
Ospedale e Sanità
Liste d’attesa Sanità, Conca scettico su “ricetta” Decaro
Conca: “con quale personale pensa di rendere strutturali queste misure?"
Gravina - domenica 11 gennaio 2026
12.04
L'annosa questione delle liste d'attesa nella sanità pugliese affrontata come primo atto dal neo presidente della regione Antonio Decaro tiene banco in queste ore. Tra questi anche il consigliere comunale di Gravina, candidato alle scorse elezioni nella lista di Forza Italia, Mario Conca.
L'esponente del centrodestra gravinese lascia ai social le sue considerazioni circa la fallacità della "ricetta" Decaro, con una lettera aperta diretta al presidente.
"Presidente Decaro, ho letto la delibera con cui lei annuncia la "ricetta" per ridurre le liste d'attesa. Il problema è che non c'è nulla di nuovo, la delibera ripropone e riassume esattamente strumenti già adottati più volte nell'ultima decade dalla Regione Puglia. Più precisamente:
• recepimento del PRGLA (piano regionale di governo delle liste d'attesa 2019-2021) e demandare alle ASL piani aziendali attuativi;
• estensione degli orari di erogazione e aperture nei fine settimana;
• inappropriatezza prescrittiva;
• cabine di regia, monitoraggi, report periodici;
• richiamo al percorso di tutela in caso di mancato rispetto dei
tempi;
• interventi sull'intramoenia/ALPI come leva correttiva;
• collegamento degli obiettivi alle performance dei Direttori Generali.
Tutto questo in Puglia è già stato fatto inutilmente, le visite fino a sera e nel weekend sono state sperimentate in vari presidi, i piani di recupero delle liste d'attesa sono stati rifatti più volte, i monitoraggi non sono mai mancati, i controlli del nirs sulla libera professione sempre annunciati, i sistemi correttivi previsti dalla legge 124 del 1998 puntualmente disattesi, etc...
Il risultato, però, lo conosciamo a memoria, agende chiuse, attese di anni per diagnostica, specialistica ambulatoriale, cataratte ed ernie, cittadini costretti a pagare se vogliono curarsi in tempi ragionevoli, assenza di controllo capillare e ciclico, nessun intervento politico per giungere al superamento della libera professione con passaggio alla compartecipazione a Ticket, Nomenclatore e DRG, nessun intervento sulla medicina convenzionata che non sopperisce al filtro e drena risorse, perché senza il passaggio volontario alla dirigenza sarà sempre un corpo a se stante, altro che sparute AFT di balducciana memoria (aggregazione funzionali territoriali). La gente ha quasi rinunciato a rivolgersi alla struttura pubblica istituzionale, ormai li avete convinti che devono farsi l'assicurazione o mettere mano al portafogli, con l'aggravante che oggi pure chi è disposto a pagare deve attendere mesi e mesi.
La domanda che la delibera non affronta è una sola, ed è decisiva, con quale personale pensa di rendere strutturali queste misure se la Regione Puglia è dal 2011 in piano di rientro per via dei disavanzi gestionali, con organici insufficienti, reparti scoperti e professionisti già allo stremo? Con quali soldi pensano di pagare gli straordinari e i turni aggiuntivi con un disavanzo certificato di circa 400 milioni all'anno? Come pensano di bypassare la Legge 161 del 2014 che prevede 11 ore di riposo consecutivo giornaliero e 24 ore settimanali per farsi bastare il personale in esercizio? Come faranno a stabilire se una Tac e una RM per ottenere una diagnosi saranno inappropriate, chi si assumerà la responsabilità e l'eventuale rischio penale? Senza assunzioni stabili, senza una vera riorganizzazione territoriale, senza presa in carico dei cronici e dimissioni protette, questa delibera è l'ennesima riproposizione di strumenti già dimostratisi incapaci di risolvere l'annoso problema.
