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Politica

Referendum, Puglia e Basilicata alzano la testa ma non basta

Respinto il referendum sulle trivelle. Appello di Greenpeace

Puglia e Basilicata le regioni con il più alto numero di elettori che domenica 17 aprile ha deciso di recarsi alle urne prima di godere della bella giornata di sole.
Il quorum al referendum sulle trivelle non è stato raggiunto: solo il 32,19% degli elettori italiani si è recato alle urne mentre in puglia entro le 23 hanno votato il 41,6 per cento, seconda alla vicina Basilicata unica regione che ha superato il quorum con il 50,32 per cento nell'intera regione e oltre il 52 in provincia di Matera.

Venendo alle singole città la più disciplinata, unica in italia a superare il quorum in linea con la Regione è stata la città di Matera con il 52% dei votanti
Ad Altamura il dato dell'affluenza si è fermato al 43,03%, su un totale di iscritti di 53.060, alle urne si sono recati 22830 cittadini. Di poco inferiore il risultato di Gravina dove il 39,9 degli venti diritto si è recato al voto.
Scontata la vittoria del Si con oltre 86% in Italia e il 90% in Puglia e Basilicata. Un risultato che tuttavia non modificherà lo stato delle cose poiché il Governo Italiano da oggi sarà libero di rinnovare le concessioni per l'astrazioje di petrolio nel Mediterraneo. In sostanza, trattandosi di un referendum abrogativo in caso di vittoria del Sì le concessioni per gli impianti di estrazione di gas e petrolio entro dodici miglia dalla costa non sarebbero state rinnovate.

Con il mancato raggiungimento del quorum la norma rimane in vigore così com'è, ovvero l'attività di estrazione potrà continuare fino all'esaurimento del giacimento.
A poche ore dall'esito del voto uno die primi commenti è stato quello del governatore pugliese Michele Emiliano, che ha comunque esultato sui social: "Sono andate a votare 14 milioni di persone, un successo strepitoso che impegna il governo a cambiare politica industriale ed energetica".
Tra i primi a commentare l'esito del voto anche gli esponenti di Greenpeace che pur prendendo atto del mancato quorum, sostengono che a determinare il risultato hanno contribuito i tempi contratti della campagna referendaria, il rifiuto del governo di indire un Election Day e "una strategia politico-mediatica che a lungo ha tenuto sotto silenzio il tema del referendum sulle trivelle.

"Non siamo riusciti a raggiungere il quorum, ma non tutti hanno giocato pulito in questa partita. L'invito all'astensione venuto dal governo rimane una brutta pagina nella storia della nostra democrazia - commenta Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace - Crediamo che Renzi e il suo governo dovrebbero invece ascoltare il segnale che viene dalle urne. Hanno votato, infatti, circa 15-16 milioni di italiani, quasi il doppio di quanti votarono nel 2013 per il PD e - come emerge dai primi dati - in maniera massiccia contro le trivelle. Parliamo dunque di una maggioranza nettissima rispetto al voto che ancor oggi legittima la premiership di Renzi".
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