Gravina Pride 2026: la forza dell'autenticità oltre i numeri

La città si accende dei colori dell'arcobaleno

domenica 5 luglio 2026 10.48
A cura di vito dimattia
Sabato 4 luglio, le strade di Gravina si sono accese dei colori dell'arcobaleno per un Pride che, prima ancora dei numeri, ha fatto parlare il cuore e l'autenticità. Nonostante la partecipazione numerica sia stata contenuta, la piazza ha espresso un Pride sincero, vivo, guidato da voci decise a lottare contro ogni forma di ingiustizia sociale e discriminazione.

Il punto di ritrovo dei manifestanti è stato Piazza Scacchi, dove ad accoglierli c'erano i giovani dell'associazione Punto GG Aps, realtà che si propone come punto di riferimento per le nuove generazioni gravinesi, promuovendo partecipazione, confronto e inclusione sociale, e non solo, anche altre realtà associative come la Pro Loco UNPLI di Gravina e le Officine Gravinesi, Apnea Aps ,le forze politiche del Movimento 5 Stelle e accanto a loro, non è passata inosservata la presenza dei cosiddetti "forestieri": attivisti, alleati e sostenitori della comunità LGBT+ arrivati dai comuni limitrofi, a dimostrazione del fatto che la lotta per i diritti civili non ha confini comunali.

Prima dell'inizio ufficiale della sfilata, l'amministrazione comunale ha voluto far sentire la propria vicinanza all'evento attraverso l'intervento del consigliere Carlo Loiudice. Nel suo discorso, il consigliere ha evidenziato come, nonostante le svariate difficoltà e motivazioni che hanno reso l'organizzazione complessa e incerta fino all'ultimo momento, si sia scelto con determinazione di sostenere e mettere su la parata. Loiudice ha infine rivolto un sentito ringraziamento a tutti i presenti.

Non sono mancate, purtroppo, le note stonate a margine della sfilata. Muovendosi tra le strade cittadine, l'occhio è caduto inevitabilmente sui volti di alcuni passanti: sguardi segnati dal rifiuto di capire, arroccati in un'ignoranza che preferisce giudicare ed escludere, piuttosto che accogliere ciò che devia dai propri canoni. Quei volti rigidi hanno ricordato a tutti i presenti perché, nel 2026, scendere in piazza per il Pride sia ancora una scelta necessaria e di forte resistenza.

Il corteo ha concluso la sua marcia ad Hortus - Officine Culturali, spazio che ha dato ufficialmente il via all'open mic. Lì è decollato il dibattito con diversi interventi, come ad esempio quello di Calderoni dei 5 Stelle, sulla destrutturazione del termine "normale". Si è riflettuto su come questa parola venga usata in modo del tutto improprio nella quotidianità per tracciare una linea di demarcazione tra eterosessuali e omosessuali. Il fulcro del discorso ha invitato a dimenticare del tutto questa etichetta rigida, perché l'amore e l'identità non rispondono a canoni prefissati: "L'amore è come la natura: non è perfetta, non segue schemi rigidi o geometrie fisse, ma si esprime nella sua straordinaria e bellissima biodiversità", sottolineando inoltre l'importanza di utilizzare i social network non come luoghi di scontro, ma come vere e proprie "piazze digitali": canali preziosi e strategici per fare informazione, spiegare le ragioni del Pride, decostruire i pregiudizi e raggiungere anche chi è più distante da queste tematiche.

Questa formula dell'OPEN MIC ha reso la serata un laboratorio emotivo e culturale a cielo aperto, dove i partecipanti hanno potuto condividere riflessioni, pensieri, ed esperienze di vita non solo come interventi ma anche attraverso il teatro e la musica.
pride 2026
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