Quando tra qualche mese troveremo ancora l'agenda chiusa per una prova da sforzo con priorità breve o dovremo attendere anni per un intervento ordinario elettivo, non potremo dire che mancavano i piani, mancheranno, ancora una volta, i risultati.
Senza memoria storica non si può capire il presente, figuratevi il futuro.
L'esponente del centrodestra gravinese lascia ai social le sue considerazioni circa la fallacità della "ricetta" Decaro, con una lettera aperta diretta al presidente.
"Presidente Decaro, ho letto la delibera con cui lei annuncia la "ricetta" per ridurre le liste d'attesa. Il problema è che non c'è nulla di nuovo, la delibera ripropone e riassume esattamente strumenti già adottati più volte nell'ultima decade dalla Regione Puglia. Più precisamente:
• recepimento del PRGLA (piano regionale di governo delle liste d'attesa 2019-2021) e demandare alle ASL piani aziendali attuativi;
• estensione degli orari di erogazione e aperture nei fine settimana;
• inappropriatezza prescrittiva;
• cabine di regia, monitoraggi, report periodici;
• richiamo al percorso di tutela in caso di mancato rispetto dei
tempi;
• interventi sull'intramoenia/ALPI come leva correttiva;
• collegamento degli obiettivi alle performance dei Direttori Generali.
Tutto questo in Puglia è già stato fatto inutilmente, le visite fino a sera e nel weekend sono state sperimentate in vari presidi, i piani di recupero delle liste d'attesa sono stati rifatti più volte, i monitoraggi non sono mai mancati, i controlli del nirs sulla libera professione sempre annunciati, i sistemi correttivi previsti dalla legge 124 del 1998 puntualmente disattesi, etc...
Il risultato, però, lo conosciamo a memoria, agende chiuse, attese di anni per diagnostica, specialistica ambulatoriale, cataratte ed ernie, cittadini costretti a pagare se vogliono curarsi in tempi ragionevoli, assenza di controllo capillare e ciclico, nessun intervento politico per giungere al superamento della libera professione con passaggio alla compartecipazione a Ticket, Nomenclatore e DRG, nessun intervento sulla medicina convenzionata che non sopperisce al filtro e drena risorse, perché senza il passaggio volontario alla dirigenza sarà sempre un corpo a se stante, altro che sparute AFT di balducciana memoria (aggregazione funzionali territoriali). La gente ha quasi rinunciato a rivolgersi alla struttura pubblica istituzionale, ormai li avete convinti che devono farsi l'assicurazione o mettere mano al portafogli, con l'aggravante che oggi pure chi è disposto a pagare deve attendere mesi e mesi.
La domanda che la delibera non affronta è una sola, ed è decisiva, con quale personale pensa di rendere strutturali queste misure se la Regione Puglia è dal 2011 in piano di rientro per via dei disavanzi gestionali, con organici insufficienti, reparti scoperti e professionisti già allo stremo? Con quali soldi pensano di pagare gli straordinari e i turni aggiuntivi con un disavanzo certificato di circa 400 milioni all'anno? Come pensano di bypassare la Legge 161 del 2014 che prevede 11 ore di riposo consecutivo giornaliero e 24 ore settimanali per farsi bastare il personale in esercizio? Come faranno a stabilire se una Tac e una RM per ottenere una diagnosi saranno inappropriate, chi si assumerà la responsabilità e l'eventuale rischio penale? Senza assunzioni stabili, senza una vera riorganizzazione territoriale, senza presa in carico dei cronici e dimissioni protette, questa delibera è l'ennesima riproposizione di strumenti già dimostratisi incapaci di risolvere l'annoso problema.
Quando tra qualche mese troveremo ancora l'agenda chiusa per una prova da sforzo con priorità breve o dovremo attendere anni per un intervento ordinario elettivo, non potremo dire che mancavano i piani, mancheranno, ancora una volta, i risultati.
Senza memoria storica non si può capire il presente, figuratevi il futuro.
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