Chiesa Rupestre Santa Maria degli Angeli, al via indagini per restauro
Riscoperte tracce di un affresco raffigurante cristo crocifisso
giovedì 19 febbraio 2026
9.22
Prende forma il percorso di recupero e valorizzazione di uno dei gioielli del patrimonio rupestre gravinese. Nella giornata di mercoledì 11 febbraio 2026, sono state avviate le prime indagini diagnostiche presso la Chiesa rupestre di Santa Maria degli Angeli, con l'esecuzione di rilievi fotografici e campionamenti fondamentali per la predisposizione del progetto di tutela del sito.
Le attività si sono svolte sotto la supervisione dei funzionari della SABAP (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio) per la città metropolitana di Bari, il Dott. Lorenzo Orsini e la Dott.ssa Valentina Gaudio, a testimonianza della stretta collaborazione tra l'Ente comunale e gli organi di tutela statale.
Nello specifico, il Dott. Geol. Davide Melica ha eseguito i primi prelievi previsti dal piano di indagini e monitoraggio. Tale piano è stato affidato alla restauratrice Dott.ssa Anna Maria Riefolo (Esedra – Restauro e Conservazione di Beni Culturali, Barletta) con la collaborazione del dott. Nicola Delvecchio (ND Conservazione e restauro).
Si tratta di uno step conoscitivo imprescindibile: l'obiettivo è comprendere con esattezza le dinamiche di degrado che interessano le superfici, per poter pianificare con assoluto rigore scientifico i futuri interventi di restauro e messa in sicurezza degli apparati decorativi. Le operazioni rientrano nel più ampio Progetto Esecutivo denominato "Recupero e valorizzazione del complesso rupestre di Santa Maria degli Angeli", redatto dal tecnico incaricato Ing. Arch. Alessandro Tranquillino Minerva.
L'intervento è reso possibile grazie ai fondi intercettati dall'Amministrazione Comunale tramite l'Avviso pubblico della Regione Puglia rivolto agli Enti Locali per la tutela delle chiese rupestri (Annualità 2022), ai sensi dell'art. 48 comma 1 della Legge Regionale 30 dicembre 2021, n. 51.
Nel corso delle attività svolte, grazie ad una scrupolosa indagine a luce normale e radente delle superfici è stato possibile riscoprire tracce pittoriche di un affresco che lasciano chiaramente distinguere la raffigurazione di un Cristo Crocifisso, con il capo leggermente reclinato sulla spalla destra. Si tratta di una testimonianza preziosa che, secondo una prima ipotesi, potrebbe risalire ad epoca medievale. Il Crocifisso affrescato dato il luogo del rinvenimento potrebbe rappresentare sancire attraverso la devozione religiosa, il passaggio dell'austero eremita San Guglielmo da Vercelli, che da fonti storiche (A.M.Mancini, Abate Gen.Congregazione Benedettina di Monte Vergine, Vita di San Guglielmo da Vercelli, Napoli 1758, 2 ed.) si rileva abbia raggiunto Gravina a piedi proveniente da Bari, in compagnia di un suo confratello malato e bisognoso di cure. Egli sostò alcuni giorni per poi riprendere il cammino e raggiungere l' Abbazia di Montevergine (AV). Quindi, se ciò sarebbe accertato dopo il delicato intervento di restauro, si avrebbe anche la certezza del luogo e fondazione dell'antico Monastero Benedettino di Gravina (probabilmente nelle vicinanze dell'attuale chiesa rupestre di Sant' Andrea) fondato dal Santo stesso e dipendente dall'Abazia del Goleto sin dal 1182 ( Bolla di Papa Lucio III). Sarà proprio la campagna di indagini diagnostiche appena avviata a fornire risposte certe: gli approfondimenti scientifici serviranno a definire la datazione esatta, l'eventuale ambito di attribuzione e la tecnica esecutiva di questa preziosa immagine sacra.
Sul valore strategico dell'intervento è intervenuto Ignazio Lovero, Consigliere comunale delegato alla Cultura:
"L'avvio di queste indagini segna un momento fondamentale ed emozionante per la nostra comunità: Il riaffiorare della figura di questo Cristo Crocifisso, pur nelle sue condizioni di fragilità, non è solo un dato tecnico, ma un messaggio potente che arriva dal nostro passato.La riscoperta di questa immagine della quale si era perduta la memoria, conferma il notevole valore storico e artistico di Santa Maria degli Angeli e l'assoluta necessità di intervenire con il massimo rigore scientifico nel suo recupero. Grazie alla sinergia con la Soprintendenza e alla competenza dei professionisti coinvolti, stiamo operando nella giusta direzione per garantire che Santa Maria degli Angeli possa essere recuperata e fruita dalle future generazioni. L'attenzione dell'Amministrazione verso il patrimonio rupestre è massima, consapevoli che la cultura sia il motore principale per la crescita e l'identità di Gravina, oggi finalista come Capitale italiana della Cultura 2028."
Esprime grande soddisfazione il primo cittadino Fedele Lagreca: "Nel momento in cui la Città vive l'entusiasmo della corsa fra le finaliste a Capitale italiana della Cultura 2028, queste straordinarie scoperte, nell'ambito di un progetto di recupero della chiesa rupestre di S. Maria degli Angeli da noi fortemente voluto nell'ambito del più generale riscatto del nostro patrimonio storico, archeologico e artistico, costituiscono un bellissimo dono per la comunità e un premio ai nostri sforzi per salvaguardare le nostre bellezze e renderle accessibili a tutti. Gravina è fiera della sua identità millenaria e intende farla sempre più conoscere, amare e fruire a una platea internazionale".
