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Territorio

Campo 65: studenti universitari e liceali partecipano alla sesta campagna di indagini archeologiche

Archeologia del contemporaneo, ricerca e formazione sul campo

Ha preso il via il 28 settembre e si concluderà il 16 ottobre 2026 la nuova campagna di indagini archeologiche a Campo 65 tra Altamura e Gravina. Costruito durante la Seconda guerra mondiale per essere il più grande campo di prigionia d'Italia per militari alleati, in particolare del Commonwealth britannico, catturati sul fronte del nord Africa, Campo 65, che si trova a metà strada tra Altamura e Gravina in Puglia, in provincia di Bari, ha conosciuto nel corso del Novecento molte trasformazioni e diverse destinazioni: all'inizio campo per prigionieri di guerra, poi base alleata e luogo di addestramento dei partigiani della ex Jugoslavia, quindi, nel dopoguerra, centro di raccolta per profughi provenienti da Istria, Dalmazia e dalle ex colonie italiane, fino al riconoscimento del suo valore storico e alla più recente riscoperta come sito archeologico.

Dal 2021 l'area è oggetto di indagini archeologiche condotte dalle Università di Bari 'Aldo Moro' e di Foggia, su concessione della Soprintendenza ABAP della Città metropolitana di Bari e con la collaborazione dell'ASP 'Campo 65' di Altamura. In questi anni ricognizioni e scavi hanno progressivamente restituito la fisionomia del campo e, soprattutto, la complessità di un luogo profondamente stratificato, attraversato dalle grandi vicende del Novecento ma anche dalle storie individuali delle migliaia di persone che vi hanno vissuto.

La campagna di indagini archeologiche 2026, la sesta, ha una forte dimensione di ricerca e di formazione. Alle attività partecipano studenti universitari e dottorandi, insieme ad alcuni studenti del Liceo "Cagnazzi" di Altamura, coinvolti in un'esperienza didattica direttamente all'interno di un progetto archeologico in corso.

Campo 65 si conferma così, per la durata della campagna, un laboratorio di archeologia del contemporaneo. I partecipanti vengono introdotti non soltanto alle tecniche dello scavo e della documentazione archeologica, ma a un modo di fare ricerca che mette continuamente in relazione fonti diverse: strutture, stratigrafie e reperti, documenti scritti, fotografie e immagini d'archivio, cartografie, testimonianze e tracce conservate nel paesaggio.

L'obiettivo è quello di mostrare concretamente come lavora l'archeologia quando si confronta con il passato più recente: non semplicemente riportando alla luce ciò che è sepolto, ma incrociando evidenze materiali, fonti documentarie e fonti visuali, verificandone corrispondenze, contraddizioni e silenzi. Lo scavo diventa così uno degli strumenti attraverso i quali ricostruire le trasformazioni del campo e le differenti forme di vita che si sono succedute al suo interno.

La campagna 2026 è, quindi, allo stesso tempo, ricerca scientifica, esperienza sul campo e occasione di formazione, permettendo a studenti di età e percorsi diversi di partecipare direttamente alla costruzione della conoscenza di un luogo fondamentale per comprendere la storia e la memoria del Novecento in Puglia.
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