Incendi, lettera aperta del consigliere Lovero

Riflessioni in seguito agli incendi che hanno colpito Botromagno e la Gravina

mercoledì 22 luglio 2026 8.58
Pubblichiamo di seguito una lettera aperta alla città inviata alla redazione dal consigliere comunale Ignazio Lovero

Alla mia Città,
alla mia Comunità,

C'è una nota di lucida amarezza in quella battuta di Mario Schiano in "La meglio gioventù". È il realismo cinico di chi ha già visto troppi sogni infrangersi contro il muro della rassegnazione. E diciamocelo: quanti di noi, almeno una volta, si sono sentiti rivolgere un augurio che somigliava terribilmente a una condanna? "Vattene. Qui non cambia nulla. Vai a realizzare il tuo talento altrove."

​Il parallelismo tra quell'aula universitaria degli anni '70 e la conversazione avuta anni fa con il professor Rubini è quasi disarmante. Anche a me è stato rivolto lo stesso invito: scappare, mettere in salvo il proprio bagaglio di idee ed energie, abbandonare una terra che troppo spesso sembra inghiottire i suoi figli migliori per poi nutrirsi di nostalgia. È la tentazione del disincanto, quella forma di protezione intellettuale che ti dice che lottare per il bene comune è, in fondo, una fatica sprecata.

​A rendere ancora più profonda ed intrisa di malinconia questa riflessione è l'immagine devastante della collina di Botromagno e della nostra Gravina avvolta dalle fiamme. Veder bruciare la pietra, la vegetazione e la storia del nostro colle più antico non è solo un danno ambientale: è un colpo al cuore identitario di una città.

Quei piromani, che con gesto vile e criminale consegnano al fuoco la nostra storia, non sono diversi da chi tenta quotidianamente di bruciare i nostri sogni e le nostre speranze. Chi appicca il fuoco a Botromagno condivide la stessa matrice culturale di chi vorrebbe incenerire il futuro di Gravina, riducendo a cenere le aspirazioni di riscatto di una comunità intera.

​Ma è proprio di fronte a queste macerie e alla tentazione della resa che si misura la vera natura dell'impegno politico e civile.

​Gravina in Puglia è questo: un luogo di una bellezza viscerale, antica, potente, ma troppo spesso ferito e paralizzato dalla narrazione dell'inutilità e dell'incompiutezza. È facile amarla da lontano, o guardarla con la rassegnazione di chi la considera "destinata a morire" o a bruciare. Molto più difficile — e smisuratamente più nobile — è restare, ricostruire e incaponirsi.
​La politica, quando si spoglia del mero calcolo di potere e torna a essere passione viscerale, ha bisogno di quella testardaggine profonda e quasi poetica.

La stessa ostinazione che ha animato chi ha sognato Gravina Capitale: un sogno che non era una semplice medaglia da appendersi al petto, ma la visione concreta di una città capace di riscattarsi, di riconoscere il valore immenso del proprio patrimonio materiale e immateriale, di parlare al Paese a testa alta.

​Difendere l'interesse pubblico e la propria comunità significa rifiutare l'idea che il nostro destino sia già scritto o destinato alle ceneri. Significa ascoltare i consigli benevoli ma rassegnati di chi ci dice "scappa" e rispondere con la sola forza dell'azione quotidiana: rimanendo a presidio del territorio, combattendo per ogni singolo spazio di legalità, cultura e vivibilità, opponendosi alla distruzione e costruendo passo dopo passo una comunità più consapevole.

​Lasciare che la bellezza della nostra terra rimanga "inutile" o vada in fumo è il vero fallimento.

Riconoscerne la fragilità e decidere di proteggerla, nonostante tutto e contro ogni piromane del corpo e dello spirito, è l'unico modo per far sì che la "meglio gioventù" non sia solo il titolo di un film o il ricordo di un'epoca passata, ma il presente vivo e pulsante della nostra Gravina.


Ignazio Lovero
Consigliere comunale

Delegato Gravina Capitale della Cultura di Puglia e alla Tutela e valorizzazione dell'habitat rupestre, degli ipogei e de la Gravina