Le attività si sono svolte sotto la supervisione dei funzionari della SABAP (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio) per la città metropolitana di Bari, il Dott. Lorenzo Orsini e la Dott.ssa Valentina Gaudio, a testimonianza della stretta collaborazione tra l'Ente comunale e gli organi di tutela statale.
Nello specifico, il Dott. Geol. Davide Melica ha eseguito i primi prelievi previsti dal piano di indagini e monitoraggio. Tale piano è stato affidato alla restauratrice Dott.ssa Anna Maria Riefolo (Esedra – Restauro e Conservazione di Beni Culturali, Barletta) con la collaborazione del dott. Nicola Delvecchio (ND Conservazione e restauro).
Si tratta di uno step conoscitivo imprescindibile: l'obiettivo è comprendere con esattezza le dinamiche di degrado che interessano le superfici, per poter pianificare con assoluto rigore scientifico i futuri interventi di restauro e messa in sicurezza degli apparati decorativi. Le operazioni rientrano nel più ampio Progetto Esecutivo denominato "Recupero e valorizzazione del complesso rupestre di Santa Maria degli Angeli", redatto dal tecnico incaricato Ing. Arch. Alessandro Tranquillino Minerva.
L'intervento è reso possibile grazie ai fondi intercettati dall'Amministrazione Comunale tramite l'Avviso pubblico della Regione Puglia rivolto agli Enti Locali per la tutela delle chiese rupestri (Annualità 2022), ai sensi dell'art. 48 comma 1 della Legge Regionale 30 dicembre 2021, n. 51.
Nel corso delle attività svolte, grazie ad una scrupolosa indagine a luce normale e radente delle superfici è stato possibile riscoprire tracce pittoriche di un affresco che lasciano chiaramente distinguere la raffigurazione di un Cristo Crocifisso, con il capo leggermente reclinato sulla spalla destra. Si tratta di una testimonianza preziosa che, secondo una prima ipotesi, potrebbe risalire ad epoca medievale. Il Crocifisso affrescato dato il luogo del rinvenimento potrebbe rappresentare sancire attraverso la devozione religiosa, il passaggio dell'austero eremita San Guglielmo da Vercelli, che da fonti storiche (A.M.Mancini, Abate Gen.Congregazione Benedettina di Monte Vergine, Vita di San Guglielmo da Vercelli, Napoli 1758, 2 ed.) si rileva abbia raggiunto Gravina a piedi proveniente da Bari, in compagnia di un suo confratello malato e bisognoso di cure. Egli sostò alcuni giorni per poi riprendere il cammino e raggiungere l' Abbazia di Montevergine (AV). Quindi, se ciò sarebbe accertato dopo il delicato intervento di restauro, si avrebbe anche la certezza del luogo e fondazione dell'antico Monastero Benedettino di Gravina (probabilmente nelle vicinanze dell'attuale chiesa rupestre di Sant' Andrea) fondato dal Santo stesso e dipendente dall'Abazia del Goleto sin dal 1182 ( Bolla di Papa Lucio III). Sarà proprio la campagna di indagini diagnostiche appena avviata a fornire risposte certe: gli approfondimenti scientifici serviranno a definire la datazione esatta, l'eventuale ambito di attribuzione e la tecnica esecutiva di questa preziosa immagine sacra.
Sul valore strategico dell'intervento è intervenuto Ignazio Lovero, Consigliere comunale delegato alla Cultura:
"L'avvio di queste indagini segna un momento fondamentale ed emozionante per la nostra comunità: Il riaffiorare della figura di questo Cristo Crocifisso, pur nelle sue condizioni di fragilità, non è solo un dato tecnico, ma un messaggio potente che arriva dal nostro passato.La riscoperta di questa immagine della quale si era perduta la memoria, conferma il notevole valore storico e artistico di Santa Maria degli Angeli e l'assoluta necessità di intervenire con il massimo rigore scientifico nel suo recupero. Grazie alla sinergia con la Soprintendenza e alla competenza dei professionisti coinvolti, stiamo operando nella giusta direzione per garantire che Santa Maria degli Angeli possa essere recuperata e fruita dalle future generazioni. L'attenzione dell'Amministrazione verso il patrimonio rupestre è massima, consapevoli che la cultura sia il motore principale per la crescita e l'identità di Gravina, oggi finalista come Capitale italiana della Cultura 2028."
Esprime grande soddisfazione il primo cittadino Fedele Lagreca: "Nel momento in cui la Città vive l'entusiasmo della corsa fra le finaliste a Capitale italiana della Cultura 2028, queste straordinarie scoperte, nell'ambito di un progetto di recupero della chiesa rupestre di S. Maria degli Angeli da noi fortemente voluto nell'ambito del più generale riscatto del nostro patrimonio storico, archeologico e artistico, costituiscono un bellissimo dono per la comunità e un premio ai nostri sforzi per salvaguardare le nostre bellezze e renderle accessibili a tutti. Gravina è fiera della sua identità millenaria e intende farla sempre più conoscere, amare e fruire a una platea internazionale".