Tubercolosi bovina, obbligo di bolo per oltre 60mila bovini
Coldiretti Puglia denuncia: “misura insostenibile2
lunedì 11 maggio 2026
12.06
Forte preoccupazione per la scenario critico che si è determinato nella provincia di Bari, dove la sospensione dello status di zona indenne per MTBC (tubercolosi bovina complessa) si traduce oggi in un obbligo di identificazione totale degli animali tramite marca auricolare e bolo endoruminale che, con l'imposizione dell'impianto su oltre 60.000 capi bovini, si configura secondo Coldiretti Puglia come una misura logisticamente ed economicamente insostenibile, destinata a mettere in seria e immediata difficoltà l'intero sistema delle imprese zootecniche del territorio.
La questione è stata oggetto di confronto, nel corso dell'ultima riunione istituzionale alla presenza dell'Assessore regionale alla Salute Pentassuglia, dell'assessore all'Agricoltura Paolicelli, del Dott. Mongelli per la sanità animale, dell'IZPS, ARA Puglia, con Coldiretti Puglia che ha richiesto l'attenuazione delle misure nel periodo iniziale ed una programmazione utile alle aziende zootecniche per organizzarsi.
È stato comunicato che la provincia di Bari ha subito la sospensione dello status di "zona indenne", con la concreta prospettiva che qualora entro il 31/12/2026 non si registrino miglioramenti significativi – denuncia Coldiretti Puglia - si possa arrivare alla perdita definitiva di tale riconoscimento e alla conseguente classificazione come "zona non indenne".
Nel corso del 2025 sono stati rilevati quattro focolai in allevamenti da latte, due a Noci, uno a Santeramo e uno a Bitonto, a cui si aggiunge un ulteriore focolaio nel 2026 a Putignano. Numeri che pur essendo contenuti rispetto ai circa 1.070 stabilimenti bovini presenti nella provincia di Bari sono stati sufficienti a modificare la prevalenza prevista dalla normativa e a determinare il cambiamento di status sanitario. Coldiretti Puglia evidenzia, inoltre, come ad oggi non sia ancora stata chiarita con certezza l'origine dell'infezione da parte degli uffici tecnici regionali, con il sospetto che possa derivare da movimentazioni non ufficiali o non adeguatamente controllate di animali provenienti da aree non indenni.
La sospensione comporta l'attivazione di un regime di eradicazione con obblighi stringenti, l'esecuzione di prove diagnostiche ufficiali su tutti i bovini di età pari o superiore a sei settimane e controlli obbligatori prima di qualsiasi movimentazione in caso di pascolo, transumanza o monticazione. In questo contesto si valuta l'utilizzo di strumenti di sostegno tramite aiuti "de minimis" per supportare le aziende nell'acquisto e nella somministrazione dei dispositivi identificativi, ma resta evidente che l'impatto operativo della misura è difficilmente sostenibile.
Coldiretti Puglia ribadisce che la situazione ha assunto una dimensione sistemica con rischi non solo sanitari ma anche economici e produttivi per l'intero comparto bovino regionale. È necessario un cambio di passo immediato con maggiore chiarezza sull'origine dei focolai, un rafforzamento dei controlli sulle movimentazioni e l'individuazione di soluzioni realmente applicabili alle imprese per evitare che questa emergenza si trasformi in una crisi strutturale per la zootecnia pugliese.
La questione è stata oggetto di confronto, nel corso dell'ultima riunione istituzionale alla presenza dell'Assessore regionale alla Salute Pentassuglia, dell'assessore all'Agricoltura Paolicelli, del Dott. Mongelli per la sanità animale, dell'IZPS, ARA Puglia, con Coldiretti Puglia che ha richiesto l'attenuazione delle misure nel periodo iniziale ed una programmazione utile alle aziende zootecniche per organizzarsi.
È stato comunicato che la provincia di Bari ha subito la sospensione dello status di "zona indenne", con la concreta prospettiva che qualora entro il 31/12/2026 non si registrino miglioramenti significativi – denuncia Coldiretti Puglia - si possa arrivare alla perdita definitiva di tale riconoscimento e alla conseguente classificazione come "zona non indenne".
Nel corso del 2025 sono stati rilevati quattro focolai in allevamenti da latte, due a Noci, uno a Santeramo e uno a Bitonto, a cui si aggiunge un ulteriore focolaio nel 2026 a Putignano. Numeri che pur essendo contenuti rispetto ai circa 1.070 stabilimenti bovini presenti nella provincia di Bari sono stati sufficienti a modificare la prevalenza prevista dalla normativa e a determinare il cambiamento di status sanitario. Coldiretti Puglia evidenzia, inoltre, come ad oggi non sia ancora stata chiarita con certezza l'origine dell'infezione da parte degli uffici tecnici regionali, con il sospetto che possa derivare da movimentazioni non ufficiali o non adeguatamente controllate di animali provenienti da aree non indenni.
La sospensione comporta l'attivazione di un regime di eradicazione con obblighi stringenti, l'esecuzione di prove diagnostiche ufficiali su tutti i bovini di età pari o superiore a sei settimane e controlli obbligatori prima di qualsiasi movimentazione in caso di pascolo, transumanza o monticazione. In questo contesto si valuta l'utilizzo di strumenti di sostegno tramite aiuti "de minimis" per supportare le aziende nell'acquisto e nella somministrazione dei dispositivi identificativi, ma resta evidente che l'impatto operativo della misura è difficilmente sostenibile.
Coldiretti Puglia ribadisce che la situazione ha assunto una dimensione sistemica con rischi non solo sanitari ma anche economici e produttivi per l'intero comparto bovino regionale. È necessario un cambio di passo immediato con maggiore chiarezza sull'origine dei focolai, un rafforzamento dei controlli sulle movimentazioni e l'individuazione di soluzioni realmente applicabili alle imprese per evitare che questa emergenza si trasformi in una crisi strutturale per la zootecnia pugliese.