monumento funebre benedeto XIII
monumento funebre benedeto XIII
Passeggiando con la storia

21 febbraio 1730 – 21 febbraio 2020. 230 anni dalla morte di Benedetto XIII, il Papa gravinese

Rubrica "Passeggiando con la storia" di Giuseppe Massari

Il 21 febbraio, come domani, del 1730, 230 anni fa, Benedetto XIII, il Papa gravinese, alle ore 22, alla vigilia del mercoledì delle ceneri, come si legge nel Diario delle Principali Funzioni Pontificali Esercitate Da Benedetto XIII, rendeva l'anima a Dio, avendo governato nel Sommo Pontificato cinque anni, otto mesi e 23 giorni. Sempre dal suddetto Diario apprendiamo che: aggravandosi il male fu munito coll'estrema unzione, ricevute le indulgenze con la benedizione del S. Rosario, emise, con voce sommessa la frase: Sub tuum praesidium (nel senso che metteva sotto la protezione della Madonna, la sua anima).

Il Pontefice, nel corso della sua vita e nell'esercizio del suo ministero sacerdotale, episcopale e papale, ha sempre nutrito, verso la Vergine Santissima, una devozione particolare, speciale intensa e filiale, tanto che durante gli anni del suo lungo episcopato beneventano, ogni volta che si allontanava dalla sua città, dalla sua diocesi e quando vi faceva ritorno doveva passare a salutare la sacra casa dove era conservata l'icona della Madonna delle Grazie, tanto da fargli scrivere, il 2 aprile 1707, non presagendo di essere eletto Papa e di non finire i suoi giorni nella sua amata Diocesi, come riporta padre Davide Fernando Panella nel testo: Visite del Cardinale Papa Orsini alla Madonna delle Grazie di Benevento: "essere, dopo morte, collocato per pavimento dell'ultimo scalino dell'Augusto trono della Sovrana".

Ritornando alla sua morte, c'è da segnalare un altro fatto molto importante, raccontato e riportato "da un degnissimo Arcivescovo suo familiare, in congiuntura della Canonizzazione da lui fatta (il 16 maggio 1728), della Gran Penitente Santa Margherita da Cortona: "Spero, che questa Santa mi condurrà Seco in Paradiso". La Santa era morta il 22 febbraio del 1297, "e la Santità Sua lasciando di vivere il giorno precedente".

I funerali si svolsero "la sera poscia del sabato 25 febbraio cadente fu trasportato il Corpo di Sua santità dalla suddetta cappella del Sacramento a quella del Coro canonicale della Basilica, e precedendo la benedizione della Cassa, et Assoluzione per l'anima del difunto Pontefice, fatte da Mons. Simonetti Arcivescovo di Nicosia, e Canonico di detta Basilica alla presenza di tutto il Capitolo, coll'assistenza di 12 Cardinali Sue Creature, fu tumulato il di lui Corpo con le cerimonie, e riti soliti pratticarsi co' Sommi Pontefici, e collocato in detta Basilica incontro al Deposito d'Innocenzo VIII, essendo stata incisa a perpetua memoria su la Cassa di piombo la seguente iscrizione: "Benedictus XIII Pont. Max Vixit Annos LXXXI Dies XIX Sedit in Summo Pontificatu Annos V Menses VIII Dies XXIII Obijt die XXI Februarij MDCCXXX".

Ma come avremo modo di leggere in seguito, questa sepoltura fu provvisoria. C'era da soddisfare un suo desiderio, espresso dopo la sua elezione alla guida della Chiesa Universale, quello di essere sepolto tra i padri del suo Orsine religioso, i domenicani, chiedendo espressamente che trovasse ultimo e definitivo riposo presso la Basilica di Santa Maria Sopra minerva, dove, egli era solito recarsi, anche da papa, e servire a tavola ai suoi confratelli.

Alessandro Agresti, pubblicando in Paragone Arte, AnnoLXI – N. 729 TERZA SERIE 94, l'articolo: Pietro Bracci e la Protezione degli Orsini: dal Monumento a Benedetto XIII al monumento a Benedetto XIV, attingendo dall'Archivio Capitolino di Roma, Fondo Orsini, scrive:"Nel di 21 febbraio 1730 si compiacque il Signore Iddio chiamare a sé il Sommo Pontefice Papa Benedetto XIII. Il di lui cadavere fù sepolto per modo di deposito nella Basilica di San Pietro. Nell'anno poi 1733 il Sommo Pontefice Clemente XII felicemente regnante accondiscese alle premurose istanze del Padre Reverendissimo Generale dell'Ordine Domenicano Fr. Tommaso Ripoll, (al quale ordine benedetto XIII appartenne) con dargli licenza di trasferirlo da S. Pietro alla chiesa Minerva (chè tale fù la dichiarazione dello stesso Pontefice, il quale, prima di morire, più volte ripeteva di voler essere sepolto nella sepoltura comune dei suoi confratelli religiosi".

Sulla sua sepoltura, è ancora presto per scrivere la parola fine, se è vero, come è riportato dalle cronache del tempo, che il trasferimento della salma, da san Pietro alla Minerva, avvenuto il 22 febbraio 1733, ebbe una sistemazione provvisoria, poiché il deposito definitivo, "in cui poteva essere con tutta convenienza collocata la preziosa salma" non era stato ancora realizzato, e in attesa che fosse terminato il sacro monumento nella Cappella del Patriarca San Domenico, fu deciso di realizzare, nella Cappella di Santa Maria Maddalena, una struttura in stucco.

Dall'Archivio Capitolino di Roma, ripreso dall'Agresti, si legge che: "Correva il 22 febbraio 1739, ed era giorno di domenica", quando ultimato il monumento funebre, la salma di Benedetto XIII fu, definitivamente posta al suo interno. Dalla medesima cronaca si apprende che fu il cardinale Alessandro Albani a promuovere l'opera e, probabilmente ne fu il maggiore finanziatore, donando "per il medesimo tutta la pietra di diversi colori che nobilmente arricchiscono il deposito così come tutt'ora lo si vede". Per l'impresa scesero in campo altri personaggi di rango nella curia romana, ad esempio il cardinale Angelo Maria Quirini, che " per mostrarsi sì grato a chi l'aveva promosso alla Sacra Porpora a sua spesa fè fare la statua di Papa Benedetto", scolpita da Pietro Bracci.

Il cardinale Nicola Maria Lercari contribuì alle spese per la statua raffigurante l'Umiltà, realizzata da Bartolomeo Pincellotti; il cardinale Francesco Antonio Fini, "quasi a voler mettere a tacere i sospetti di coinvolgimento negli affari del cardinale Coscia (che gli causarono un processo e un ritiro forzato a Napoli con successiva sospensione in extremis della condanna) finanziò la statua della Religione di Pietro Bracci". Riporta, ancora, il documento d'archivio, che particolare attenzione va riservata "al lodato reverendissimo p.m. generale dell'Ordine Domenicano Fr. Tommaso Ripoll, perché tutto il rimanente della spesa nella costruzione di un tal deposito vennero fatte da lui. La Casa Orsini intervenne con il duca Filippo Bernualdo, nipote del papa, che erogò 200 scudi per il bassorilievo di Carlo Marchionni".

(Le foto allegate sono state tratte dalla mia ricerca storico-iconografica, (versione digitale), sull'Orsini Cardinale, Arcivescovo e Papa col nome di Benedetto XIII:"Viaggio nella storia tra le pietre vive della memoria").
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