"Non più delle formiche”: la memoria della Murgia tra Guerra Fredda, sacrificio e riscatto nel romanzo di Vito Centonze

Presentato a Gravina in Puglia il romanzo d’esordio dell’autore

venerdì 22 maggio 2026 9.55
A cura di vito dimattia
Una comunità sospesa tra il silenzio della Murgia e il peso della storia. È questo il cuore di "Non più delle formiche", il primo romanzo di Vito Centonze, presentato ieri presso La Casa del Fuorilegge, in un incontro che ha saputo intrecciare memoria, letteratura e riflessione civile.

Ad aprire l'incontro è stato Mimmo Misciagna, che ha eseguito il brano musicale La storia siamo noi di Francesco De Gregori, un pezzo emblematico e perfettamente in sintonia con i temi della memoria, dell'identità e del racconto collettivo affrontati durante la serata. Successivamente si sono alternati i saluti istituzionali dell'assessore Vincenzo Varese, il dialogo con l'autore Vito Centonze curato da Domingo Mastromatteo.

Dopo i saluti iniziali, l'assessore Vincenzo Varese ha ringraziato il numeroso pubblico presente, nel suo intervento ha richiamato l'attenzione su uno dei temi della storia contemporanea del territorio gravinese: la presenza, durante gli anni della Guerra Fredda, della base missilistica NATO situata nel Bosco Difesa Grande. L'installazione, nota come Base n. 5 del 60° Gruppo Missili Strategici e attiva tra il 1960 e il 1963 in località Vaccheria San Tommaso, ospitava tre rampe di lancio per missili balistici PGM-19 Jupiter dotati di testate nucleari e orientati verso obiettivi strategici del Patto di Varsavia, un richiamo particolarmente pertinente rispetto ai temi affrontati nel volume presentato.

Centonze costruisce una storia intensa e profondamente evocativa, seguendo il cammino di un giovane protagonista obbligato a lasciare la scuola per lavorare, schiacciato dal peso di una condizione sociale dura e da un contesto familiare segnato dalla fatica quotidiana.

È il ritratto di una generazione abituata al sacrificio, di uomini e donne "operosi come formiche", capaci di sopportare tutto senza mai smettere di andare avanti, ma spesso privati della possibilità di immaginare un vero riscatto.

Il titolo del romanzo richiama proprio questa immagine: le formiche come simbolo della laboriosità dell'uomo murgiano, di una comunità abituata al lavoro e alla sopravvivenza, ma anche alla sottomissione silenziosa. Un racconto che parla di emigrazione, povertà e dignità, trasformando una storia locale in una riflessione universale sul destino delle periferie umane e culturali.

Il progetto editoriale di "Non più delle formiche" guarda già oltre il libro: dal patrocinio regionale legato al Levante For Festival fino alla realizzazione di una versione audiolibro con la voce di Sergio Rubini, segno di un'opera che punta a dare nuova luce a una memoria collettiva troppo a lungo dimenticata.

"Non più delle formiche" non è soltanto un romanzo, ma anche un invito a guardare con maggiore attenzione alle storie che hanno segnato il nostro territorio. La memoria, le fatiche quotidiane di intere generazioni e il tema dell'emigrazione diventano strumenti per comprendere meglio chi siamo oggi.
presentazione libro centonze
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