbi del comportamento Alimentare, una autrice gravinese, la sua storia che può essere di tanti

lunedì 8 giugno 2026 12.39
A cura di Raffaella Iannetti
Il "Volto nascosto dell'anoressia", questo era stato il titolo della mostra fotografica che, ad ottobre del 2024 presso i locali dell'Archeoclub sez. Gravina aveva messo "a nudo" un corpo, raccontato con l'ass. culturale Sezioneaurea, attraverso gli scatti fotografici in bianco e nero – scelta precisa dell'artista fotografo Lorenzo Ciaccia-, ma non un volto, celato dietro una maschera bianca, a voler rappresentare le tante storie "simili".

Ma oltre l'impatto visivo della sottrazione, della magrezza, dell'assenza quasi fisica, c'era una identità ed una storia personale, intima, quella storia che, allora, non era pronta a disvelarsi e a farsi ascoltare attraverso le parole e che, invece, presso la Casa del Fuorilegge sabato 6 giugno ha restituito nelle pagine di un volume, disponibile su Amazon, e attraverso la viva voce dell'autrice Angela Angellotti, tutta la complessità di quello che nemmeno una superficie- quella del corpo, appunto- così esposta allo sguardo esterno, poteva documentare.

La scrittura di Angela compie, anzi, un movimento opposto rispetto alla fotografia: invece di esibirsi si mette continuamente in discussione ed usando un linguaggio diretto, a volte duro, persino provocatorio, l'autrice cerca di sottrarre il corpo allo sguardo passivo degli altri ed espone così, con un lessico volutamente ruvido, corporeo, concreto, una verità personale ed un'occasione per conoscere i DCA- i Disturbi dei Comportamenti Alimentare.

Quel corpo, il corpo, non basta a raccontare una persona: sembra dire il libro al lettore - continuamente! -cercando e ricreando in ogni capitolo una tensione all'equilibrio tra le fotografie e la relazione raccontata con il corpo, con gli altri e con sé stessi in un flusso di coscienza accompagnato, senza invadenza e senza interromperlo, dai contributi di esperte, la dott.ssa Maria Giovanna Viggiano – psicoterapeuta e la dott.ssa Mariavita Gramegna- biologa nutrizionista.

Le loro riflessioni cliniche, rese con estrema chiarezza e competenza professionale, hanno arricchito anche il pomeriggio di presentazione del saggio attraverso una prospettiva sociale e collettiva e costringendoci a chiederci: quanto siamo capaci di guardare una persona senza ridurla al suo sintomo?

Il rapporto con il cibo, la battaglia con numeri e bilance, è solo ciò che viene in evidenza di qualcosa di più profondo, ed è complesso ma non impossibile, attraverso un percorso clinico, restituire fiducia al corpo di chi, come sottolinea con forza Angela, ha "il diritto sacrosanto, la libertà, di ammalarsi e di guarire".

Presso la Casa del Fuorilegge, l'ironia, la rabbia, la vergogna, la memoria, persino il sarcasmo e poi le immagini estremamente poetiche e delicate – la casa, le stanze, le finestre, il sentirsi ospiti di sé stessi- ritrovate nelle letture interpretate da Serena Loglisci e nelle poesie di Marina Delvecchio hanno rappresentato al meglio quel tratto umano, mostrando quanto fragilità e lucidità possano convivere in chi soffre di DCA.

Quello di Angela Angellotti è stato, infatti, il racconto lucidissimo di una convivenza- per restare nel campo semantico introdotto dal titolo: quella con uno "spazio", il più intimo, vissuto a lungo come un nemico.

Sabato pomeriggio, quella storia resa con grande onestà, attraverso il racconto di sé ed il corpo, non solo fotografato, diventato linguaggio esplicito del dolore, della vergogna, del controllo e della solitudine, ma anche del coraggio e della reazione attraverso le parole, ha trasformato l'esperienza personale in coscienza collettiva.

A tutti noi, presenti in sala e futuri lettori, il compito di cambiare sguardo e l'invito ad un esercizio di delicatezza nei confronti di queste tematiche.