
Lavoro e Impresa
Stop ai finti artigiani, svolta storica voluta da Confartigianato
Dituri, Confartigianato: “condizioni di concorrenza più eque e aiuta i consumatori a fare scelte più consapevoli”
Gravina - lunedì 6 aprile 2026
Comunicato Stampa
Una norma per mettere un freno ai falsi artigiani. Per effetto delle previsioni di cui all'art. 16 della Legge 34 dell'11 marzo 2026 (Legge annuale sulle piccole e medie imprese), dal 7 aprile prossimo "nessuna impresa può adottare, quale ditta o insegna o marchio o nella promozione dei propri prodotti o servizi da essa commercializzati, una denominazione in cui ricorrano riferimenti all'artigianato e all'artigianalità dei prodotti e dei servizi, se essa non è iscritta all'albo delle imprese Artigiane e non produce o realizza direttamente i prodotti e servizi pubblicizzati o posti in vendita qualificandoli come artigianali; lo stesso divieto vale per i consorzi e le società consortili fra imprese che non siano iscritti nella separata sezione di detto albo".
In sostanza: non si può usare la parola "artigianale" se non si è iscritti all'albo degli artigiani. Ad esempio un mobile potrà essere venduto come "artigianale" solo se prodotto da imprese iscritte all'Albo.
A dire il vero, in Puglia non è una novità. La legge regionale n. 7/2023 già qualche anno fa ha introdotto questo divieto. La norma nazionale, però, fa di più: per assicurare che la disposizione venga applicata eleva le sanzioni all'1% del fatturato dell'impresa, con un minimo di 25mila euro per ogni violazione. Una vera svolta per un mondo, quello dell'artigianato, che in Puglia conta quasi 66mila imprese e va dall'agroalimentare alla moda, dalla manifattura al benessere, dall'artistico all'edilizia, dall'impiantistica all'arredamento. Un segnale importante in un periodo storico in cui non sono pochi i casi di imprese si "vendono" come artigiane pur non essendo tali.
Per Michele Dituri, presidente di Confartigianato Imprese Puglia: "Distinguere le imprese e le produzioni autenticamente artigiane da quelle che non lo sono, garantisce condizioni di concorrenza più eque e aiuta i consumatori a fare scelte più consapevoli.
La nostra legge regionale in materia di artigianato ha precorso i tempi prevedendo già dal 2023 una disposizione simile: è fondamentale che queste norme vengano attuate, a maggior ragione ora, visto che la legge nazionale ha ulteriormente avvalorato la correttezza di questa impostazione – continua Dituri. È una battaglia che portiamo avanti da anni perché il corretto uso di questi termini è essenziale per contrastare pratiche scorrette, valorizzare il vero lavoro artigiano e tutelare la clientela. In un'epoca storica in cui l'aggettivo 'artigianale' è molto ambito, in quanto sinonimo di un prodotto ben fatto e di qualità, questo è un segnale concreto di attenzione verso un pilastro della nostra economia a protezione dell'eccellenza del Made in Italy."
In sostanza: non si può usare la parola "artigianale" se non si è iscritti all'albo degli artigiani. Ad esempio un mobile potrà essere venduto come "artigianale" solo se prodotto da imprese iscritte all'Albo.
A dire il vero, in Puglia non è una novità. La legge regionale n. 7/2023 già qualche anno fa ha introdotto questo divieto. La norma nazionale, però, fa di più: per assicurare che la disposizione venga applicata eleva le sanzioni all'1% del fatturato dell'impresa, con un minimo di 25mila euro per ogni violazione. Una vera svolta per un mondo, quello dell'artigianato, che in Puglia conta quasi 66mila imprese e va dall'agroalimentare alla moda, dalla manifattura al benessere, dall'artistico all'edilizia, dall'impiantistica all'arredamento. Un segnale importante in un periodo storico in cui non sono pochi i casi di imprese si "vendono" come artigiane pur non essendo tali.
Per Michele Dituri, presidente di Confartigianato Imprese Puglia: "Distinguere le imprese e le produzioni autenticamente artigiane da quelle che non lo sono, garantisce condizioni di concorrenza più eque e aiuta i consumatori a fare scelte più consapevoli.
La nostra legge regionale in materia di artigianato ha precorso i tempi prevedendo già dal 2023 una disposizione simile: è fondamentale che queste norme vengano attuate, a maggior ragione ora, visto che la legge nazionale ha ulteriormente avvalorato la correttezza di questa impostazione – continua Dituri. È una battaglia che portiamo avanti da anni perché il corretto uso di questi termini è essenziale per contrastare pratiche scorrette, valorizzare il vero lavoro artigiano e tutelare la clientela. In un'epoca storica in cui l'aggettivo 'artigianale' è molto ambito, in quanto sinonimo di un prodotto ben fatto e di qualità, questo è un segnale concreto di attenzione verso un pilastro della nostra economia a protezione dell'eccellenza del Made in Italy."
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